«Protetti sono gli amanti» – Nelly Sachs

Foto di Izis Bidermanas

 

Protetti sono gli amanti
sotto il cielo murato.
Un elemento misterioso gli dà il fiato
e fanno vivere le pietre
e tutto ciò che cresce
trova ormai una patria solo in loro.

Protetti sono gli amanti
e solo per loro gli usignoli continuano a cantare
e non sono morti nella sordità
e le quiete leggende del bosco, i caprioli,
soffrono per loro in mansuetudine –

Protetti sono gli amanti,
vedono il dolore nascosto del tramonto
sanguinare sul ramo di un salice –
e di notte si esercitano sorridendo alla morte,
la quieta morte,
con ogni fonte che stilla in nostalgia.

Nelly Sachs

(Traduzione di Ida Porena)

da “Le stelle si oscurano”, in “Al di là della polvere”, Einaudi, Torino, 1966

∗∗∗

«Geschirmt sind die Liebenden»

Geschirmt sind die Liebenden
unter dem zugemauerten Himmel.
Ein geheimes Element schafft ihnen Atem
und sie tragen die Steine in die Segnung
und alles was wächst
hat nur noch eine Heimat bei ihnen.

Geschirmt sind die Liebenden
und nur für sie schlagen noch die Nachtigallen
und sind nicht ausgestorben in der Taubheit
und des Waldes leise Legenden, die Rehe,
leiden in Sanftmut für sie.

Geschirmt sind die Liebenden
sie finden den versteckten Schmerz der Abendsonne
auf einem Weidenzweig blutend –
und üben in den Nächten lächelnd das Sterben,
den leisen Tod
mit allen Quellen, die in Sehnsucht rinnen.

Nelly Sachs

da “Sternverdunkelung: Gedichte”, Frankfurt am Main: Suhrkamp, 1949

Sottovoce – Alfonso Gatto

Foto di Luigi Ghirri

 

Una sera di nuvole, di freddo
e di luce che spiega ad altro il senso
della mia vita, questo vago accordo
di memorie in sordina, sottovoce
di me, di te, poveramente assorti.

Si resta a volte soli nella veglia
di un racconto sospeso, allora soli,
ignoti l’uno all’altro, ed ora uniti
dal ricordo che un nulla ci divise.

Il rammarico punge, se mi dici:
«bastava che quel giorno…», ti sorrido
con la mesta sfiducia di sapere
che mai giunsi per tempo, che geloso
di te, del tuo passato, almeno vedo
il tuo sguardo d’amore al primo incontro.

Ma forse è giusto credere che allora
tu m’avresti perduto:
come un ragazzo che si lascia indietro
nella paura d’essere felice.

Alfonso Gatto

da “Poesie d’amore”, Seconda parte, 1960-1972, Mondadori, Milano, 1973

Quel che forse è da tacere – Jiří Orten

 

Oggi nessuno sa, nessuna fidanzata,
del sole ai bordi del bosco.
Pure fu questa un’estate, estate senza città,

E quando tutta seria camminate per la via
quasi vi contemplaste pallida dentro uno specchio,
almeno sussurrando vi vorrei dire

quel che forse è da tacere,
quel che è già senza calore.

Ah prendere per le briglie tutti i tristi ronzini,
loro evocando un sogno di foraggi
e potergli rispondere quando ti domanda

il ronzino piú smorto, insomma che cos’è
dormire un sonno d’inverno e dopo che cosa verrà –,
che una vana speranza soltanto c’è.

Perché anche la lucertola di cui mi ricordo
vorrebbe in sogno essere un cavallo.

Jiří Orten

14.1.1940.

(Traduzione di Giovanni Giudici e Vladimír Mikeš)

da “La cosa chiamata poesia”, Einaudi, Torino, 1969

∗∗∗

Snad se to neříká

Nikdo dnes neví, žádná nevěsta,
o slunci na kraji lesíka.
To bylo přece léto, léto bez města.

A když vy kráčíte tak vážně po ulici
jak viděla byste se bledá v zrcadle,
chtěl bych vám aspoň šeptem říci,

co se snad neříká,
co je už vychladlé.

Ach, vzíti všechny smutné herky za opratě,
sen přivolat jim o senu
a mocí odpovědět když se ptá tě

ta nejrnrtvéjší, co to vlastně je,
spát zimním spánkem a co přijde po něm –,
že je to jenom marná naděje.

Vždyť ještě ještěrka, na niž si vzpomenu,
chce ve snu býti koněm.

Jiří Orten

da “Deníky Jiřího Ortena”, Československý spisovatel, Praha, 1958

Ricordo di fanciulla morta – Alessandro Parronchi

Foto di Anka Zhuravleva

 

Brevemente, come fu breve il tempo
che ci trovammo vicini, e bastò
a darci annuncio di qualcosa
non destinato a perire,

io ti parli in questo giorno che le luci
fanno spazio e deserto
sul mondo e non rimane del passato
che un fiore da cogliere, solo.

C’era un segreto per noi da non dire
e divampò la sera (prossima alla tua morte!)
che tra gente fastidiosa e bisbigli
tutto fu luce e deserto improvviso

per la tua apparizione,
un segreto che rimandare è dolce
perché la vita rode
intorno i minuti e non si sa

come poterla interamente vivere
finché da questa sponda non si sbocca
a un’altra, quale sia,
fuori da un mondo dove tutto ha fine.

Eri la prima creatura nuova,
però ti suggeriscono trapassi
di luce senza posa in questo giorno
che al cielo sale a fondersi la terra.

Alessandro Parronchi

da “L’incertezza amorosa (1950-1951)”, in “Coraggio di vivere”, Garzanti, 1961

Due gocce – Zbigniew Herbert

Michel Hendrich, 2015

 

I boschi bruciavano −
e loro
s’intrecciavano le mani intorno al collo
come mazzi di rose

la gente correva nei rifugi −
lui diceva mia moglie ha capelli
in cui ci si può nascondere

avvolti nella stessa coperta
sussurravano parole prive di vergogna
litania d’innamorati

Quando il pericolo era grande
si saltavano negli occhi
chiudendoli forte

così forte da non sentire il fuoco
che gli arrivava alle ciglia

fino alla fine coraggiosi
fino alla fine fedeli
fino alla fine somiglianti
come due gocce
sospese sull’orlo d’un viso

Zbigniew Herbert

(Traduzione di Pietro Marchesani)

da “Rapporto dalla città assediata”, Adelphi Editore, 1993

∗∗∗

Dwie krople

Lasy płonęły −
a oni
na szyjach splatali ręce
jak bukiety róż

ludzie zbiegali do schronów −
on mówił że żona ma włosy
w których się można ukryć

okryci jednym kocem
szeptali słowa bezwstydne
litanię zakochanych

Gdy było bardzo źle
skakali w oczy naprzeciw
i zamykali je mocno

tak mocno że nie poczuli ognia
który dochodził do rzęs

do końca byli mężni
do końca byli wierni
do końca byli podobni
jak dwie krople
zatrzymane na skraju twarzy

Zbigniew Herbert

da “Zbigniew Herbert, Struna światła”, Warsaw: Czytelnik, 1956