La traccia – Alfonso Brezmes

Imogen Cunningham, The Unmade Bed, 1958, MoMa

Night after night you wander
the streets of my mind.
BOB DYLAN

Qualcuno cancella le impronte
dei tuoi passi leggeri nella notte,
ma al mio risveglio mi accorgo
che sei tornata nel vuoto che hai lasciato
– come un cane torna al suo riparo,
come l’assassino sul luogo del delitto –
perché il letto è disfatto
sulla sponda sinistra dei miei sogni.

Alfonso Brezmes

(Traduzione di Mirta Amanda Barbonetti)

da “La notte tatuata”, in “Quando non ci sono”, Einaudi, Torino, 2021

***

La pista

Night after night you wander
the streets of my mind.
BOB DYLAN

Alguien va borrando las huellas
de tus pasos suaves en la noche,
pero al despertarme descubro
que has vuelto al hueco que dejaste
– come un perro a su morada,
como el criminal al lugar del crimen –
porque están las sábanas deshechas
a la orilla izquierda de mis sueños.

Alfonso Brezmes

da “La noche tatuada”, Editorial Renacimiento, 2013

«E grave» – Paul Celan

Paul Celan e Gisèle Celan-Lestrange

       

                  E GRAVE,
e grave come il tuo,
ora da contare in anni,
esserci qui e con me.
 
E grave, o tu leggera, e grave.
 
E grave come l’essere
soppesato qui e fuori
nel secondo
buio.
 
Tre volte e altre tre volte
e sempre con te.
 
Grave e grave e grave.
 
E non mai con
cuore travestito.

Paul Celan

15-12-1960

(Traduzione di Michele Ranchetti e Jutta Leskien)

da “Conseguito silenzio”, Einaudi, Torino, 1998

In un manoscritto, con dedica alla moglie Gisele: «Scritto a Parigi, il 15 dicembre 1960. Trascritta a Montana, il 20 dicembre 1960, “sur le pont des années”, attendendoti, coi tuoi lillà bianchi. Paul». (Michele Ranchetti)

∗∗∗

«Und schwer»

               UND SCHWER,
und schwer wie dein
nun nach Jahren zu zählendes
Da- und Mit-mir-Sein.
 
Und schwer, du Leichte, und schwer.
 
Und schwer wie das Hierund
Hinaus-ins-zweite-
Dunkel-Gewogenwerden.
 
Dreimal und abermals dreimal
und immer mit dir.
 
Schwer und schwer und schwer.
 
Und niemals mit
verkleidetem Herzen.

Paul Celan

da “Die Gedichte aus dem Nachlaß”, Suhrkamp, Frankfurt am Main, 1997

Avverbi di luogo – Juan Vicente Piqueras

Juan Vicente Piqueras

 

Qui è dove io sono. Ovunque io sia
sono sempre qui dove mi vedi.
Questa casa, questi volti, queste cose
stancano, perché qui stanca.
Qui fa venire sete di andarsene, sete di lì.
Ma lì è il luogo dove non potrò mai essere,
dove io sono impossibile. Ovunque io vada,
il là dove arriverò diventerà qui
e starò già aspettando me stesso
con un mazzo di rose uguali in mano.

Là è il tuo qui.
Là sembra un grido perché è dove ti fa male.
Io voglio stare là, dove sei tu,
tu qui o, meglio, tutti e due lì, remoti, insieme
perché ciò che è vivo è ciò che è insieme.
Là c’è l’amore che non c’è qui.
Quelle cose toccate dalle tue mani,
quello che pensi, dici, taci, sogni,
quei luoghi dove sei senza di me,
quello desidero, di quello ho bisogno.
E l’essere tu là, il tuo alito interposto.

Laggiù è la salvezza, il miraggio
nato dalla sete di essere qui.
Laggiù sì che saremmo felici,
dove il tuo qui e il mio là sarebbero insieme,
avrebbero un lieto fine che non esiste.
Laggiù è la pioggia quella
che cade su questa landa assetata.
Laggiù è il paese di bengodi, l’El Dorado. Non ci sono parole
che possano dare l’idea di quel posto.

