Il sofà – Chandra Livia Candiani

Jacob Henricus Maris, A Girl Asleep on a Sofa, 1880

 

Tutti abbiamo un mondo dentro
e tutti sopportiamo la solitudine
dire che dentro di me
ci sono solo molle e legno
è come dire che dentro di voi
ci sono solo cuore fegato o polmoni.
Assisto non impassibile
a vite complesse o frantumate
assorbo discorsi irascibili
o promettenti ma
in questa casa insonne
io sono l’astronave.
Tra le mie strutture a piume
reggo una bambina la nascondo
la porto in alto mare
e in cielo profondo,
è un’esperta di derive
di cunicoli scavati nella sostanza
della notte, la conservo tra i cuscini
come un’improvvisa sobrietà.
In questo viaggio di allontanamento
lo so lei sogna
qualcuno che oltrepassi la distanza
senza nulla da offrire
una faccia che tramonti
e si lasci guardare,
una protezione terrestre.
Di forte la bambina
ha solo le spalle
e pensieri che danno alla notte
sonagli di sapienza.
In questa marcia di avvicinamento
stupisco di una confidente intimità
senza pentimenti e saggio
la mia flessibilità
non sotto il peso di una bambina
ma di un dolore
pari a quello di un adulto
ma senza mondo.
Io sono un sofà
che conduce a una visione
aperta
su voi bestemmiatori degli oggetti
ospitando
una ferita di notte polare
in completa nudità.

Chandra Livia Candiani

da “Fatti vivo”, 2006-2016, Einaudi, Torino, 2017

Desiderio di cose leggere – Antonia Pozzi

Alicia Savage, Waiting Sails

 

Giuncheto lieve biondo
come un campo di spighe
presso il lago celeste

e le case di un’isola lontana
color di vela
pronte a salpare –

Desiderio di cose leggere
nel cuore che pesa
come pietra
dentro una barca –

Ma giungerà una sera
a queste rive
l’anima liberata:
senza piegare i giunchi
senza muovere l’acqua o l’aria
salperà – con le case
dell’isola lontana,
per un’alta scogliera
di stelle –

Antonia Pozzi

1° febbraio 1934

da “Parole: diario di poesia”, “Lo Specchio” Mondadori, 1964

«Abitiamo un posto che non è nostro» – Roberto Deidier

Susan Burnstine, Bridge To Nowhere

 

Non era sua la città vista in sogno.
Le strade pulsanti, le cancellate
Dove s’era congedato da volti
Sconosciuti ai suoi giorni. Larghi corsi
Come arterie di sangue a più colori,
Lucidi come pelle di serpente,
E grigi di facciate tutt’intorno.

Sul paesaggio stava un cielo di latte,
Né sole né luna, ma un infinito
Albeggiare o un inesausto tramonto.
E poi, su quella vasta carreggiata,
Alto sopra il compulso andivenire,
C’era un ponte dalle sponde di marmo:
Quel ponte, dalla sola arcata oscura
Come all’imbocco d’una galleria.

Si lasciavano cadere nel vuoto
A intervalli precisi corpi giovani
Di ragazze e ragazzi, per entrare
Nel nulla: nessuno toccava terra.
E quando disse all’amico del sogno
Che lo aveva scortato fino a lì
D’esser pazzo, lui rispose di no.

La nuca tra le sue mani, lo sguardo
Posato nello specchio dei suoi occhi,
Disse solo: «Ma che fredda città,
È il momento per te di andare via».

Roberto Deidier

da “Solstizio”, “Lo Specchio” Mondadori, 2014

«Passasti con quella luce in pugno» – Roberto Carifi

Portrait of James Dean on Times Square by Dennis Stock, 1955

 

Passasti con quella luce in pugno!
Dissi: “Non so, so molto poco dell’amore.
Giù c’è un abisso, lo conosco bene”.
Tu mi prendesti per la giacca,
metà del mio viso era già in ombra.
Dissi: “Corriamo, tu sarai la mia corsa.
Ti seguirò? Sono al tuo fianco adesso”.
Abbiamo corso, volato, qualche volta.
Di certo ci sono foglie secche,
qualcuno le calpesta, stridono in fondo al cuore.
Di certo la stanza è un rettangolo d’angoscia
e il buio completa la sua opera.
Ogni tanto sprofondo nel cappotto,
accelero il passo come fossi atteso.
Piú spesso una voce mi precede. Sono in ritardo,
penso, hanno già chiamato!
Allora vorrei che mi afferrassi per il bavero,
che mi tirassi via, dove c’è luce.

Roberto Carifi

da “Amore e Destino e altre poesie”, Crocetti Editore, 1993

Abbiamo nel cuore… – Beppe Salvia

Foto di Silena Lambertini

 

Abbiamo nel cuore un solitario
amore, nostra vita infinita,
e negli occhi il cielo per nostro vario
cammino. Le spiagge i cieli, la riva
su cui sassi e rovi e il solitario
equisèto, e colli erbosi grassi
rioni, città dispiegate come
belle bandiere, e nude prigioni.
Questa è la nostra vita. Questi nostri
volti vagabondi come musi
di cani ci somigliano. Il vento
il sole le corolle rosse e blu,
i sogni mai sognati i nostri sogni.
Questa è la nostra vita e nulla più.

 Beppe Salvia

da “Un solitario amore”, Fandango Libri, Roma, 2006