Gli uomini che si voltano – Eugenio Montale

Foto di Nina Ai-Artyan

 

Probabilmente
non sei più chi sei stata
ed è giusto che così sia.
Ha raschiato a dovere la carta a vetro
e su noi ogni linea si assottiglia.
Pure qualcosa fu scritto
sui fogli della nostra vita.
Metterli controluce è ingigantire quel segno,
formare un geroglifico più grande del diadema
che ti abbagliava.
Non apparirai più dal portello
dell’aliscafo o da fondali d’alghe,
sommozzatrice di fangose rapide
per dare un senso al nulla. Scenderai
sulle scale automatiche dei templi di Mercurio
tra cadaveri in maschera,
tu la sola vivente,
e non mi chiederai
se fu inganno, fu scelta, fu comunicazione
e chi di noi fosse il centro
a cui si tira con l’arco dal baraccone.
Non me lo chiedo neanch’io. Sono colui
che ha veduto un istante e tanto basta
a chi cammina incolonnato come ora
avviene a noi se siamo ancora in vita
o era un inganno crederlo. Si slitta.

Eugenio Montale

1969

da “Satura”, “Lo Specchio” Mondadori, 1971

«Prima del triste e difficile addio» – Nina Nikolaevna Berberova

Portrait of Mary Pickford by Hartsook Photo, S.F. – L.A, 1918

P. P. M.

Prima del triste e difficile addio
non dire che non ci sarà altro incontro.
Ho il dono segreto e strano
di farmi da te ricordare.

In un altro paese, nell’esilio lontano
un tempo, quando verrà il tempo,
ti ripeterò con un’unica allusione,
un verso, un moto della penna.

E tu leggi come il pensiero mi ha ridato
e le tue parole di un tempo e l’ombra,
guarda di lontano come ho trasfigurati
questo giorno o quello appena trascorso.

Quale altro incontro vuoi per noi?
Con un unico verso ti restituisco
i tuoi passi, inchini, sguardi, parole –
di più da te non mi è dato.

Nina Nikolaevna Berberova

Berlino, 1923

(Traduzione di Maurizia Calusio)

da “Antologia Personale. Poesie 1921-1933”, Passigli Poesia, 2004

***

П. П. М.

Перед разлукой горестной и трудной
Не говори, что встрече не бывать
Есть у меня таинствеиный и чудный
Дар о себе тебе напоминать.

В чужом краю, в изгнании далеком,
Когда-нибудь, когда придет пора,
Я повторю тебя одним намеком,
Одним стихом, движением пера.

А ты прочти, как мысль мне возвратила
И прежние слова твои, и тень,
Узнай вдали, как я преобразила
Сегодняшний или вчерашний день.

Какой еще для нас ты хочешь встречи?
Я отдаю тебе одной строкой
Твои шаги, поклоны, взгляды, речи –
А большего мне не дано тобой.

Нина Николаевна Берберова

Берлин, 1923

da “Стихи, 1921-1983”, New York: Russica Publishers, 1984

I fiori vengono in dono… – Amelia Rosselli

Herbert James Draper, Pot Pourri, 1897

 

I fiori vengono in dono e poi si dilatano
una sorveglianza acuta li silenzia
non stancarsi mai dei doni.

Il mondo è un dente strappato
non chiedetemi perché
io oggi abbia tanti anni
la pioggia è sterile.

Puntando ai semi distrutti
eri l’unione appassita che cercavo
rubare il cuore d’un altro per poi servirsene.

La speranza è un danno forse definitivo
le monete risuonano crude nel marmo
della mano.

Convincevo il mostro ad appartarsi
nelle stanze pulite d’un albergo immaginario
v’erano nei boschi piccole vipere imbalsamate.

Mi truccai a prete della poesia
ma ero morta alla vita
le viscere che si perdono
in un tafferuglio
ne muori spazzato via dalla scienza.

Il mondo è sottile e piano:
pochi elefanti vi girano, ottusi.