Le parole sono queste, mai quelle.

Io sono qui e tu là e laggiù noi quando.
Questo è pietra. Codesto è seta. Quello è mare.

Qui, focolare impossibile, intima assenza,
odiato domicilio, carcere dell’ogni giorno.

Là, calore del tu, la tua vita mia,
tesoro della tua isola, aria d’amore.

Lì, dove non siamo, piove sulla vita
che mai sarà nostra e ci attende.

Juan Vicente Piqueras 

(Traduzione di Roberta Buffi)

da “Ritorno”, in “Avverbi di luogo”, LietoColle, 2019

∗∗∗

Adverbios de lugar

Aquí es donde estoy yo. Esté donde esté
yo siempre estoy aquí donde me ves.
Esta casa, estas caras, estas cosas
cansan, porque aquí cansa.
Aquí hace sed de irse, sed de allí.
Pero allí es el lugar donde jamás podré estar,
donde yo soy imposible. Vaya adonde vaya,
allá donde yo llegue será aquí
y estaré ya esperándome a mí mismo
con un ramo de rosas iguales en la mano.

Ahí es tu aquí.
Ahí parece un grifo poique es donde tu duele.
Yo quiero estar ahí, donde estás tú,
tú aquí o, mejor, los dos allí, remotos, juntos
porque lo vivo es lo junto.
Ahí hay el amor que tío hay aquí.
Esas cosas tocadas por tus manos,
eso que piensas, dices, callas, sueñas,
esos lugares donde estás sin mí,
eso deseo, eso necesito.
Y ser ni ahí, tu aliento intercalado.

Allí es la salvación, el espejismo
nacido de la sal de estar aquí.
Allí sí que seríamos felices,
donde tu aquí y mi ahí estarían juntos,
cometían perdices que no existen.
Allí es la lluvia aquella
que cae sobre este páramo sediento.
Allí es Jauja, el Dorado. No hay palabras
que puedan dar idea de aquel sitio.

Las palabras son éstas, nunca aquéllas.

Yo estoy aquí y tú ahí y allá nosotros cuándo.
Esto es piedra. Eso es seda. Aquello es mar.

Aquí, hogar imposible, íntima ausencia,
odiado domicilio, cárcel del cada día.

Ahí,calor del tú, tu vida mía,
tesoro de tu isla, aire de amor.

Allí, donde no estamos, llueve sobre la vida
que nunca sera nuestra y nos aguarda.

Juan Vicente Piqueras 

da “Vuelta”, in “Adverbios de lugar”, Visor Libros, 2003

Tardi – Gottfried Benn

Foto di Ralph Gibson

I.

I vecchi alberi immensi
nei grandi parchi
e i giardini in fiore,
gli umidi grovigli –

dolce è l’autunno,
cuscini di erica
lungo l’autostrada,
tutto è brughiera
di Lüneburg, color lilla, sterile 1,
meditazioni che non portano a nulla,
erba introversa
che presto terrea s’accascia –
è questione di un mese –
nel mai fiorito.

Natura è questo.
E attraverso la city
fra luci amiche
viaggiano i furgoni della birra
come lettighe di fine festa, né qualcuno bada
a stati d’irritazione, sete e non placate seti –
ma cosa non si placa? Solo piccole cerchie!
Le grandi nuotano
nel superfluo.

II.

Cosí hanno fine gli sguardi, cosí tornano:
campi e laghi crescono dentro i tuoi giorni
e i primi canti
da un vecchio pianoforte.
Incontri dell’anima! Giovinezza!
Poi di tua mano
infedeltà, cecità, abbandoni –
gli sfondi delle felicità.

E amore!
«Io ti credo, avresti voluto restare con me,
ma non potevi,
ti assolvo da ogni colpa» –
sí, amore
difficile e multiforme,
per anni in cuor nostro
invocheremo l’un l’altro: «non dimenticare»,
finché uno dei due non muore –
cosí hanno fine le rose,
petalo dopo petalo.

