La conchiglia – Margherita Guidacci

Beatrice Cignitti, Conchiglia di Pineto, 2008

 

Non a te appartengo, sebbene nel cavo
Della tua mano ora riposi, viandante,
Né alla sabbia da cui mi raccogliesti
E dove giacqui lungamente, prima
Che al tuo sguardo si offrisse la mia forma mirabile.
Io compagna d’agili pesci e d’alghe
Ebbi vita dal grembo delle libere onde.
E non odio né oblio ma l’amara tempesta me ne divise.
Perciò si duole in me l’antica patria e rimormora
Assiduamente e ne sospira la mia anima marina,
Mentre tu reggi il mio segreto sulla tua palma
E stupito vi pieghi il tuo orecchio straniero.

Margherita Guidacci

da “Paglia e polvere”, Padova: Rebellato, 1961

La chiesa dei sette martiri – Titos Patrikios

Foto di Nicola Bertellotti

 

Alla luce della luna che inondava l’isola
sembrava essersi risvegliato il vulcano sommerso
le nostre mani si trasformavano in polpi
cercando corpi vicini e inaccessibili
fino a perdersi nelle loro tane oscure.
Dita bianche, tentacoli bianchi, giunture bianche,
le mani cercavano di trattenere
nella loro umida cavità
la forma del tuo corpo che cambiava,
e cambiavi tu stessa, non eri piú tu,
eri le sette donne che avevo amato
e io ero i sette ragazzi addormentati
che subirono il martirio e morirono sette volte.
Ogni volta che allungo le mani per toccarti
trovo il mare, le pietre, la luna
che esistono oltre noi e non ci sanno.
Come nessuno sa che tempo or sono
mi hanno sepolto nella corte
di questa chiesa deserta, dimenticata.

Titos Patrikios

(Traduzione di Nicola Crocetti)

da “Fermata a richiesta (1967-1973)”, in “La resistenza dei fatti”, Crocetti Editore, 2007

La pazza dei tempi – Carmen Yáñez

Foto di André Kertész

 

Quando la favoletta ufficiale non dice niente
della storia e questa viene narrata
dai professionisti del Potere
come un romanzo piegato al loro capriccio,
ecco che arriva la poesia con il suo inchiostro
e gli si pianta davanti scomoda
e li smaschera con le sue povere armi
e svela le sfumature
della vita che pulsa strapazzata
da amori e disamori.
La poesia colpisce con i suoi sassolini d’acqua
le finestre dei tempi,
ma sembra così lieve il suo lamento,
così impercettibile,
così basso il volume della sua voce di creatura bizzarra
che in coro rispondono irritati:
« È matta » « E da legare » « Da tenere alla larga ».
Loro non sanno quanta strada nelle ombre
ha lasciato dietro di sé.
Rinnegano gli occhi con cui svelò l’artificio.
Rinnegano la spada con cui sconfisse la morte.
Rinnegano il petto da amazzone con cui difese
i cuccioli dell’universo.
Rinnegano la feroce pugnalata che diede al mostro.
Così dolcemente mette il dito nell’occhio dell’incredulo
con la sua verità inconfutabile.
Così assolve al suo modesto compito
innaffiando le piantine per il futuro.
La piuma che vola sullo sterco.
La folata che solleva il fumo e
svelò la ferita della terra dura.
La falena che sfidò la fiamma.

Carmen Yáñez

(Traduzione di Roberta Bovaia)

da “Senza ritorno”, Guanda, Parma, 2020

∗∗∗

La loca de los tiempos

Cuando la jácara oficial nada cuenta
sobre la historia y esta es contada
por los oficios del Poder
como una ficción antojadiza a su merced,
va allí la poesía con su tinta
y se les planta inoportuna
y los delata con sus pequeñas naderías
y revela los matices
de la vida latiendo zarandeada
por amores y desamores.
La poesía golpea con sus guijarros de agua
las ventanas de los tiempos,
pero parece tan leve su queja,
tan débil percibida,
tan bajo el volumen de su voz de bicho extraño
que a coro responden soliviantados:
« Es una loca » « Y de atar » « De mucho cuidado ».
No saben ellos cuánto recorrido en las sombras
tiene a sus espaldas.
Niegan los ojos con que observó el artificio.
Niegan la espada con que batió a la muerte.
Niegan su pecho de amazona con que defendió
las crías del universo.
Niegan la feroz puñalada que dio al monstruo.
Así dulcemente mete su dedo en el al suspicaz
con su verdad irrecusable.
Así ella cumple con su modesto papel
regando las plantitas al futuro.
La pluma que vuela sobre el estiércol.
La ventisca que descorre el humo
y desveló la herida de la tierra yerta.
La polilla que desafió la llama.

Carmen Yáñez

da “Sin regreso”, Bajamar Editores, 2019

«La tua mano, ricordi?» – Marcello Comitini

Dipinto di Francine Van Hove

 

La tua mano, ricordi? ha afferrato il coltello
ha seguito la traccia delle mie vene
ha lasciato scorrere il sangue.
Sono passati anni. E forse meno di quanti
il mio dolore crede.
Sono ancora viva. Ti ricordi di me?
Il tempo passa ma la vanità resiste,
guarda allo specchio, non si ammira,
annega nel suo stesso sguardo.
Guarda il tempo e il tempo è immobile
come un gabbiano nell’azzurro.
Le nuvole che passano sono di un altro cielo
quello che provo a dimenticare:
lo specchio
che i miei occhi non vogliono vedere.
Le mani corrono al volto,
non sentono le rughe ma un sorriso mesto
tradisce la cecità della speranza.

