Entrano i rumori e l’abbaiare di un cane – Pierluigi Cappello

 

Entrano i rumori e l’abbaiare di un cane
dalla finestra aperta; con una brezza che passa
sulle tue braccia nude, sulla fronte.
Se chiudi gli occhi la senti sulle palpebre
e sembra la mano di chi ti vuole bene
a passare e tutto il male del mondo va via
con gli occhi chiusi mentre passa la mano.
E sei tu e il tuo respiro dentro alla brezza
e stai fermo e ti fidi come una pace
appena nata.

Pierluigi Cappello

Cassacco, agosto 2017

da “Un prato in pendio”, Rizzoli, 2018

«Il cielo di pecorelle» – Marek Šindelka

Eugène Boudin, Nuages blancs, ciel blu, Honfleur, vers 1859

 

Il cielo di pecorelle
digrada verso occidente
frangiventi lungo il cammino
come mangiatoie
socchiudo gli occhi
e creano una linea nera
cose simili sono ovunque
nel bosco e nei campi
legno grigio
vecchi recinti strani
– perché sono qui?

la neve non rimane molto tempo
sulla micotica foglia incollata
cammino
per il bosco che marcisce
l’inverno si affievolisce
fa gelo solo di mattina
sul campo
è appeso il punto nero della fame del gheppio

è sera
il sole enorme basso tra gli alberi
osservo il latte raccogliersi sulla terra arata
– le zolle si rivestono di un esile velo
da qualche parte in quell’argilla
si accoccola una pelliccia calda
un topolino caldo
sente la morte alta su di sé
e io penso
a quanta bellezza l’essere umano sia in grado di sopportare

Marek Šindelka

(Traduzione di Antonio Parente)

dalla rivista “Poesia”, Anno XXIV, Aprile 2011, N. 259, Crocetti Editore

Un lume velenoso – Piero Bigongiari

E.O.Hoppé, Inga Arvad

 

Forse una stella, ma forse una lacrima,
assorta irradiando a una memoria
semispenta una luce dolorosa,
se riappari riappare o si dilegua.

Un lume velenoso che infittisce…
Dilatata dal buio la pupilla
ne beve anche le scorie, i coni d’ombra.
Ivi svolazza calmo il pipistrello
fiorentino, vi cade a terra un suono,
largito lacerato, di campane.
E io non so se è il cielo che calpesto
o se indico, indicando la luna, un argomento
spento, un trastullo…
                                        Sul mare di Amalfi
i fiori scendono al loro colore
come pensieri, un albero spoglio
è un polipo di sole sul pendio.

Ma tu che segui lieve la tua orbita,
tu siine la stessa indifferenza,
vibra calma i tuoi strali, fulmina la tua
tenebra nella mia.

Piero Bigongiari

marzo-aprile ’52

da “Rogo”, 1944-1952, in “Stato di cose”, “Lo Specchio” Mondadori, 1968

Per un bel giorno – Attilio Bertolucci

Claude Monet, Clifftop Walk at Pourville, 1882

 

Un cielo così puro
un vento così leggero
non so più dove sono
dove ero.

O gaggìa nuda,
bruna violetta
che nel calore fugace
appassisci in fretta.

Giorno che te ne vai
e non sai nulla di me e della violetta
che tanto amo
e del ramo nudo della gaggìa,
giorno, non andar via.

Attilio Bertolucci

da “Lettera da casa” (1951), in “Attilio Bertolucci, Opere”, “I Meridiani” Mondadori, 1997

Avvertenza al lettore – Nicanor Parra

Nicanor Parra

 

L’autore non risponde dei fastidi che possano arrecare i suoi scritti:
Sebbene gli costi
Il lettore dovrà considerarsi sempre soddisfatto.
Sabelius, che oltre che teologo fu un umorista consumato,
Dopo aver ridotto in polvere il dogma della Santissima Trinità
Rispose forse della sua eresia?
E se arrivò a risponderne, come lo fece!
In quale modo strampalato!
Basandosi su quale cumulo di contraddizioni!

Secondo i dottori della legge questo libro non si dovrebbe pubblicare:
La parola arcobaleno in esso non appare da nessuna parte,
Meno ancora la parola dolore,
La parola torquato.
Sedie e tavoli sì che figurano in abbondanza,
Feretri! Strumenti da scrivania!
Cosa che mi riempie di orgoglio
Perché, a mio modo di vedere, il cielo sta cadendo a pezzi.

