Se – Daria Menicanti

Constant Puyo, Im Schilf, 1903

 

Con l’ultimo giardino la strada
s’insabbia, s’impaluda in un’orchestra
di rane. Steso, chiaro
mi arriva lo stagno con bruschi
cespugli, con piante leggere.
C’è un’aria di abbandono e di rivalsa
intorno alle paludi: se ne vive
ciascuno della vita e della morte
dell’altro: e questo bel verde innocente
della felce ricciuta si fa –
come il resto – da un lungo cimitero.
E qui ritrovo quel mio divenire
infinito con tutta l’altra terra
e la saggezza ironica: sapere
d’essere sostituibile sempre.
– Se questo, dico all’improvviso, questo
fosse il mio ultimo giorno –
E subito di tutto m’innamoro
tanto ogni cosa mi risembra bella
nella sua fuga, ogni spiro, ogni insetto.
E quel tuo viso stesso
– che ieri non riuscivo più a vedere –
ecco ridiventarmi fiore e festa.
O vita, o cara mia felicità.
Mi sento nuovamente buia e calda
come una linfa di pianta nel sole,
come una cosa amata.

Daria Menicanti

da “Poesie per un passante”, “Lo Specchio” Mondadori, 1978

«Non ti ho mai amata tanto» – Bertold Brecht

Foto di Anja Bührer

 

Non ti ho mai amata tanto, ma sœur,
come quando ti ho lasciata in quel tramonto.
Il bosco m’inghiottí, il bosco azzurro, ma sœur,  
sopra stavano sempre le pallide costellazioni dell’Occidente.

Non risi neppure un poco, per niente, ma sœur,
io che per gioco andavo incontro a oscuro destino –
mentre i volti dietro di me lentamente
sbiadivano nella sera del bosco azzurro.

Tutto era bello in questa sera unica, ma sœur,
non fu mai piú cosí dopo né prima –
certo: ora mi restavano solo i grandi uccelli
che a sera, nel cielo oscuro, hanno fame.

Bertold Brecht

1920

(Traduzione di Roberto Fertonani)

[Poesie inedite e sparse 1913-1933]

da “Bertold Brecht, Poesie”, Einaudi, 1992

∗∗∗

«Ich habe dich nie je so geliebt»

Ich habe dich nie je so geliebt, ma sœur
Als wie ich fortging von dir in jenem Abendrot.
Der Wald schluckte mich, der blaue Wald, ma sœur
Über dem immer schon die bleichen Gestirne im Westen standen.

Ich lachte kein klein wenig, gar nicht, ma sœur,
Der ich spielend dunklem Schicksal entgegenging –
Während schon die Gesichter hinter mir
Langsam im Abend des blauen Walds verblaßten.

Alles war schön an diesem einzigen Abend, masœur,
Nachher nie wieder und nie zuvor –
Freilich: mir blieben nur mehr die großen Vögel
Die abends im dunklen Himmel Hunger haben.

Bertolt Brecht

da “Liebesgedichte”, Insel Verlag, Frankfurt, 1976

Piccole donne – Valerio Magrelli

Michael Taylor, Girl with Lilac, 1979

L’età della tagliola
Su una fotografia di Milena Barberis

Per prima cosa ho visto tre ragazze,
dopo ho intuito che era una soltanto
moltiplicata.
Finché ho capito che ogni ragazza
ne contiene altre due,
fiore con tre corolle, equazione a tre incognite.
Avere quell’età, significa sostare innanzi a un bivio:
da un lato sta il passato appena prossimo,
dall’altro un futuro duale – scelta,
biforcazione, sesso, forbice.
Chi cresce, chi adolesce, si divide
e per andare avanti deve amputarsi
come fa la volpe, che stacca la sua zampa
presa nella tagliola.

Fine come un capello,
si vede solamente controluce,
a malapena, ma si vede (si vede?),
la cicatrice che una sua compagna
tracciò sopra la guancia di mia figlia.

La seguo di continuo col mio sguardo,
la cerco, nella speranza di non trovarla,
la trovo, col rimpianto d’averla cercata,
ma è piú forte di me, è la stessa forza
insopprimibile della gelosia, forza dell’organismo

che nutre il suo male: conoscere. Che sarà mai!, mi dico,
e intanto frugo avidamente per rintracciarne
la curva, segno e solco irreversibile.
Perché la guardo? Solo per ripetermi che il Tempo
lí è trascorso, affidando il saluto ad un’unghiata.

