L’amazzone – Karin Boye

 

Ho sognato spade stanotte.
Ho sognato battaglia stanotte.
Ho sognato che lottavo al tuo fianco
armata e forte, stanotte.

Lampeggiava forte dalla tua mano,
e i Troll cadevano ai tuoi piedi.
La nostra schiera serrava le fila e cantava
nella minaccia di tenebre silenziose.

Ho sognato sangue stanotte.
Ho sognato morte stanotte.
Ho sognato che cadevo al tuo fianco
con ferite mortali, stanotte.

Tu non notavi affatto che io cadevo.
La tua bocca era seria.
Con la mano ferma tenevi lo scudo
e andavi dritta per la tua strada.

Ho sognato fuoco stanotte.
Ho sognato rose stanotte.
Ho sognato che la mia morte era bella, e buona.
Così ho sognato stanotte.

Karin Boye

(Traduzione di Daniela Marcheschi)

da “Karin Boye, Poesie”, Le Lettere, Firenze, 1994

∗∗∗

Sköldmön

Jag drömde om svärd i natt.
Jag drömde om strid i natt.
Jag drömde jag stred vid din sida
rustad och stark, i natt.

Det blixtrade hårt ur din hand,
och trollen föll vid din fot.
Vår skara slöt sig lätt och sjöng
i tigande mörkers hot.

Jag drömde om blod i natt.
Jag drömde om död i natt.
Jag drömde jag föll vid din sida
med banesår, i natt.

Du märkte ej alls att jag föll.
Din mun var allvarsam.
Med stadig hand du skölden höll
och gick din väg rakt fram.

Jag drömde om eld i natt.
Jag drömde om rosor i natt.
Jag drömde min död var fager och god.
Så drömde jag i natt.

Karin Boye

da “Gömda land”, Albert Bonniers Förlag, 1924

«Non farne parola a nessuno» – Osip Ėmil’evič Mandel’štam

Osip Mandel’štam, photograph by Moses Nappelbaum

 

Non farne parola a nessuno,
dimentica ciò che hai veduto:
uccello, vecchietta, prigione
e qualunque altra cosa – tutto!

Se no, ti sentirai avvolgere,
appena schiudi le labbra,
da un tremito di aghifoglie
allo spuntare dell’alba.

Ricorderai la dacia, la vespa,
l’astuccio sporco d’inchiostro
o i mirtilli che mai raccogliesti
da bambino nel sottobosco.

Osip Ėmil’evič Mandel’štam

Ottobre 1930

(Traduzione di Remo Faccani)

da “Osip Ėmil’evič Mandel’štam, Ottanta Poesie”, Einaudi, Torino, 2009

Metro: tripodia dattilica; quartine a rime alterne tutte maschili.
Questa lirica, come osservava Nadežda Mandel´štam, è – almeno in parte – «un ritorno al Nord», con il pensiero, e alle estati dell’infanzia nei dintorni di Vyrica, qualche decina di chilometri sotto Pietroburgo. A innescare il ricordo era stato il vocabolo penal (‘astuccio portapenne, portamatite’) usato in un testo del ciclo Armenija: per altro, «Non farne parola a nessuno» è senza dubbio «una delle diramazioni» di quella suite (ŽT, p. 194).
v. 3: per un attimo si direbbe, prima di rievocare esperienze ed emozioni infantili legate al Nord, la memoria del poeta rivà all’angosciosa, disperata Crimea dell’ammiraglio Vrangel´, e precisamente a Feodosija sul Mar Nero – la Caffa medievale dei genovesi –, dov’era vissuto per circa un anno, con qualche intervallo, a partire dal settembre del 1919. Lí aveva potuto vedere le «carceri a tenaglia» della città – e, forse, conoscerle anche bene, poiché nell’agosto del ’20 i “bianchi” l’avevano arrestato, sospettandolo di legami con i bolscevichi. E lí, come racconta nella prosa Feodosija (1923-24), egli fra l’altro aveva alloggiato brevemente presso una vecchietta. «La vecchietta accudiva il pigionante come un uccello, persuasa che ciò di cui aveva bisogno era cambiargli l’acqua, pulirgli la gabbia e rifornirlo di becchime. A quell’epoca era meglio essere uccelli che uomini, e la tentazione di diventare l’uccello della vecchietta fu grande» (SP, p. 318).
A proposito dei vv. 11-12 cfr., nel cap. “Moskva” [“Mosca”] di Putešestvie v Ameniju [Viaggio in Armenia]: «Per sciocco amor proprio, per malinteso orgoglio, da bambino io non andavo mai in cerca di bacche…» (SP, p. 381). (Remo Faccani)

∗∗∗

«Не говори никому»

Не говори никому,
Bсе, что ты видел, забудь —
Птицу, старуху, тюрьму
Или еще что-нибудь.

Или охватит тебя,
Только уста разомкнешь,
При наступлении дня
Мелкая хвойная дрожь.

Вспомнишь на даче осу,
Детский чернильный пенал
Или чернику в лесу,
Что никогда не сбирал.