I mortali che abbiano letto il Tractatus di Wittgenstein
Possono dirsi fortunati
Perché è un’opera difficile da rimediare:
Ma il Circolo di Vienna si è sciolto da anni,
I suoi membri si sono dispersi senza lasciare traccia
E io ho deciso di dichiarare guerra ai caballeros de la luna.

La mia poesia può perfettamente non portare da nessuna parte:
“Le risate in questo libro sono finte!” sosterranno i miei detrattori,
“Le lacrime, artificiali!”
“Invece di sospirare, in queste pagine si sbadiglia”
“Si trastulla come un lattante”
“L’autore si fa capire a starnuti.”
D’accordo: vi invito a bruciare le vostre navi,
Come i fenici aspiro a creare un mio proprio alfabeto.
“Perché infastidire il pubblico allora?”si domanderanno gli amici lettori:
“Se lo stesso autore è il primo a denigrare i suoi scritti,
Che ci si potrà aspettare da essi!”
Attenzione, io non denigro nulla
O, per meglio dire, io esalto il mio punto di vista,
Mi vanaglorio dei miei limiti,
Porto alle stelle la mia creatività.

Gli uccelli di Aristofane
Seppellivano nelle proprie teste
I cadaveri dei propri padri.
(Ogni uccello era un vero cimitero volante.)
A mio modo di vedere
È arrivata l’ora di modernizzare questa cerimonia
E io seppellisco la mia penna nella testa dei signori lettori!

Nicanor Parra

(Traduzione di Matteo Lefèvre)

da POESIE E ANTIPOESIE, 1954

da “L’ultimo spegne la luce”, Bompiani, 2019

∗∗∗

Advertencia al lector

El autor no responde de las molestias que puedan ocasionar sus escritos:
Aunque le pese
El lector tendrá que darse siempre por satisfecho.
Sabelius, que además de teólogo fue un humorista consumado,
Después de haber reducido a polvo el dogma de la Santísima Trinidad
¿Respondió acaso de su herejía?
Y si llegó a responder, ¡cómo lo hizo!
¡En qué forma descabellada!
¡Basándose en qué cúmulo de contradicciones!

Según los doctores de la ley este libro no debiera publicarse:
La palabra arcoíris no aparece en él en ninguna parte,
Menos aún la palabra dolor,
La palabra torcuato.
Sillas y mesas sí que figuran a granel,
¡Ataúdes!, ¡útiles de escritorio!
Lo que me llena de orgullo
Porque, a mi modo de ver, el cielo se está cayendo a pedazos.
Los mortales que hayan leído el Tractatus de Wittgenstein
Pueden darse con una piedra en el pecho
Porque es una obra difícil de conseguir:
Pero el Círculo de Viena se disolvió hace años,
Sus miembros se dispersaron sin dejar huella
Y yo he decidido declarar la guerra a los cavalieri della luna.

Mi poesía puede perfectamente no conducir a ninguna parte:
“¡Las risas de este libro son falsas!” argumentarán mis detractores,
“Sus lágrimas, ¡artificiales!”
“En vez de suspirar, en estas páginas se bosteza”
“Se patalea como un niño de pecho”
“El autor se da a entender a estornudos.”
Conforme: os invito a quemar vuestras naves,
Como los fenicios pretendo formarme mi propio alfabeto.
“¿A qué molestar al público entonces?” se preguntarán los amigos lectores:
“Si el propio autor empieza por desprestigiar sus escritos,
¡Qué podrá esperarse de ellos!”
Cuidado, yo no desprestigio nada
O, mejor dicho, yo exalto mi punto de vista,
Me vanaglorio de mis limitaciones,
Pongo por las nubes mis creaciones.

Los pájaros de Aristófanes
Enterraban en sus propias cabezas
Los cadáveres de sus padres.
(Cada pájaro era un verdadero cementerio volante.)
A mi modo de ver
Ha llegado la hora de modernizar esta ceremonia
¡Y yo entierro mis plumas en la cabeza de los señores lectores!

Nicanor Parra

da “Poemas y antipoemas”, Editorial Nascimento,​ 1954