Cima – Gabriela Mistral

Joseph Mallord Turner, Sunset, 1835

 

L’ora del tramonto, l’ora che riversa
il suo sangue sulle montagne.

Qualcuno in quest’ora sta soffrendo;
piena d’angoscia, una donna sta perdendo
in questo crepuscolo il solo petto
a cui s’abbandonava.

C’è qualche cuore nel quale annega
la sera quella cima insanguinata.

La valle riposa già nell’ombra
e si colma di sereno.
Ma dal profondo guarda
accendersi di rosso la montagna.

Sempre, in quest’ora, intono
la mia immutabile canzone di dolore.
Sarò io forse che inondo
la cima di scarlatto?

Poggio la mano sul cuore, e sento
che gronda il mio costato.

Gabriela Mistral

(Traduzione di Dante Maffia)

dalla rivista “Poesia”, Anno IX, Novembre 1996, N. 100, Crocetti Editore

***

Cima

La hora de la tarde, la que pone
su sangre en las montañas.

Alguien en esta hora está sufriendo;
una pierde, angustiada,
en este atardecer el solo pecho
contra el cual estrechaba.

Hay algún corazón en donde moja
la tarde aquella cima ensangrentada.

El valle ya está en sombra
y se llena de calma.
Pero mira de lo hondo que se enciende
de rojez la montaña.

Yo me pongo a cantar siempre a esta hora
mi invariable canción atribulada.

¿Será yo la que baño
la cumbre de escarlata?

Llevo a mi corazón la mano, y siento
que mi costado mana.

Gabriela Mistral

1922

da “Poesía y prosa”, Fundacion Biblioteca Ayacuch, 1993

Ars poetica – Blaga Dimitrova

Foto di Gabrielle Duplantier

 

Ogni tua poesia
crea come fosse l’ultima.
In questo secolo in volo
supersonico e saturo di stronzio,
carico di terrorismo,
sempre più improvvisa arriva la morte.
Ogni tua parola invia
come l’ultima prima della fucilazione,
un grido impresso nel muro della prigione.
Non hai diritto ad una menzogna,
neanche fosse un piccolo bel gioco.
Semplicemente non avrai il tempo
di correggere da solo il tuo errore.
Laconicamente e senza pietà
ogni tua poesia scrivi col sangue
come fosse un addio.

Blaga Dimitrova

1966

(Traduzione di Valeria Salvini)

da “Segnali (Poesie scelte 1937-1999)”, Fondazione Piazzolla, Roma, 2000 

∗∗∗

Ars poetica

всяко свое стихотворение
ти създавай като последно.
В този век. наситен със стронций,
зареден с тероризъм,
литнал с ултразвукова скорост,
все по внезапно идва смъртта.
Всяка своя дума изпращай
както сетно писмо пред разстрел,
врязан зов в зида на затвор.
Нямаш право ти на лъжа,
даже на малка игра красива.
Няма просто време да имаш
свойта грешка сам да изправиш.
Лаконично и безпощадно
всяко свое стихотворение
с кръв написвай като прощално.

Блага Николова Димитрова

da “Обратно време: стихове”, Български писател, 1966

Farfalla – Nelly Sachs

Foto di Anastasia Laktina

 

Un altro mondo
è dipinto nella tua polvere.
Attraverso il nucleo infuocato della terra
attraverso il suo involucro petroso
sei stata offerta,
trama d’addio nella misura del finito.

Farfalla,
buona notte di tutte le creature!
I pesi della vita e della morte
si calano con le tue ali
sulla rosa 
che sfiorisce col maturo rientrare della luce.

Un altro mondo
è dipinto nella tua polvere.
Un segno regale
nel mistero dell’aria.

Nelly Sachs

(Traduzione di Ida Porena)

da “Le stelle si oscurano”, in “Al di là della polvere”, Einaudi, Torino, 1966

∗∗∗

Schmetterling

Welch schönes Jenseits
ist in deinen Staub gemalt.
Durch den Flammenkem der Erde,
durch ihre steinerne Schale
wurdest du gereicht,
Abschiedswebe in der Vergänglichkeiten Maß.

Schmetterling
aller Wesen gute Nacht!
Die Gewichte von Leben und Tod
senken sich mit deinen Flügeln
auf die Rose nieder
die mit dem heimwärts reifenden Licht welkt.

Welch schönes Jenseits
ist in deinen Staub gemalt.
Welch Königszeichen
im Geheimnis der Luft.