Осип Эмильевич Мандельштам

Октябрь 1930

da “Sobranie socinenij”, a cura di P. Nerler, A. Nikitaev, Ju. Frejdin, S. Vasilenko, Moskva, 1993-1994

«Strappami dal sospetto insostenibile» – Maria Luisa Spaziani

 

Strappami dal sospetto insostenibile
di essere nulla, più nulla di nulla.
Non esiste nemmeno la memoria.
Non esistono cieli.

Davanti agli occhi un pianoro di neve,
giorni non numerabili, cristalli
di una neve che sfuma all’orizzonte –
– e non c’è l’orizzonte –

Maria Luisa Spaziani

da “La traversata dell’oasi”, poesie d’amore 1998-2001, Milano, Mondadori, 2002

Antica memoria – André Frénaud

Eau-forte de Jean Bazaine, couverture de Frénaud & Bazaine, Ancienne mémoire, poèmes, Paris, Le Divan, 1960

a Jean Bazaine

La fronte ormai contro la pietra
di mille anni mi rammento.
Della giovane Francia accucciata sulle colline
della zuppa densa e delle pozze dormienti
dei coltivi racchiusi dentro il cuore dei boschi
delle prime vendemmie e dei nuovi promossi
della luce stupefatta del plenilunio
del maniero al mattino e della fattoria
delle pere a spalliera e dei vivai senza stento
dei corvi in pattuglia e del loro spavento
del fuoco guizzante della vergine vinta
della neve sui rovi dove si sprofonda
delle albe argute e dei tramonti sfatti
del sole che grande la montagna rinverde
del lungo coraggio dei nonni
della finezza del legno lavorato
delle abdicazioni e dell’onore
della morte antichissima
del quotidiano dolore
dell’amaro d’amore
della felicità che stinge
di te di me non più che poco, niente.

André Frénaud

19-20 gennaio 1957

(Traduzione di Vittorio Sereni)

da “Il musicante di Saint-Merry e altri versi tradotti”, Einaudi, Torino, 1981

∗∗∗

Ancienne mémoire

à Jean Bazaine

Déjà le front contre la pierre
de mille années je me souviens.
De la France jeune juchée sur les collines
de la soupe épaisse et des creux d’eau dormante
des cultures enclavées dans les forêts approfondies
des premières vendanges et des nouveaux promus
de la lumière etonnée de la lune pleine
de l’éclat matinal du manoir et de la métairie
des poires en espalier et des viviers sans nulle peine
des corbeaux patrouillant et de leurs cris d’effroi
du feu qui s’envolait de la vierge vaincue
de la neige sur les épines où l’on s’enfonce
des aubes malicieuses et des couchants salis
du grand soleil reverdissant la montagne
du long courage des grands-parents
de la finesse du bois travaillé
des abdications et de l’honneur
de la mort très ancienne
de la douleur quotidienne
de l’amour amer
du bonheur pâli
de toi de moi si peu que rien.

André Frénaud

19-20 janvier 1957

da “Il n’y a pas de paradis”, Gallimard, 1962

«Ti ricordi?» – Mariella Mehr

Foto di Nastya Kaletkina

 

Ti ricordi?
La casa corteggiata di rosso
con le pietre verdi di muschio
strette intorno
alla ferita della terra?

Nella colombaia
si tratteneva il cielo
un po’ arcigno; all’epoca i piccioni
volavano a frotte
verso il verde.

Non entrare correndo dalla porta
dicevi
quando arrivava colpo dopo colpo
e all’interno del cranio
– il mio –
dalle ossa cadeva
carne dopo carne.

Obliquo il volo attraversa il vento
contro la parola
quando la lingua di fuoco indica il cielo
e le ossa maldestre
chiedono la via
per il luogo dell’esecuzione.

Tu non chiedere delle mie ferite
quando la mia bocca affamata
cerca
di custodire gli angeli.

Mariella Mehr

(Traduzione di Anna Ruchat)

da “Ognuno incatenato alla sua ora”, Einaudi, Torino, 2014

∗∗∗

«Erinnerst Du dich?»

Erinnerst Du dich?
Das rotumworbene Haus
mit dem moosgrünen Gestein
um die Erdwunde
Geschlungen?

In der Colombaia
hielt sich der Himmel auf,
etwas mürrisch zu der Zeit
flogen die Tauben
grünwärts zuhauf.

Renn keine Türe ein,
Sagtest Du,
Wenn Schuß um Schuß traf
Und im Schädelinnern
– in meinem –
Fleisch um Fleisch
von den Knochen fiel.

Windschief der Flug
gegen das Wort,
wenn die Feuerzunge zum
Himmel zeigt
und Knochen, ungewandet,
nach dem Weg zur Schädelstätte fragen.

Frag Du nicht nach meinen Wunden
wenn mein Hungermund
Engel zu bergen
versucht.

Mariella Mehr

da “Nachrichten aus dem Exil”, Drava, 1998