Se – Daria Menicanti

Constant Puyo, Im Schilf, 1903

 

Con l’ultimo giardino la strada
s’insabbia, s’impaluda in un’orchestra
di rane. Steso, chiaro
mi arriva lo stagno con bruschi
cespugli, con piante leggere.
C’è un’aria di abbandono e di rivalsa
intorno alle paludi: se ne vive
ciascuno della vita e della morte
dell’altro: e questo bel verde innocente
della felce ricciuta si fa –
come il resto – da un lungo cimitero.
E qui ritrovo quel mio divenire
infinito con tutta l’altra terra
e la saggezza ironica: sapere
d’essere sostituibile sempre.
– Se questo, dico all’improvviso, questo
fosse il mio ultimo giorno –
E subito di tutto m’innamoro
tanto ogni cosa mi risembra bella
nella sua fuga, ogni spiro, ogni insetto.
E quel tuo viso stesso
– che ieri non riuscivo più a vedere –
ecco ridiventarmi fiore e festa.
O vita, o cara mia felicità.
Mi sento nuovamente buia e calda
come una linfa di pianta nel sole,
come una cosa amata.

Daria Menicanti

da “Poesie per un passante”, “Lo Specchio” Mondadori, 1978

Di te resta – Daria Menicanti

John Mills in “The Vicious Circle”, 1957

a G. P.

Di te resta sospeso nelle stanze
un leggero sospiro di tabacco
francese,
l’eco delle tante imprese
col Pensiero per balze rarefatte.
Resta di te l’alone romanzesco
degli amori di vecchio Don Giovanni
tenero e stanco, quasi senza impegno
ghermitore di soffici colombe.

Daria Menicanti

aprile 1964

da “Canzoniere per Giulio”, Manni Editori, 2004