III.

Ancora una volta essere come un tempo:
irresponsabili e non sapere la fine,
sentire la carne: sete, tenerezza, conquistare, perdere,
arrivar dentro, in quell’altro – in che cosa?

La sera, lí fermi, guardare in gola alla notte,
che si restringe, ma al fondo ci sono dei fiori,
il profumo sale, esile, tremante,
dietro, s’intende, c’è la decomposizione,
allora si fa buio e tu di nuovo sai cosa ti spetta,
getti la tua moneta e te ne vai –

quante menzogne hai amato,
quante parole hai creduto,
che venivano solo da un curvarsi di labbra,
e il tuo stesso cuore
cosí mutevole, senza fondo e preda dell’attimo –
quante menzogne hai amato,
quante labbra hai cercato
(«togliti il rossetto dalla bocca,
dammela pallida»)

e sempre piú domande –

IV.

Little old lady
in a big red room
little old lady –
canticchia Marion Davies 2
mentre Hearst, il suo amico da trent’anni,
in una pesante bara di rame, con una potente scorta
e seguito da ventidue limousines,
arriva davanti al mausoleo di marmo,
ronzano le telecamere.

Little old lady, grande stanza rossa,
rosso henné, blando rosso gladiolo, rosso imperatore (cocciniglia)
camera da letto nel castello di Santa Monica
à la Pompadour –

Louella! chiama lei, la radio!
I blues, il jitterbug – zigzag 3!
La borghesia nell’area atlantica:
ragazze da marito e sesso obliterato,
palazzi sulle baie, coltri di piuma sui soffici letti,
il mondo lo dividono in monde e demimonde 4
io ero sempre il secondo –

Louella, il mio cocktail – molto alcolico!
Cosa significhi tutto ciò –
umiliazioni, lotte per salire, soffrire come un cane –
i tratti, brutti tratti, che la bara di rame ora annulla,
li invase una luce, quando mi vide,
anche i ricchi amano, tremano, conoscono la dannazione.

Molto alcolico – il bicchiere accanto al telefono d’argento,
ora resterà muto in quell’ora
che solo noi due sapevamo –
dalla cornetta venivano buffi detti,
«la vita si decide ai tavoli della prima colazione,
sulla spiaggia in bathdress piove granito,
l’inatteso di solito avviene,
lo sperato non si verifica mai» –
queste erano le sue stories.

Basta, fine della passeggiata! Ancora solo qualche lastra di pietra,
su quella davanti il vetro,
molto alcolico, tintinnio, ultima rapsodia –
little old lady,
in a big red room –

V.

Senti – ma sappi che millenni sentirono –
mari e creature e stelle senza testa
lo ricacciano ora come un tempo –

pensa – ma sappi che anche i piú illustri
seguono la propria scia, la propria rotta,
sono soltanto il giallo del ranuncolo,
anche altri colori sono in gioco –

sappi e sopporta l’ora, questa,
nessuna è come questa e come lei è ognuna,
angeli, uomini e cherubini,
esseri con gli occhi chiari o le ali nere,
e nessuno fu tuo –
tuo mai nessuno.

VI.

Non vedi come alcuni tengon duro,
come molti volgono le spalle,
strane figure, alte e sottili,
e tutti vanno alla volta dei ponti.

Giú coi bastoni, fermi gli orologi,
alle cifre non serve avere luce,
schiere fuggenti, figure nere 5,
piangono tutti – forse non lo vedi?

Gottfried Benn

Inizio settembre 1951.

