Riscoperta – Gabriela Mistral

Foto di Nastya Kaletkina

 

Sono discesa tra spazi
e aria e altra aria, scendendo,
senza richiami e chiamate
per impeto di passione,
e quanto più io scendevo
era dritto il mio cadere
e viva la mia allegria
e certo il mio indovinare,
e scaglio come una freccia
questo mio secondo corpo
nel punto in cui hanno inizio
Patria e Madre che ebbi in sorte.
E che fortunata corsa!
Mi stordisce ciò che vedo,
ciò che guardo o che indovino,
ciò che cerco e ciò che trovo;
ma poiché fui sempre un’altra
e ritorno assai diversa,
con timore scopro strade
e salite e precipizi,
il nuovo e lungo respiro,
i rumori e i loro echi.
O fu folle la partenza
o è folle ora il ritorno;
ma i piedi ormai hanno toccato
pianure, pendii, sentieri,
grazia timida delle erbe
e dei prati così soffici
che non vorrei calpestarli
né esaurire questo sogno
di vagare senza forma
sul dolce suolo, nel reame
che mi ha avuto sessant’anni
e mi abita come un’eco.

Procedo magra di nebbia
ma porto con me comunque
le fattezze del mio viso,
ciò che il peso ha devastato,
intatta la volontà
ma il volto mezzo cieco
e rispondo al nome mio
sebbene io non sia più quella.

Gabriela Mistral

(Traduzione di Matteo Lefèvre)

da “Poema de Chile, 1967, in “Sillabe di fuoco”, Bompiani, 2020

∗∗∗

Hallazgo

Bajé por espacio y aires
y más aires, descendiendo,
sin llamado y sin llamada
por la fuerza del deseo,
y a más que yo descendía
era mi caer más recto
y era mi gozo más vivo
y mi adivinar más cierto,
y arribo como la flecha
éste mi segundo cuerpo
en el punto en que comienzan
Patria y Madre que me dieron.
¡Tan feliz que hace, la marcha!
Me ataranta lo que veo,
lo que miro o adivino,
lo que busco y lo que encuentro;
pero como fui tan otra
y tan mudada regreso,
con temor ensayo rutas,
peñascales y repechos,
el nuevo y largo respiro,
los rumores y los ecos.
O fue loca mi partida
o es loco ahora el regreso;
pero ya los pies tocaron
bajíos, cuestas, senderos,
gracia tímida de hierbas
y unos céspedes tan tiernos
que no quisiera doblarlos
ni rematar este sueño
de ir sin forma caminando
la dulce parcela, el reino
que me tuvo sesenta años
y me habita como un eco.

Voy en delgadez de niebla
pero sin embargo llevo
las facciones de mi cara,
lo quebrantado del peso,
intacta la voluntad
pero el rostro medio ciego
y respondo por mi nombre
aunque ya no sea aquélla.

Gabriela Mistral

da “Poema de Chile”, Editorial Pomaire, 1967

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