«Se volessi potrei essere un inizio di frase» – Giovanna Rosadini

Giovanna Rosadini, foto di Dino Ignani

qualcosa in noi respira
soltanto nel trasloco:
gioia per ogni terra cancellata.
Franca Mancinelli

 

Se volessi potrei essere un inizio di frase,
indizio che fa posare il tralcio ormai reciso
per cercare nel solco il germoglio nuovo
affacciato sulla zolla, sapienza implicita che trova
da sola orientamento, farsi strada dall’oscuro
fino all’alito di luce e all’aria che ravviva
l’impura dolcezza che si espone…
La forma che abitiamo ora non ha nome.

Giovanna Rosadini

da “Fioriture capovolte”, “Collezione di poesia” Einaudi, 2018

Se in una notte la tua ombra… – Marcello Comitini

Foto di René Groebli

 

Se in una notte la tua ombra mi tornasse accanto
come l’ala bianca di un gabbiano
che porta in sé il mistero di spiagge sconosciute
tu saresti vivo
con gli occhi accesi dalla voglia di scrutare
oltre i segni visibili dell’anima.
Mi guarderesti con la stessa aria torbida di sfida
scenderesti sul mio cuore con gli artigli di un rapace,
sino a ferirmi con la lama gelida
delle tue parole che anno dopo anno
hanno devastato la mia storia.
Ti chiederei se per te la vita è ancora
quel cunicolo cieco
dove chiudere gli occhi ed ascoltare i gridi
che giungono dall’abisso insondabile dei ricordi;
se nascondi ancora dietro le tue risate
chiuse nel gorgogliare della gola
una vita di fatica e di dolore
come un’immensa piaga
da cui sgorgavano la rabbia e la paura
d’essere preclusa a ogni via di fuga.
Si è spezzato quel filo
che guidava la tua vita
negli oscuri labirinti della nostra storia.
Ora torneresti a torturare le mie notti
con le immagini illusorie del tuo amore inesistente.

Anche solo a ricordarti…

Riaverti accanto sarebbe peggio del morire.

Marcello Comitini

da “Donne sole”, Edizioni Caffè Tergeste, 2020

AMAZON – Donne sole, Edizioni Caffè Tergeste, 2020
IL MIO LIBRO – Donne sole, Edizioni Caffè Tergeste, 2020

Una mappa d’Europa – Derek Walcott

Dipinto di Jean-Baptiste-Siméon Chardin

 

Come l’idea di Leonardo
dove paesaggi s’aprono su gocce d’acqua
o i draghi s’accovacciano a macchie,
il mio scrostato muro nell’aria chiara
disegna di vena in vena una mappa d’Europa.

Sul davanzale dipinto
l’orlo dorato d’una lattina brilla come
lungo un lago di Canaletto la sera
o come quell’eremo di roccia
dove nella sua cella di luce Gerolamo prega
sparuto che il Suo regno giunga
alla lontana città.

La luce si fa quiete. Nel suo cerchio
tutto è. Una tazzina crepata,
un pane rotto, un’urna scalfita diventano
sé, come in Chardin,
o nel chiaro alcolico di Vermeer,
non oggetti della nostra pietà.

Non lacrimae rerum,
non arte. Nient’altro che il dono
di vedere le cose come sono, dimezzate dal buio
da cui non sanno staccarsi.

Derek Walcott

(Traduzione di Nicola Gardini)

dalla rivista “Poesia”, Anno IX, Novembre 1996, N. 100, Crocetti Editore 

∗∗∗

A Map of Europe

Like Leonardo’s idea
Where landscapes open on a waterdrop
Or dragons couch in stains,
My flaking wall, in the bright air,
Maps Europe with its veins.

On its limned window ledge
A beer can’s gilded rim gleams like
Evening along a Canaletto lake,
Or like that rocky hermitage
Where, in his cell of light, haggard Gerome
Prays that His kingdom come
To the far city.

The light creates its stillness. In its ring
Everything is. A cracked coffee cup,
A broken loaf, a dented urn become
Themselves, as in Chardin,
Or in beer-bright Vermeer,

Not objects of our pity.
In it is no lacrimae rerum,
No art. Only the gift
To see things as they are, halved by a darkness
From which they cannot shift.

Derek Walcott

da “Collected Poems 1948-1984”, London-Boston, Faber & Faber, 1992

La tua notte è di lillà – Mahmūd Darwīsh

Monia Merlo, dalla serie Crisalide, 2015

 

La notte si accomoda dove sei tu. La tua notte
è di lillà. Ogni tanto un segno scappa
dai raggi delle tue fossette, infrange la coppa di vino
e accende la luce delle stelle. La tua notte è la tua ombra,
una terra leggendaria per l’uguaglianza tra
 i nostri sogni. Io non sono il viaggiatore né il residente
della tua notte lillà, sono colui che un giorno fu me.
Ogni volta che la notte si dissipa in te, intuisco
il vacillare del cuore: non se ne soddisfa l’essere, né l’anima.
E nei nostri corpi un cielo abbraccia una terra. E sei tutta
la tua notte… Una notte che risplende come l’inchiostro dei pianeti. Una notte,
a detta della notte, che striscia nel mio corpo indolente
come la sonnolenza delle volpi. Una notte che trasuda un mistero luminoso sulla mia lingua. E più si precisa,
più temo il domani nel pugno della mano.
Una notte che scruta se stessa,
sicura e rassicurata dalla propria infinitezza,
appena sfiorata dal suo specchio e dai canti degli antichi pastori
per l’estate di imperatori malati d’amore.
Una notte che ha mosso i primi passi nella poesia
preislamica, sui capricci di Imru’ al-Qays e degli altri,
e ha allargato ai sognatori il cammino del latte
verso una luna affamata ai confini delle parole…

Mahmūd Darwīsh

(Traduzione di Chirine Haidar)

da “Il letto della straniera”, Epoché, 2009

Esistere psichicamente – Andrea Zanzotto

Foto di Brett Weston

 

Da questa artificiosa terra-carne
esili acuminati sensi
e sussulti e silenzi,
da questa bava di vicende
– soli che urtarono fili di ciglia
ariste appena sfrangiate pei colli –
da questo lungo attimo
inghiottito da nevi, inghiottito dal vento,
da tutto questo che non fu
primavera non luglio non autunno
ma solo egro spiraglio
ma solo psiche,
da tutto questo che non è nulla
ed è tutto ciò ch’io sono:
tale la verità geme a se stessa,
si vuole pomo che gonfia ed infradicia.
Chiarore acido che tessi
i bruciori d’inferno degli atomi e il conato
torbido d’alghe e vermi,
chiarore-uovo
che nel morente muco fai parole
e amori.

 Andrea Zanzotto

 da “Vocativo”, “Lo Specchio” Mondadori, 1957