(Traduzione di Anna Maria Carpi)

da “Frammenti e distillazioni”, Einaudi, Torino, 2004

Uno dei due dattiloscritti originali porta la nota: «In memoria di Oberneuland, 1-3 settembre 1951». Benn aveva trascorso due giorni a Brema-Oberneuland, nella casa di Oelze. Nell’edizione di Destillationen del 1953 non figura la parte IV. Dopo le visioni naturali della strofa 1 si passa a una fuggevole impressione di metropoli nelle luci della sera, poi nelle strofe 2 e 3 a una spietata riflessione sui propri amori in registro colloquiale. La strofa 4 commenta in stile di reportage la fine di un amore fra due celebrità ed è in effetti un corpo estraneo. La poesia si riaddensa, tornando sintomaticamente a verso e rima, nelle strofe 5 e 6. I ponti parrebbero suggerire un transito, uno sbocco, o, al contrario, la triste via dell’Ade. Il senso delle luttuose figure nere della strofa 6 non è chiaro.
1 La brughiera di Lüneburg, attraversata sulla via di Brema, è famosa per la sua intatta bellezza e la fioritura autunnale dell’erica.
2 Famosa attrice hollywoodiana (1897-1961), anche autrice di libri. Amante di W. R. Hearst (1863-1951), il grande magnate della stampa americana che ispirò a O. Welles il personaggio di Citizen Kane nell’omonimo film (Quarto potere, 1941), film che in Europa arrivò solo nel dopoguerra. I due vissero fino alla morte di lui in uno sfarzoso castello a Santa Monica in California.
Il jitterburg era un ballo acrobatico americano, in voga nel 1940 e importato in Europa dopo la guerra.
Il francese demimonde intende piccola gente equivoca: una civetteria di Benn che equivoco non era, ma rimpiangeva di avere sempre avuto un fisico da sottufficiale.
«Schwindenden» è da leggersi come «schwindende». (Anna Maria Carpi)

∗∗∗

Spät

I.

Die alten schweren Bäume
in großen Parks
und die Blumengärten,
die feucht verwirrten –

herbstliche Süße,
Polster von Erika
die Autobahn entlang,
alles ist Lüneburger
Heide, lila und unfruchtbar,
Versonnenheiten, die zu nichts führen,
in sich gekehrtes Kraut,
das bald hinabbräunt
– Frage eines Monats –
ins Nieerblühte.

Dies die Natur.
Und durch die City
in freundlichem Licht
fahren die Bierwagen
Ausklangssäfte, auch Unbersorgnis
vor Reizzuständen, Durst und Ungestilltem –
was stillt sich nicht? Nur kleine Kreise!
Die großen schwelgen
in Übermaßen.

II.

So enden die Blicke, die Blicke zurück:
Felder und Seen eingewachsen in deine Tage
und die ersten Lieder
aus einem alten Klavier.
Begegnungen der Seele! Jugend!
Dann selbst gestaltet
Treubruch, Verfehlen, Verfall –
die Hintergründe der Glücke.

Und Liebe!
«Ich glaube dir, daß du gerne bei mir geblieben wärest,
aber es nicht konntest,
ich spreche dich frei von jeder Schuld» –
ja, Liebe
schwer und vielgestalt,
jahrelang verborgen
werden wir einander zurufen: «nicht vergessen»,
bis einer tot ist – 
so enden die Rosen,
Blatt um Blatt.

III.

Noch einmal so sein wie früher:
unverantwortlich und nicht das Ende wissen,
das Fleisch fühlen: Durst, Zärtlichkeit, Erobern, Verlieren,
hinüberlangen in jenes andere – in was?

Abends dasitzen, in den Schlund der Nacht sehn,
er verengert sich, aber am Grund sind Blumen,
es duftet herauf, kurz und zitternd,
dahinter natürlich die Verwesung,
dann ist es ganz dunkel und du weißt wieder dein Teil,
wirfst dein Geld hin und gehst –

so viel Lügen geliebt,
so viel Worten geglaubt,
die nur aus der Wölbung der Lippen kamen,
und dein eigenes Herz
so wandelbar, bodenlos und augenblicklich –
so viel Lügen geliebt,
so viel Lippen gesucht
(«nimm das Rouge von deinem Munde,
gib ihn mir blaß»)

und der Fragen immer mehr –

IV.

