Per un bel giorno – Attilio Bertolucci

Claude Monet, Clifftop Walk at Pourville, 1882

 

Un cielo così puro
un vento così leggero
non so più dove sono
dove ero.

O gaggìa nuda,
bruna violetta
che nel calore fugace
appassisci in fretta.

Giorno che te ne vai
e non sai nulla di me e della violetta
che tanto amo
e del ramo nudo della gaggìa,
giorno, non andar via.

Attilio Bertolucci

da “Lettera da casa” (1951), in “Attilio Bertolucci, Opere”, “I Meridiani” Mondadori, 1997

Avvertenza al lettore – Nicanor Parra

Nicanor Parra

 

L’autore non risponde dei fastidi che possano arrecare i suoi scritti:
Sebbene gli costi
Il lettore dovrà considerarsi sempre soddisfatto.
Sabelius, che oltre che teologo fu un umorista consumato,
Dopo aver ridotto in polvere il dogma della Santissima Trinità
Rispose forse della sua eresia?
E se arrivò a risponderne, come lo fece!
In quale modo strampalato!
Basandosi su quale cumulo di contraddizioni!

Secondo i dottori della legge questo libro non si dovrebbe pubblicare:
La parola arcobaleno in esso non appare da nessuna parte,
Meno ancora la parola dolore,
La parola torquato.
Sedie e tavoli sì che figurano in abbondanza,
Feretri! Strumenti da scrivania!
Cosa che mi riempie di orgoglio
Perché, a mio modo di vedere, il cielo sta cadendo a pezzi.

I mortali che abbiano letto il Tractatus di Wittgenstein
Possono dirsi fortunati
Perché è un’opera difficile da rimediare:
Ma il Circolo di Vienna si è sciolto da anni,
I suoi membri si sono dispersi senza lasciare traccia
E io ho deciso di dichiarare guerra ai caballeros de la luna.

La mia poesia può perfettamente non portare da nessuna parte:
“Le risate in questo libro sono finte!” sosterranno i miei detrattori,
“Le lacrime, artificiali!”
“Invece di sospirare, in queste pagine si sbadiglia”
“Si trastulla come un lattante”
“L’autore si fa capire a starnuti.”
D’accordo: vi invito a bruciare le vostre navi,
Come i fenici aspiro a creare un mio proprio alfabeto.
“Perché infastidire il pubblico allora?”si domanderanno gli amici lettori:
“Se lo stesso autore è il primo a denigrare i suoi scritti,
Che ci si potrà aspettare da essi!”
Attenzione, io non denigro nulla
O, per meglio dire, io esalto il mio punto di vista,
Mi vanaglorio dei miei limiti,
Porto alle stelle la mia creatività.

Gli uccelli di Aristofane
Seppellivano nelle proprie teste
I cadaveri dei propri padri.
(Ogni uccello era un vero cimitero volante.)
A mio modo di vedere
È arrivata l’ora di modernizzare questa cerimonia
E io seppellisco la mia penna nella testa dei signori lettori!

Nicanor Parra

(Traduzione di Matteo Lefèvre)

da POESIE E ANTIPOESIE, 1954

da “L’ultimo spegne la luce”, Bompiani, 2019

∗∗∗

Advertencia al lector

El autor no responde de las molestias que puedan ocasionar sus escritos:
Aunque le pese
El lector tendrá que darse siempre por satisfecho.
Sabelius, que además de teólogo fue un humorista consumado,
Después de haber reducido a polvo el dogma de la Santísima Trinidad
¿Respondió acaso de su herejía?
Y si llegó a responder, ¡cómo lo hizo!
¡En qué forma descabellada!
¡Basándose en qué cúmulo de contradicciones!

Según los doctores de la ley este libro no debiera publicarse:
La palabra arcoíris no aparece en él en ninguna parte,
Menos aún la palabra dolor,
La palabra torcuato.
Sillas y mesas sí que figuran a granel,
¡Ataúdes!, ¡útiles de escritorio!
Lo que me llena de orgullo
Porque, a mi modo de ver, el cielo se está cayendo a pedazos.
Los mortales que hayan leído el Tractatus de Wittgenstein
Pueden darse con una piedra en el pecho
Porque es una obra difícil de conseguir:
Pero el Círculo de Viena se disolvió hace años,
Sus miembros se dispersaron sin dejar huella
Y yo he decidido declarar la guerra a los cavalieri della luna.

