«Se dalle tue lunghe agonie e dai miei brevi respiri» – Amelia Rosselli

Foto di Natalia Drepina

 

Se dalle tue lunghe agonie e dai miei brevi respiri
sorgesse un fiore; allora io correrei a ringraziarti
rimboccherei la strada della bellezza. Ma tu non
respiri e mollemente non tiri il tuo arco della sapienza;
tu non respiri e non vuoi ritrovare l’arca di Noè: io
qua respiro e tu tremi e tu cadi forse, e io sicuramente
brillo e cado ai tuoi piedi fatti di cristallo.

Ma tu non vuoi morire, e io stendo ancora la mia mano amichevole.

Amelia Rosselli

da “Variazioni Belliche”, 1960-1961, in “Amelia Rosselli, L’opera poetica”, “I Meridiani” Mondadori, 2002

«Poco, mi serve» – Velimir Chlèbnikov

Josef Sudek, Bread and Glass

 

Poco, mi serve.
Una crosta di pane,
un ditale di latte,
e questo cielo
e queste nuvole.

Velimir Chlèbnikov

(Traduzione di Paolo Nori)

1921.

da “47 poesie facili e una difficile”, Quodlibet, 2009

Tenere insieme le cose – Mark Strand

 

In un campo
io sono l’assenza
del campo.
È
sempre così.
Ovunque sia
io sono ciò che manca.

Quando cammino
divido l’aria
e sempre
l’aria rifluisce
a riempire gli spazi
in cui era stato il mio corpo.

Abbiamo tutti motivi
per muoverci.
Io mi muovo
per tenere insieme le cose.

Mark Strand

(Traduzione di Damiano Abeni con Moira Egan)

da “Motivi per muoversi”, 1968,  in “Mark Strand, Tutte le poesie”, Mondadori, 2019

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Keeping Things Whole

In a field
I am the absence
of field.
This is
always the case.
Wherever I am
I am what is missing.

When I walk
I part the air
and always
the air moves in
to fill the spaces
where my body’s been.

We all have reasons
for moving.
I move
to keep things whole.

Mark Strand

da “Reasons for Moving”, 1968, in “Collected Poems”, New York, Alfred A. Knopf/ Random House, 2014

Il Tempo della poesia – Bijan Jalali

Antonio Tonelli, Finestra sul cielo, 2001

 

Il Tempo della poesia
non scorre.
Oggi
è il suo domani
e domani
il suo oggi

Scrivo di un attimo
che attimo non è
ma eterno bagliore
di stella

È dalla fine del mondo
che vengo
con nuove parole
dall’inizio del mondo

Bijan Jalali

(Traduzione di Chiara Riccarand)

dalla rivista “Poesia”, Anno XXV, Luglio/Agosto 2012, N. 273, Crocetti Editore

«Sono pesi queste mie poesie» – Nika Turbina

Foto di Nastya Kaletkina

 

Sono pesi queste mie poesie,
pietre spinte lungo una salita.
Le porterò stremata
allo strapiombo.
Poi cadrò, viso nell’erba,
non avrò lacrime abbastanza.
Smembrerò la strofa
scoppierà in singhiozzi il verso
e si pianterà nel palmo
con dolore anche l’ortica.
L’amarezza di quel giorno
tutta trasmuterà in parola.

Nika Turbina

[1981]

(Traduzione di Federico Federici)

da “Sono pesi queste mie poesie e altre liriche”, Via del Vento Edizioni, 2008

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«Тяжелы мои стихи»

Тяжелы мои стихи,
Камни в гору.
Донесу их до скалы,
До упору.
Упаду лицом в траву,
Слёз не хватит.
Разорву строку свою,
Стих заплачет.
Больно врежется в ладонь
Крапива.
Превратится горесть дня
Вся в слова.

Ника Турбина

da “Черновик: первая книга стихов”, M: Молодая гвардия, 1984