Little old lady
in a big red room
little old lady –
summt Marion Davies,
während Hearst, ihr Freund seit dreißig Jahren,
in schwerem Kupfersarg unter dem Schutz einer starken Eskorte
und gefolgt von zweiundzwanzig Limousinen
vor dem Marmormausoleum eintrifft,
leise surren die Fersehkameras.
Little old lady, großer roter Raum,
hennarot, sanft gladiolenrot, kaiserrot (Purpurschnecke).
Schlafzimmer in Santa Monica Schloß
à la Pompadour –

Louella, ruft sie, Radio!
Die Blues, Jitterbur – Zichzack!
Das Bürgertum im atlantischen Raum:
heiratsfähige Töchter und oblitierter Sexus,
Palazzos an den Bays, Daunendecken auf den Pfühlen,
die Welt teilen sie ein in Monde und Demimonde –
ich war immer letzteres –

Louella, meine Mischung – hochprozentig!
Was soll das alles –
gedemütigt, hochgekämpft, hündisch gelitten –
die Züge, häßliche Züge, mit denen jetzt der Kupfersarg Schluß macht,
überrann ein Licht, wenn er mich sah,
auch Reiche lieben, zittern, kennen die Verdamnis.

Hochprozentig – das Glas an den Silberapparat,
er wird nun stumm sein zu jener Stunde,
die nur wir beide wußten –
drollige Sprüche kamen aus der Muschel,
«in Fruhstücksstuben entscheidet sich das Leben,
am Strand im Bathdress hagelt es Granit,
das Unerwartete pflegt einzutreten,
das Erhoffte geschiet nie» –
das waren seine Stories.

Schluß mit der Promenade! Nur noch einige Stenfliesen,
auf die vorderste das Glas,
hochprozentig, Klirren, letzte Rhapsodie –
little old lady,
in a big red room –

V.

Fühle – doch wisse, Jahrtausende fühlten –
Meer und Getier und die kopflosen Sterne
ringen es nieder heute wie einst –

denke – doch wisse, die Allererlauchtesten
treiben in ihrem eigenen Kiel,
sind nur das Gelb einer Butterblume,
auch andere Farben spielen ihr Spiel –

wisse das alles und trage die Stunde,
keine wie diese, jede wie sie,
Menschen und Engel und Cherubime,
Schwarzgeflügeltes, Hellgeäugtes,
keines war deines –
deines nie.

VI.

Siehst du es nicht, wie einige halten,
viele wenden den Rücken zu,
seltsame hohe schmale Gestalten,
alle wandern den Brücken zu.

Senken die Stecken, halten die Uhren
an, die Ziffern brauchen kein Licht,
schwindenden Scharen, schwarze Figuren,
alle weinen – siehst du es nicht?

Gottfried Benn

da “Fragmente e Destillationen”, in “Sämtliche Werke”, J. G. Cotta’sche Buchhandlung Nachfolger G.m.b.H., Stuttgart, 1986

Agorafilia – Henrik Nordbrandt

Foto di Antonio Mora

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Tu sei il mio amore e la mia disperazione.
Tu sei la mia follia e la mia saggezza.
E sei tutti i luoghi in cui non sono stato

e che mi chiamano da tutti gli angoli del mondo.
Tu sei queste sei righe
cui devo limitarmi per non gridare.

Henrik Nordbrandt

(Traduzione di Bruno Berni)

da “Ode alla piovra e altre poesie d’amore”, in “Il nostro amore è come Bisanzio”, Donzelli Poesia, 2000

∗∗∗

Agoraphilia

Du er min kærlighed og min fortvivlelse.
Du er mit vanvid og min indsigt.
Og du er alle stederne, hvor jeg ikke har været

og som kalder på mig fra alle verdenshjørner.
Du er disse seks linier
som jeg må begrænse mig til for ikke at skrige.

Henrik Nordbrandt

da “Ode til blæksprutten og andre kærlighedsdigte”, Copenhagen, Gyldendal, 1975