«Non abbiamo avuto casa, io e te» – Roberto Deidier

Foto di Andreas Heumann

 

Non abbiamo avuto casa, io e te,
Intendi insieme, comunione
D’abiti sporchi, odori di cucina,
Conti e bollette da dividere,
Cani per il passeggio mattutino.
Viviamo discosti, come fossi
Assegnato a un turno differente
E giunto tardi ritrovassi nella stanza
L’idea d’un corpo tra lenzuola sfatte,
Una luce lasciata accesa.
Arrivo quando tutte le finestre
Si chiudono per il nostro riposo,
Nella mia casa estranea
Mandano altre ombre le pareti,
Chiudo la porta e so che non ritorno.

Roberto Deidier

da “Solstizio”, “Lo Specchio” Mondadori, 2014

«Abitiamo un posto che non è nostro» – Roberto Deidier

Susan Burnstine, Bridge To Nowhere

 

Non era sua la città vista in sogno.
Le strade pulsanti, le cancellate
Dove s’era congedato da volti
Sconosciuti ai suoi giorni. Larghi corsi
Come arterie di sangue a più colori,
Lucidi come pelle di serpente,
E grigi di facciate tutt’intorno.

Sul paesaggio stava un cielo di latte,
Né sole né luna, ma un infinito
Albeggiare o un inesausto tramonto.
E poi, su quella vasta carreggiata,
Alto sopra il compulso andivenire,
C’era un ponte dalle sponde di marmo:
Quel ponte, dalla sola arcata oscura
Come all’imbocco d’una galleria.

Si lasciavano cadere nel vuoto
A intervalli precisi corpi giovani
Di ragazze e ragazzi, per entrare
Nel nulla: nessuno toccava terra.
E quando disse all’amico del sogno
Che lo aveva scortato fino a lì
D’esser pazzo, lui rispose di no.

La nuca tra le sue mani, lo sguardo
Posato nello specchio dei suoi occhi,
Disse solo: «Ma che fredda città,
È il momento per te di andare via».

Roberto Deidier

da “Solstizio”, “Lo Specchio” Mondadori, 2014

«Non ho che questi versi da intrecciarti» – Roberto Deidier

Luigi Ghirri, Modena, 1970, dalla serie “Kodachrome”

XIII

Non ho che questi versi da intrecciarti.
Stasera il fondo urbano s’è rappreso
In un murale senza proporzione
Come un secolo storto, come un fiore
Rimasto a galleggiare sull’oceano.
Da un palazzo si affaccia un volto enorme
Ma non può minacciarti ed è incompiuto.
La mezzanotte è soltanto un’illusione.
Mentre aspetto in questa casa sottile
Sono il guardiano che nascosto compie
L’ultima ronda e incauto già s’avverte
Oltre la porta di sentirti ancora
Diteggiare il morse d’una poesia.
Per te m’inventerei un alfabeto,
Ma arriva solo un suono di sirena.
M’accosto al legno scuro, nell’occhiello
Ti chiedo a voce bassa di tornare.

Roberto Deidier

da “Solstizio”, “Lo Specchio” Mondadori, 2014

La casa – Roberto Deidier

Foto di Boris Smelov

 

Il sole scende dietro i piatti sporchi.
Il lavandino è un porto di liquami.
E nella penombra nuova
L’occhio inventa le sagome
Di chi un tempo è passato in queste stanze.

Sono stata spesso ostile ai miei inquilini.
Mi sono aperta di crepe
Come fossi la faccia della morte.
Ho lasciato che le luci si spegnessero
Senza riaccendersi. I letti erano freddi
E al mattino nascondevo tutta l’acqua.

L’agente illustra i pregi,
Ampiezza metratura posizione.
Prezzo accomodante, eppure avverto
Arrendevolezze inospitali,
La fatica che costa appartenere.

Questa casa, sono stato questa casa.
Un tempo, una volta, una vita.

Roberto Deidier

da “Solstizio”, “Lo Specchio” Mondadori, 2014

«Sono quello che non ha valigie da portare» – Roberto Deidier

Walker Evans, Dressing Stand with Mirror Reflection of Bed, 1930

 

Sono quello che non ha valigie da portare,
File che m’attendono, biglietti da mostrare.

Sono quello che ogni volta resta a terra,
Guardandoti andare, senza voltarti.

Non ho malinconia per me
E non ti penso rifacendo la strada.

Ma c’è un dolore nella tua casa vuota
Dove piano risuonano altri passi,
C’è un dolore, un riverbero
Che batte sul letto ricomposto
E c’è qualcuno che riordina in silenzio
Con la stessa nostra discrezione
Dei non visti, usciti di nascosto.

Roberto Deidier

da “Solstizio”, “Lo Specchio” Mondadori, 2014