Amelia Rosselli

da “Documento” (1966-1973), in “Amelia Rosselli, Le poesie”, Garzanti, 1977

Teatro antico – Ghiannis Ritsos

Ghiannis Ritsos

Quando, verso mezzogiorno, si trovò al centro del teatro antico,
lui, giovane greco, privo di sospetto, ma bello quanto loro,
lanciò un grido (non di ammirazione; non provava affatto
ammirazione o se anche la provava
non l’avrebbe certo manifestata), un semplice grido
forse per la gioia incontenibile della sua giovinezza
o per saggiare la sonorità del luogo. Di fronte,
al di sopra delle rocce verticali, l’eco rispose –
l’eco greca che non imita né ripete
ma continua semplicemente a un’altezza smisurata
l’eterno grido di evviva del ditirambo.

Ghiannis Ritsos

(Traduzione di Nicola Crocetti)

da Testimonianze, Prima serie, 1963

da “Testimonianze”, Crocetti Editore, 2022

∗∗∗

Ἀρχαῖο θέατρο

Ὅταν, ϰατ τό μεσημέρι, βρέθηϰε στό ϰέντρῦ τόῦ ἀρχαυίου θεάτρου,
νέος Ἕλληνας αὐτός, ἀνύποπτος, ὡστοσο ὡραῖος ὅπως ἐϰεῖνοι,
ἔβαλε μι ϰραυγή (ὅχι θαυμασμοῦ· τό θαυμασμό
δέν τόν ἔνιωσε διόλου, ϰι ἂν τόν ἔνιωθε
σίγουρα δέ θ τόν ἑϰδήλωνε), μι ἁπλή ϰραυγή
ἴσως ἀπ’ τήν ἀδάμαστη χαρ τῆς νεότηςτἀς του
ἢ γι ν δοϰιμάσει τήν ἡχητιϰή τοῦ χώρου. Ἀπέναντι,
πάνω ἀπ’ τ ϰάθετοι βουνά, ἡ ἠχώ ἀποϰρίθηϰε–
ἡ ἑλληνιϰή ἠχώ πού δέ μιμεῖται οὔτε ἐπαναλαμβάνει
μ συνεχίζει ἁπλῶς σ’ ἕνα ὕψος ἂπροσμέτρητο
τήν αἰώνια ἰαχή τοῦ διθυράμβυ.

Γιάννης Ρίτσος

da “Μαρτυρίες”, Σειρά πρώτη, 1963 

Pioggia – Roberto Bolaño

Willy Ronis, Place Vendôme sous la pluie, Paris, 1947

 

Piove e tu dici è come se le nuvole
piangessero. Poi ti copri la bocca e affretti
il passo. È come se quelle nuvole scarne piangessero?
Impossibile. Ma allora, da dove viene questa rabbia,
questa disperazione che ci porterà tutti all’inferno?
La Natura nasconde alcuni suoi procedimenti
nel Mistero, suo fratellastro. Così questa sera
che ritieni simile a una sera della fine del mondo
prima di quanto credi ti sembrerà soltanto
una sera malinconica, una sera di solitudine persa
nella memoria: lo specchio della Natura. Oppure
la dimenticherai. Né la pioggia, né il pianto, né i tuoi passi
che risuonano sulla strada della scogliera hanno importanza.
Ora puoi piangere e lasciare che la tua immagine si diluisca
sul parabrezza delle auto parcheggiate lungo
il Paseo Marítimo. Ma non puoi perderti.

Roberto Bolaño

(Traduzione di Ilide Carmignani)

da “I cani romantici”, Edizioni SUR, 2018

∗∗∗

Lluvia

Llueve y tú dices es como si las nubes
lloraran. Luego te cubres la boca y apresuras
el paso. ¿Como si esas nubes escuálidas lloraran?
Imposible. Pero entonces, ¿de dónde esa rabia,
esa desesperación que nos ha de llevar a todos al diablo?
La Naturaleza oculta algunos de sus procedimientos
en el Misterio, su hermanastro. Así esta tarde
que consideras similar a una tarde del fin del mundo
más pronto de lo que crees te parecerá tan sólo
una tarde melancólica, una tarde de soledad perdida
en la memoria: el espejo de la Naturaleza. O bien
la olvidarás. Ni la lluvia, ni el llanto, ni tus pasos
que resuenan en el camino del acantilado importan.
Ahora puedes llorar y dejar que tu imagen se diluya
en los parabrisas de los coches estacionados a lo largo
del Paseo Marítimo. Pero no puedes perderte.

Roberto Bolaño

da “Los perros románticos”, Barcelona, Acantilado, 2006