Come un epilogo – Ghiannis Ritsos

Ghiannis Ritsos

 

Ricordatemi – disse. Ho percorso migliaia di chilometri
senza pane, senz’acqua, sopra pietre e spine,
per portarvi pane e acqua e rose. La bellezza
non l’ho mai tradita. Ho spartito equamente tutti i miei averi.
Non ho tenuto nulla per me. Poverissimo. Con un giglietto di campo
ho illuminato le nostre notti più feroci. Ricordatemi.
E perdonatemi quest’ultima tristezza: Vorrei
mietere ancora una volta con la falce sottile della luna
una spiga matura. Rimanere sulla soglia a guardare
masticando il grano, un chicco dopo l’altro, con gli incisivi
ammirando e benedicendo questo mondo che lascio,
ammirando anche Colui che sale il colle nel tramonto dorato. Osservate:
Sulla manica sinistra ha una toppa quadrata color porpora.
Non si distingue chiaramente. Soprattutto quella volevo mostrarvi.
E forse soprattutto perciò varrà la pena che mi ricordiate.

Ghiannis Ritsos

Karlòvasi, 30.VII.87

(Traduzione di Nicola Crocetti)

Da I negativi del silenzio, 1987

dalla rivista “Poesia”, Anno XXVI, Luglio/Agosto 2013, N. 284, Crocetti Editore

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Έπιλογικό

Νά μέ θυμόσαστε – είπε. Χιλιάδες χιλιόμετρα περπάτησα
χωρίς ψωμί, χωρίς νερό, πάνω σέ πέτρες κι αγκάθια,
για νά σας φέρω ψωμί καί νερό καί τριαντάφυλλα. Τήν ομορφιά
ποτές μου δεν τήν πρόδωσα. Όλο τό βιος μου τό μοίρασα δίκαια.
Μερτ ικό εγώ δεν κράτησα. Πάμπτωχος. Μ’ ένα κρινάκι του άγροΰ
τις πιο άγριες νύχτες μας φώτισα. Νά μέ θυμάστε.
Καί συχωράτε μου αύτή τήν τελευταία μου θλίψη: Θά ’θελα
ακόμη μιά φορά μέ τό λεπτό δρεπανάκι του φεγγαριού νά θερίσω
Ινα ώριμο στάχυ. Νά σταθώ στο κατώφλι, νά κοιτάω
καί νά μασώ σπυρί σπυρί τό στάρι μέ τά μπροστινά μου δόντια
θαυμάζοντας κι εύλογώντας τούτον τόν κόσμο που αφήνω,
θαυμάζοντας κι Εκείνον πού άνεβαίνει τό λόφο στο πάγχρυσο λιόγερμα. Δέστε:
Στο άριστερό μανίκι του έχει ενα πορφυρό τετράγωνο μπάλωμα. Αύτό
δέν διακρίνεται πολύ καθαρά. Κι ήθελα αύτό προπάντων νά σάς δείξω.
Κι ίσως γι’ αύτό προπάντων θ’ άξιζε νά μέ θυμάστε.

Γιάννης Ρίτσος

1987

da “Αργά, τιολν αργά μέσα στη νύχτα”, 1991: “Τάάρνητικα της σιωπής”

Spiegazione necessaria – Ghiannis Ritsos

Ferdinando Scianna, Amsterdam, 1990

 

Ci sono versi – a volte intere poesie  –
che neanch’io so cosa voglion dire. Quello che non so
mi trattiene ancora. E tu hai ragione a chiedere. Ma non  chiedermelo.
Ti ho detto che non so.                                        
                                           Due luci parallele
dallo stesso centro. Il rumore dell’acqua
che cade, d’inverno, dalla grondaia colma
o il rumore di una goccia che cade
da una rosa nel giardino annaffiato
lentamente, lentamente, una sera primaverile
come il singhiozzo di un uccello. Non so
cosa vuol dire questo rumore; e tuttavia l’accetto.
Le cose che so te le spiego. Non lo dimentico.
Ma anche queste cose aggiungono qualcosa alla nostra vita. La guardavo
mentre dormiva, il ginocchio piegato sotto il lenzuolo –
Non era solo l’amore. Questo angolo
era il crinale della tenerezza, e il profumo
del lenzuolo, di pulito e di primavera completavano
quell’inspiegabile che ho tentato, ancora inutilmente, di spiegarti.

Ghiannis Ritsos

(Traduzione di Nicola Crocetti)

da “Esercizi”, 1950- 1960, in “Poesie III”, 1964

da “Poeti greci del Novecento”, “I Meridiani” Mondadori, 2010

Debito autunnale – Ghiannis Ritsos

Ghiannis Ritsos

 

La casa profuma già di autunno. E una volta ancora siamo impreparati,
senza pullover né sciarpe. Nuvole inattese
dal mattino oscurano le colline. Dobbiamo sbrigarci
a fare un po’ di provviste, perché tra poco arrivano
i venti sbraitanti. I vapori della cucina
occupano il primo posto nel silenzio del corridoio. A uno a uno
chiudono i locali sul mare. Sul molo bagnato
pacchetti di sigarette vuoti, recipienti di plastica, giornali
e i gatti randagi affamati che guardano
l’orologio della dogana privo di lancette. Domande dimenticate
cigolano di nuovo come banderuole arrugginite
sui tetti di case abbandonate, i cui proprietari
sono morti di tisi anni fa senza lasciare eredi.
Ma tu, a dispetto della pioggia e dei venti, insisti
sotto la tua lampada, su questa sedia dura,
per lasciare qualcosa a chi verrà dopo – almeno due versi,
scritti con la mano della pioggia, che indichino tremanti
sempre, sempre, in direzione del sole.