Marcello Comitini

da “Donne sole”, Edizioni Caffè Tergeste, 2020

AMAZON – Donne sole, Edizioni Caffè Tergeste, 2020
IL MIO LIBRO – Donne sole, Edizioni Caffè Tergeste, 2020

I simulacri e le cose – Titos Patrikios

Michael Kenna, Falaise d’Aval et Nuages, Etretat, France, 2000

 

Non ci aspettavamo che accadesse di nuovo
eppure è di nuovo nero come la pece il cielo,
partorisce mostri di oscurità la notte,
spauracchi del sonno e della veglia
ostruiscono il passaggio, minacciano, chiedono riscatti.
Non temere Lestrigoni e Ciclopi…
non temere, diceva il poeta,
ma io temo i loro odierni simulacri
e soprattutto quelli che li muovono.

Temo quanti si arruolano per salvarci
da un inferno che aspetta solo noi,
quanti predicano una vita corretta e salutare
con l’alimentazione forzata del pentimento,
quanti ci liberano dall’ansia della morte
con prestiti a vita di anima e di corpo,
quanti ci rinvigoriscono con stimolanti antropòvori
con elisir di giovinezza geneticamente modificata.

Come una goccia di vetriolo brucia l’occhio
così una fialetta di malvagità
può avvelenare innumerevoli vite,
«inesauribili le forze del male nell’uomo»
predicano da mille parti gli oratori,
solo che i detentori della verità assoluta
scoprono sempre negli altri il male.
«Ma la poesia cosa fa, cosa fanno i poeti?»
gridano quelli che cercano il consenso
su ciò che hanno pensato e già deciso,
e vogliono che ancora oggi i poeti
siano giullari, profeti o cortigiani.

Ma i poeti, nonostante la loro boria
o il loro sottomettersi ai potenti,
il narcisismo o l’adorazione di molti,
nonostante il loro stile ellittico o verboso,
a un certo punto scelgono, denunciano, sperano,
chiedono, come nell’istante cruciale
chiese l’altro poeta: più luce.
La poesia non riadatta al presente
la stessa opera rappresentata da anni,
non salmeggia istruzioni sull’uso del bene,
non risuscita i cani morti della metafisica.
Passando in rassegna le cose già accadute
la poesia cerca risposte
a domande non ancora fatte.

Titos Patrikios

(Traduzione di Nicola Crocetti)

da “La resistenza dei fatti”, 2000, in “Poeti greci del Novecento”, “I Meridiani” Mondadori, 2010

∗∗∗

Τά ομοιώματα καί τα πράγματα

Κι Ινώ δεν περιμέναμε πώς θά ξανασυμβεΐ
μαυρίζει πάλι δπως ή πίσσα 6 ούρανός
ή νύχτα γεννάει τέρατα από σκοτάδι
σκιάχτρα του υπνου καί του ξύπνου
κλείνουν τις διαβάσεις, ζητάνε λύτρα, απειλούν.
Τους Λαιστρυγόνας καί τους Κύκλωπας…
μή φοβάσαι, έλεγε ό ποιητής
δμως φοβάμαι τά σημερινά τους ομοιώματα
καί πιο πολύ δσους τά κινούν.

Φοβάμαι δσους στρατεύονται γιά νά μάς σώσουν
άπό μιά κόλαση πού περιμένει μόνο εμάς,
δσους κηρύσσουν ορθή καί υγιεινή ζωή
μέ άναγκαστική σίτιση μετάνοιας,
δσους μάς άπαλλάσσουν άπό τήν άγωνία τού θανάτου
μέ ισόβια δάνεια σώματος καί ψυχής,
δσους μάς δυναμώνουν μέ άνθρωποβόρα διεγερτικά
μ’ ελιξίρια μεταλλαγμένης νιότης.

Όπως μιά στάλα βιτριόλι καίει τό μάτι
έτσι μπορεί ένα φιαλίδιο κακίας
νά φαρμακώσει άναρίθμητες ζωές,
«άτέλειωτες οι δυνάμεις τού κακού στον άνθρωπο»
κανοναρχούν άγορητές άπό εκατό μεριές
μόνο πού οί κάτοχοι τής άπόλυτης άλήθειας
άνακαλύπτουν το κακό πάντα στούς άλλους.

«Μά ή ποίηση τί χάνει, τί χάνουν οί ποιητές;»
φωνάζουν αύτοί πού προσδοκούν συναίνεση
στα δσα έχουν σκεφτεΐ κι αποφασίσει,
πού θέλουν καί τώρα οί ποιητές να παίζουν
τον ρόλο τού γελωτοποιού, τού αύλικού ή τού προφήτη.

Όμως οί ποιητές παρά τήν έπαρσή τους
η τήν ταπείνωση μπροστά στούς ισχυρούς
τήν αυταρέσκεια ή τή λατρεία των πολλών
παρά τήν ελλειπτικότατα ή τούς πλατειασμούς
κάποια στιγμή έπιλέγουν, καταγγέλλουν, έλπίζουν
ζητούν, όπως τδ ζήτησε τήν κρίσιμη ώρα
ό άλλος ποιητής, περισσότερο φως.
Κι ή ποίηση δέν προσαρμόζει στά παρόντα
τό ίδιο Ιργο πού παίζεται, άπο χρόνια
δέν ψαλμωδεί όδηγίες χρήσεως του καλού
δέν ζωντανεύει ψόφιους σκύλους τής μεταφυσικής.
Επισκοπώντας τά πράγματα πού έχουν ήδη γίνει
ή ποίηση ψάχνει γι’ άπαντήσεις
σ’ έρωτήματα πού άκόμα δέν έχουνε τεθεί.

Τίτος Πατρίκιος

da “Ή άντίσταση των γεγονότων”, εκδ, Κέδρος, 2000