Mi poesía puede perfectamente no conducir a ninguna parte:
“¡Las risas de este libro son falsas!” argumentarán mis detractores,
“Sus lágrimas, ¡artificiales!”
“En vez de suspirar, en estas páginas se bosteza”
“Se patalea como un niño de pecho”
“El autor se da a entender a estornudos.”
Conforme: os invito a quemar vuestras naves,
Como los fenicios pretendo formarme mi propio alfabeto.
“¿A qué molestar al público entonces?” se preguntarán los amigos lectores:
“Si el propio autor empieza por desprestigiar sus escritos,
¡Qué podrá esperarse de ellos!”
Cuidado, yo no desprestigio nada
O, mejor dicho, yo exalto mi punto de vista,
Me vanaglorio de mis limitaciones,
Pongo por las nubes mis creaciones.

Los pájaros de Aristófanes
Enterraban en sus propias cabezas
Los cadáveres de sus padres.
(Cada pájaro era un verdadero cementerio volante.)
A mi modo de ver
Ha llegado la hora de modernizar esta ceremonia
¡Y yo entierro mis plumas en la cabeza de los señores lectores!

Nicanor Parra

da “Poemas y antipoemas”, Editorial Nascimento,​ 1954

La Bellezza – Yves Bonnefoy

 

Sono bella, o mortali,
Come un sogno di pietra? No, non è
Questo triste assenso che mi aspetto da voi.
Il bambino piange sul sentiero e lo dimentico,

Sono la bellezza
Solo perché stuzzico il vostro sogno?
No, ho in fondo a me degli occhi spalancati,
Io sono nascosta, spaventata, sono pronta

A scagliarmi in avanti, a graffiare,
O a fare la morta se sento
Che la mia causa è persa nei vostri sguardi.

Chiedetemi di essere più del mondo.
Patite che io non sia che questo corpo inerte,
Curatemi con i vostri auspici, con i vostri ricordi.

Yves Bonnefoy

(Traduzione di Fabio Scotto)

da “L’ora presente”, “Lo Specchio” Mondadori, 2015

∗∗∗

La Beauté

Suis-je belle, ô mortels,
Comme un rêve de pierre? Non, ce n’est pas
Ce triste assentiment que j’attends de vous.
L’enfant pleure sur le chemin et je l’oublie,

Ne suis-je la beauté
Que parce que je flatte votre rêve?
Non, j’ai au fond de moi des yeux grand ouverts,
Je suis tapie, effrayée, je suis prête

À me jeter en avant, à griffer,
Ou à faire la morte si je sens
Que ma cause est perdue dans vos regards.

Demandez-moi d’être plus que le monde.
Souffrez que je ne sois que ce corps inerte,
Pansez-moi de vos vœux, de vos souvenirs.

Yves Bonnefoy

da “L’heure présente”, Mercure de France, 2011

Nel ricordo dell’aria – Alfonso Gatto

Foto di Carlo Solito

 

Al vento triste, gracile corallo,
piega la sera i lumi
e di deserto canto è vuoto il golfo:
a barche morte
l’ombra declina in quiete
come la luna serenata ai tetti
lentamente s’illumina, ed odore
freddo di stanza al chiaro inverno ride.

Notte di luna scende al pigro sonno
ed al ricordo imbianca
strade remote, nella calma s’apre
perduto il cielo.
Ai vetri d’aria
la riva tocca armoniose stanze
e sorge in nenie desolate al fondo
della notte marina.

Immagino odorosa morte al verde
e mormorato a sonno
il tepido oriente arena ad ore
calme nel mare.
Di rosea neve smorto
il golfo passa al fumo del vulcano
nel ricordo dell’aria e sembra suono
fioco dei vetri l’alba da lontano.

Alfonso Gatto

da “Morto ai paesi, 1933-1937”, in “Poesie, 1929-1941”, Mondadori, Milano, 1961

In “Morto ai paesi”, Guanda, Modena, 1937, (dove la lirica è dedicata «a Carlo Bo»), il distico finale dice: «nel ricordo dell’aria: e sembra tono / fioco dei vetri l’alba chiusa al porto.».

Sempre lei – Vladimír Holan

Vladimír Holan, foto di Václav Chochola, 1970

 

Dove incontrarci? L’estate è fuggita
e non potrei gettarti una vipera in seno.

Da chi incontrarci? L’autunno
nella varietà dei suoi frutti
ha il motivo di rifiutare i doni.

Quando incontrarci? Tutte le ombre
degli elementi scatenati
non si diradano, se sull’amplesso nevica.

Perché incontrarci? La primavera c’era
prima che Adamo desse nome agli animali.

Fino a quando ci incontreremo? La morte è cieca:
sente il sesso, poi afferra…

Vladimír Holan

(Traduzione di Angelo Maria Ripellino)

Dalla raccolta Na sotnách [In punto di morte], 1967

da “Una notte con Ofelia e altre poesie”, Einaudi, Torino, 1983