Ghiannis Ritsos

Karlòvasi, 14.VIII.87

(Traduzione di Nicola Crocetti)

da “Molto tardi nella notte”, Crocetti Editore, 2014

L’ultima estate – Ghiannis Ritsos

Karen Hollingsworth, The Dream of Water

 

Dicono addio i colori dei tramonti. È tempo di preparare
le tre valigie – i libri, le carte, le camicie –
e non scordare quell’abito rosa che ti stava così bene
anche se non lo indosserai d’inverno. Io,
nei pochi giorni che ci restano, riguarderò
i versi scritti in luglio e agosto,
anche se temo di non aver aggiunto niente, semmai
ho tolto molto, giacché tra di essi traspare
l’oscuro sospetto che questa estate
con le sue cicale, i suoi alberi, il mare,
con i fischi delle navi nei tramonti gloriosi,
coi barcaioli sotto i balconi al chiar di luna
con la sua misericordia ipocrita, sarà l’ultima.

Ghiannis Ritsos

Karlòvasi, 3.XI.89

(Traduzione di Nicola Crocetti)

da Fischi di navi, 1989

da “Poeti greci del Novecento”, “I Meridiani” Mondadori, 2010

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Τò τελευταĩο καλοκαίρι

‘Αποχαιρετιστήρια χρώματα των δειλινών. Καιρός νά ετοιμάσεις
τίς τρεĩ ς βαλίτσες — τά βιβλία, τά χαρτιά, τά πουκάμισα —
καί μην ξεχάσεις εκεĩ νο τò ρόδινο φόρεμα που τόσο σου πήγαινε
παρ’ ότι το χειμώνα δε θα το φορέσεις. Εγώ,
τις λίγες μέρες που μας μένουν ακόμη, θα ξανακοιτάξω
τούς στίχους που έγραψα Ιούλιο κι Αύγουστο
αν και φοβάμαι πως τίποτα δεν πρόσθεσα, μάλλον
πως έχω αφαιρέσει πολλά, καθώς ανάμεσα τους διαφαίνεται
η σκοτεινή υποψία πως αυτό το καλοκαίρι
με τα τζιτζίκια του, τα δέντρα του, τη θάλασσά του,
με τα σφυρίγματα των πλοίων του στα ένδοξα λιογέρματα,
με τις βαρκάδες του στο φεγγαρόφωτο κάτω απ’ τα μπαλκονάκια
και με την υποκριτική ευσπλαχνία του, θα ‘ναι το τελευταίο.

Γιάννης Ρίτσος

Καρλόβασι, 3.IX.89

da “Σφυρίγματα πλοίων”, 1989

Un albero – Ghiannis Ritsos

Piet Mondrian, L’Albero argentato, 1911, L’Aja, Gemeentemuseum Den Haag

 

L’albero era cresciuto nella parte superiore del giardino,
alto, solitario, slanciato – la sua altezza forse
tradiva un’idea segreta d’intrusione. Non diede mai
fiori né frutti, solo un’ombra lunga che divideva in due il giardino
e una misura inapplicabile agli altri alberi, carichi e curvi.
Ogni sera, quando il tramonto glorioso si spegneva,
uno strano uccello arancione si appollaiava silenzioso tra le sue fronde
come il suo unico frutto – una piccola campana d’oro
su un altissimo campanile verde. Quando tagliarono l’albero,
l’uccello vi volteggiava sopra con piccoli gridi feroci
disegnando cerchi nell’aria, disegnando nel tramonto
la forma inesauribile dell’albero; e quella piccola campana
sonava invisibile lassú, piú alta dell’altezza dell’albero.

Ghiannis Ritsos

(Traduzione di Nicola Crocetti)

da “Il funambolo e la luna”, Crocetti Editore, 2005

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Ένα δέντρο

Τό δέντρο αύτό είχε φυτρώσει στό πάνω μέρος του κήπου,
ψηλό, μοναχικό, εύθυτενές – ίσως τό ύψος του
νά πρόδινε μιά μυστικήν ιδέα παρείσακτου. Ποτέ δέν έδωσε
λουλούδια καί καρπούς, μόνο μιά σκιά μακριά πού χώριζε στά δυό τόν κήπο
κι Ινα μέτρο άνεφάρμοστο γιά τά σκυμμένα, φορτωμένα δέντρα.
Κάθε βράδυ, δταν έσβηνε τό ένδοξο ήλιόγερμα,
ένα παράξενο, πορτοκαλί πουλί κούρνιαζε σιωπηλό στό φύλλωμά του
σάν τόν μοναδικό καρπό του – μιά μικρή χρυσή καμπάνα
σ’ ένα πράσινο, θεόρατο καμπαναριό. Όταν κόψαν τό δέντρο,
εκείνο τό πουλί γύριζε μέ μικρές, άγριες κραυγές επάνω του
γράφοντας κύκλους στόν άγέρα, γράφοντας στό λιόγερμα
τό σχήμα του δέντρου άνεξάντλητο’ κι αύτή ή μικρή καμπάνα
σήμαινε άόρατη ψηλά, καί πιό ψηλά άπ’ τό ύψος του.

Γιάννης Ρίτσος

da “Ό σχοινοβάτης καί ή σελήνη”, 1982