Per una ventenne

Ragazza con i tacchi
altissimi, se oscilli
(a spillo) oscillo anch’io
mia spiga, figlia.

Per Alpha [Manetas]

Apriti il mondo intorno
Assumi la curvatura della polena
Anticipa il vento che arriva
Arriva anche tu dal futuro
A costo di fendere il ghiaccio
Attorno alla tua vita
Anima della prua
Anima-schiuma

Che cosa non si può fare dormendo
(da Il mondo spiegato alle bambine)

Allacciarsi le scarpe,
pattinare e pettinarsi,
rubare, correggere un compito,
giocare,
fare il bagno,
baciarsi.

La curva

Nella curva, la stessa, in montagna,
scendendo dalla macchina,
mia figlia, piccolina,
vomitava, per strada, tutti gli anni.

Ormai la conoscevo:
come al nostro santuario, ci fermavamo
per consolarne i pianti, pulirla e passeggiare
lungo il tornante dell’alba.

Altre vacanze, noi vecchi, lei cresciuta,
ma quella sosta mi rimane in mente,
cruna della nostra famiglia
nella fuga in Egitto.

Ogni famiglia è in fuga,
solo l’Egitto cambia.

Mi lavo i denti in bagno.
Ho un bagno.
Ho i denti.
Ho una figlia che canta
di là dalla parete.
Ho una figlia che ha voglia di cantare
e canta.
Può bastare.

Valerio Magrelli

da “Il sangue amaro”, Einaudi, Torino, 2014

In ogni ora – Gottfried Benn

 

 

In ogni ora,
in ogni parola
continua sanguina
la ferita della creazione,

mutando la terra
e stillando il miele
al cuore del divenire
e in sé ritorna.

Diede ali a tutto
ciò che Dio creò,
agli Sciti le staffe,
all’unno lo zoccolo —

solo non far domande
e non voler capire;
è chi non si ferma
che regge il cielo,

solo quest’ora,
la sua luce di saga,
e poi la ferita,
di più non c’è.

I campi sbiancano,
il pastore chiama,
e questo è il segno:
bevi, dissetati,

lo sguardo nell’azzurro,
una vista lontana:
questa è la fedeltà,
di più non c’è,

fedeltà ai regni
che sono tutto,
fedeltà al segno
anche se passa,

uno scambio, una danza,
una luce di saga,
un silenzio che inebria,
di più non c’è.

Gottfried Benn

(Traduzione di Anna Maria Carpi)

da “Flutto ebbro”, Guanda, Parma, 1989

∗∗∗

Durch jede Stunde

Durch jede Stunde,
durch jedes Wort
blutet die Wunde
der Schöpfung fort,

verwandelnd Erde
und tropft den Seim
ans Herz dem Werde
und kehret heim.

Gab allem Flügel,
was Gott erschuf,
den Skythen die Bügel
dem Hunnen den Huf —

nur nicht fragen
nur nicht verstehn;
den Himmel tragen,
die Weitergehn,

nur diese Stunde
ihr Sagenlicht
und dann die Wunde,
mehr gibt es nicht.

Die Äcker bleichen,
der Hirte rief,
das ist das Zeichen:
tränke dich tief,

den Blick in Bläue,
ein Ferngesicht:
das ist die Treue,
mehr gibt es nicht,

Treue den Reichen,
die alles sind,
Treue dem Zeichen,
wie schnell es rinnt,

ein Tausch, ein Reigen,
ein Sagenlicht,
ein Rausch aus Schweigen,
mehr gibt es nicht.

Gottfried Benn

da “Trunkene Flut”Wiesbaden: Limes Verlag1949

Io ascolterò – Franco Buffoni

Dirk Wüstenhagen

 

Ed io calva di premure, stremata nell’attesa
Temevo di lasciarti in primavera
Tra le colline cave,
Mentre l’allodola fa un altro giro
Per lasciarci in pace.
Ma tu guizza, guizza fin che puoi…
Là in fondo il Ticino azzurro si distende,
Pigro animale vorace dai famelici ami.
Io ascolterò quando ai rododendri
Dovrai spiegare, e al tiglio
Che sei rimasto solo.

Franco Buffoni

da “Jucci”, “Lo Specchio” Mondadori, 2014