Nelly Sachs

da “Sternverdunkelung: Gedichte”, Frankfurt am Main: Suhrkamp, 1949

«Le cose non dimenticano» – Roberto Carifi

Bill Brandt, Nude, Campden Hill, London, 1947

 

Le cose non dimenticano,
hanno troppa memoria.
Si rammenta di noi questa finestra
che un tempo, chiusa, proteggeva
i nostri corpi, lasciava passare
uno spiraglio che ti baciava il viso.
Chi sa se vedeva la minaccia,
chi sa se piange la finestra!
Ma noi duriamo, nelle cose.
E parlano, ragionano di noi,
specialmente se si accende un lume
e lo porta una mano misteriosa.
Chi sa se piangono le cose,
se questo freddo è la loro nostalgia.
Ricordi, stanza, come l’aspettavamo?
E tu, quaderno consumato, e voi,
finestra, porta, sedia con le sue forme,
terrazzo che mi somigli, cosí sospeso,
avete atteso invano il suo ritorno?

Roberto Carifi

da “Nel ferro dei balocchi”, Poesie 1983-2000, Crocetti Editore, 2008

Il lume spento – Ghiannis Ritsos

Ghiannis Ritsos

 

Vorrei – dice – lasciare a ciascuno di voi questo sguardo
di quieta ammirazione di fronte al tramonto. Vorrei anche
lasciarvi il triste ascolto
della voce desolata del pescivendolo nei mattini di luglio
e il ronzìo di un’ape dentro una rosa
e l’“ah” senza suono di una farfalla bianca di fianco al fiore viola.
Ma soprattutto vorrei lasciarvi il modo
in cui i colori mutano verso il rosa e l’argento
quando la porta si chiude e cade la penombra nelle stanze
e intanto gli specchi conservano intatta
l’immagine del mare, perciò si azzurrano le lenzuola
sul grande letto matrimoniale dei morti. Vorrei, però
in questo istante mi ha sorpreso l’Invisibile,
l’Ovunque Onnipresente, mi ha spento il lume
e non vedo più, né per mostrare né per camminare.

Ghiannis Ritsos

Karlòvasi, 31.VIII.87

da “L’albero nudo”, 1987, in “Molto tardi nella notte”, Crocetti Editore, 2020

∗∗∗

Τό σβησμένο φανάρι

θά  ᾽θέλᾳ – λέει – ν᾿ἀφήσω στόν ϰαθένα σας αὐτό τό βλέμμα
τοῦ ἤρεμου θαυμασμοῦ μπροστά στό λιόγερμα. Θά ᾽θέλᾳ ἀϰόμη
νά σᾶς ἀφήσω τό περίλυπο ἄϰουσμα
τῆς ἔρημης φωνῆς τοῦ ἰχθυοπώλη στά πρωινά τοῦ Ἰουλίου
ϰαί τό βόμβο τῆς μέλισσας μέσα σ᾿ ἕνα τριαντάφυλλο
ἢ τό ἄηχο «ἄχ» μιᾶς λευϰῆς πεταλούδας πλάι στό μὡβ λουλούδι.
Περισσότερο ἀπ᾿ ὅλα θά ᾽θελᾳ νά σᾶς ἀφήσω τόν τρόπο
τῆς ἀλλαγῆς τῶν χρωμάτων πρός τό ἀσῆμι ϰαί τό ρόδινο
ὅταν ἡ πόρτα ϰλείνει ϰαί σϰοτεινιάζουν τά δωμάτια
ϰι ὡστόσο οἱ ϰαθρέφτες διατηροῦν ἀνέπαφη
τήν εἰϰόνα τῆς θάλασσας, γι᾽ αὐτό γαλανίζουν τά σεντόνια
στό μεγάλο γαμήλιο ϰρεβάτι τῶν νεϰρῶν. Θά ᾽θελα ἀλλά
τούτη τήν ὥρα μέ πρόλαβε ὁ Ἀόρατος,
ὁ Πανταχοῦ ϰαί Πάντοτε Παρών, μοῦ ᾽σβησε τό φανάρι
ϰαί πιά δέ βλέπω οὔτε νά δείξω τίποτα ϰι οὔτε νά περπατήσω.

Γιάννης Ρίτσος

Καρλόβασι, 31.VIII.87

da “Το γυμνό δέντρο”, 1987, in “Ἀργά, πολύ ἀργά μέσα στή νύχτα”, Κέδρος, 1991