Partirò – Nancy Cunard

Edward Drimsdale, Road, East of England, Autumn 1997

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Non c’è fine alle cose; guarda il tramonto
Che solca i cieli eterno e inalienabile,
Ma non posso aspirare a quella caccia.
Un cieco
Vento freddo
Soffia e se ne va
Sospirando in lontananza; il passo errante
Tornerà più tardi. I corpi uccisi
In battaglia vanno in cielo su gambe spirituali,
Finché la terra non fa loro cenno
Di tornare sulla strada del ricordo.
E mai canzone
O cosa di avventura appassionata cade nella polvere
Guasta e avvizzita, quando da un cuore pulsante
È nata la sua voce
In un giorno vivido.
Di questo è fatto tutto ciò che chiedo
Una spada ardita da stringere in pugno
Per non temere le battaglie del tempo
                                          Magari un po’ di ruggine
Si posa su quello che non curiamo più.
Ma io ho chiuso la porta
A quelli che cianciano di morte, e partirò
A caccia di firmamenti senza fine.

Nancy Cunard

(Traduzione di Annalisa Crea)

dalla rivista “Poesia Nuova Serie”, Anno III, N. 14, Luglio/Agosto 2022, Crocetti Editore

∗∗∗

I Shall Depart

There is no end to things; behold the sunset
That sails aloft unseizable and deathless,
Though I may not aspire to that swift chase.
A blind
Cold wind
Blows and is gone again
Far in the distance sighing; his errant pace
Returns in later hour. The bodies slain
In battle climb to heaven on spiritual feet,
Till the earth beckon them again
To come and go on its remembered street.
And never a song
Or thing of passionate adventure falls to dust
Spoiling and faded, when from throbbing heart
Its voice has sprung
In some once-vivid hour.
Of such is fashioned all that I demand
As eager sword to carry in my hand,
So that I fear not on time’s battlefields.
                                      At most a little rust
Rankles on things that we no longer tend.
But I have closed my door
To those that prate of death, and shall depart
Coursing the firmaments that have no end.

Nancy Cunard

da “Sublunary”, London; New York: Hodder and Stoughton, 1923

Vola alta, parola… – Mario Luzi

Foto di Josef Sudek

 

Vola alta, parola, cresci in profondità,
tocca nadir e zenith della tua significazione,
giacché talvolta lo puoi – sogno che la cosa esclami
nel buio della mente –
però non separarti
da me, non arrivare,
ti prego, a quel celestiale appuntamento
da sola, senza il caldo di me
o almeno il mio ricordo, sii
luce, non disabitata trasparenza…

La cosa e la sua anima? o la mia e la sua sofferenza?

Mario Luzi

da “Tutto perso, tutto parificato?”, in “Per il battesimo dei nostri frammenti”, 1978-1984, Garzanti, 1985

La notte – Dinos Christianòpulos

Andrew Wyeth

 

La notte aggrava la solitudine,
coltiva le nostre rovine segrete.

La notte elabora la bellezza,
fa a brandelli la nostra supplica.

La notte sbottona le nostre vene,
trova nascosti i nostri sogni e li divora.

La notte frantuma la delicatezza,
rinnova le nostre ferite –

e appena ci assicuriamo un corpo
subito lascia libere le sue lune.

Dinos Christianòpulos

(Traduzione di Filippo Maria Pontani)

da “Antologia della poesia greca contemporanea”, Crocetti Editore, 2004

∗∗∗

Ἡ νύχτα

Ἡ νύχτα ἐπιδεινώνει τή μοναξιά,
ϰαλλιεργεῖ τά ϰρυερά μοις ἐρείπια.

Ἡ νύχτα ἐπεξεργάζεται τήν ὧμορφιά,
ϰαταρραϰώνει τήν ἱϰεσία μοις.

Ἡ νύχτα ξεϰουμπώνει τίς φλέβες μας,
βρίσϰει ϰρυμμένα τά ὅνειρά μοις ϰαί τά τρώει.

Ἡ νύχτα πετσοϰόβει τήν τρυφερότητα,
ἁνανεώνει τίς πληγές μοις –

ϰαί σάν ἐξασφαλίσουμε ϰάνοι ϰορμί,
ἀμέσως ἀμολάει τά φεγγάρια της.

Ντῖνος Χριστιανόπουλος

da “Ποι ήματα 1949-1964”, 1967

Perdita – Blaga Dimitrova

Foto di Katia Chausheva

 

Non so se mi ero innamorata di te.
Mi innamorai però di altre cose, lo so:
di una stanza scomoda rivolta a nord,
di una teiera che crepitava di sera.

Degli alberi mi innamorai che toglievano spazio,
dei solitari e soffocanti cinema di quartiere,
dei dolorosi ricordi di prigione,
di un muro ferito dalle bombe.

Delle fermate del tram, delle foglie ricoperte di brina,
di una calda tasca con castagne bruciate,
della pioggia scrosciante, del suono del telefono,
perfino della nebbia fonda color cenere.

Di tutto il mondo mi ero innamorata, non di te.
Lo scoprivo nuovo, interessante, ricco.
Per questo soffro… Non per averti perso.
Altro ho perduto – il mondo intero.

Blaga Dimitrova

1958

(Traduzione di Valeria Salvini)

da “Segnali (Poesie scelte 1937-1999)”, Fondazione Piazzolla, Roma, 2000 

∗∗∗

ЗАГУБА

Дали се бях влюбила в тебе, не зная.
Но знай, че се влюбих в други неща:
в една не уютна северна стая,
във чаинмк закъкрил припрян вечерта.

В дървета се влюбих, отнели простора,
в затънтени, душни квартални кина,
във спомени тягостни от затвора,
в една из ранена от бомби стена.

Във спирки трамвайни, в листа осланени,
в затоплен от печени кестени джоб,
във дъжд из ведро, в телефонно звънене,
дори на мъглата в пепелния потоп.

В целия свят, не в тебе се влюбих.
Откривах го нов, интересен, богат.
Затуй ме боли… Не че тебе загубих.
Аз друго загубих – целия свят.

Блага Димитрова

1958

da “Do utre. Stihotvorenija”, (A domani. Poesie), Sofia, 1959

Amando, dove sei? – Piero Bigongiari

Foto di Ferdinando Scianna

 

Cosa insinua di incerto l’amore
nella speranza, il fiore quale scandalo
nella sua erta oltranza? Dove sei,
amando dove sei?

                                    Nell’altra stanza
odi un canto, un passo strascicato
di danza, e non ci vai, resti dubbioso.
Sai che talvolta è meglio la distanza
che inoltrarti in un ritmo che ascolti
e che vuoi che rimanga nel suo enigma
in cui molti significati, troppi
forse, sono racchiusi nel suo stigma.

Piero Bigongiari

18 gennaio 1996

da “Residui del viaggio”, in “Dove finiscono le tracce” (1984-1996), Le Lettere, Firenze, 1996