Mia sorella Praga – Angelo Maria Ripellino

Josef Sudek, Zimní Praha, 1958

 

Tra le lacrime bevo il luccichio
del fiume che calza scarpine di gelo:
sulla distesa di acque assiderate
scivola perlaceo il tuo volto. 
Dietro le ostie del tempo ti rivedo,
ferma a un cantuccio di Praga:
sotto agnelli di neve, ingiallita,
dietro specchietti di celluloide,
con gli occhi malati dei tram
Praga piange. E la nostra vita
si scioglie in laghi di dolce speranza.
Ma almeno il desiderio, almeno l’ansia
di tornare fra quelle umide pietre,
di riabbracciare le statue del ponte,
dà un cielo ai giorni mesti, una musica
ai fili del pianto e rinchioma
gli alberi del nostro amore.

Angelo Maria Ripellino

da “Angelo Maria Ripellino, Poesie prime e ultime”, Torino, Aragno, 2006

Tutto si perde – Angelo Maria Ripellino

Brett Weston, Swamp, 1947

 

Tutto si perde in un vischioso, amorfo
disperato brulichio di amebe,
in un nauseante pantano di miele.
Tutto s’ingolfa in un giallo, in un putrido
magma di cisposa fanghiglia,
naufraga nella morchia d’una gora,
tra un funesto corale di gufi.
Tutto il tuo fervore, la tua fretta
d’incollare i frantumi della vita,
tutto l’entusiasmo con cui edifichi
in ore felici viadotti di immagini,
teatrini di parole imbellettate,
tutto è corroso dall’indifferenza,
dalla pigrizia, dal cruccio di chi ti circonda.
Tutto s’accartoccia e si deforma
nello specchio ricurvo dell’accidia,
tutto raggela in un abulico stupore,
come una vecchia città spaventata.
E intanto da ogni piega dello spazio
ammicca, guercio e beffardo, il Burlesco,
intanto squilla sempre più vicina
la lunghissima tromba del Giudizio.

Angelo Maria Ripellino

da “Angelo Maria Ripellino, Poesie prime e ultime”, Torino, Aragno, 2006

«Tu pensi che, quando cresce il tuo male» – Angelo Maria Ripellino

Boris Smelov, Still Life with Nails, 1986

77.

Tu pensi che, quando cresce il tuo male,
si spengano i fuochi, le barche non prendano il mare,
si proibisca ai cani di latrare,
i figli si incantino come sculture di sale.

Oh no, lascia perdere. Osserva
la ghiandaia azzurra che ruba
il tuo ultimo cucchiaino d’argento.
Ferma lo sguardo sgomento
sull’estranea bellezza di questa caraffa in cui luccica
tutto il ghiaccio del mondo.

Angelo Maria Ripellino

da “Notizie dal diluvio”, Einaudi, Torino, 1969

«Un ruscello montano si contorce» – Angelo Maria Ripellino

Josef Sudek, Untitled, 1922

Josef Sudek, Untitled, 1922

 

Un ruscello montano si contorce,
gelida lucertola di vetro.
E le colline sono ricoperte
d’una pellegrina arlecchinesca.
Stanca luce d’ottobre. Il sole diafano
ammicca come un fantoccio di paglia.
Gli alberi dalla parrucca rossastra
stendono al vento camicie giallicce.
Come un’onda nebbiosa sul cuore,
dissolvendosi come nell’acqua,
con un costume di scaglie di pesce
giunge, mesto, un mazurek di Chopin.

Il paesaggio s’infila nei tunnel
come dentro una camera oscura,
per uscirne stillante di colori.
Faggi vinosi, betulle giallicce
sprizzano dalla terra come fiamme
di un estremo fuoco d’artifìcio.
Sale asmatico il treno nella chiara,
cristallina giornata di ottobre.
Piccole foglie pendono dai rami
come gocciole gialle, come lacrime
sotto le nere nuvole di fumo
d’una stanca, stridente vaporiera.
Come un’onda nebbiosa sul cuore,
dissolvendosi come nell’acqua,
con un costume di nastrini d’oro
giunge, mesto, un mazurek di Chopin.

Prima di Leoben, a destra del treno,
con le sue mani rossicce la luna
carezza la schiena felpata dei monti.
Una corrente di notturno gelo
soffia dentro l’imbuto del vagone.
Si rattrista lo sguardo, si frantuma
nelle luci luttuose dei villaggi
e nei vacillanti barlumi
che i vagoni gettano sui campi.
Come un’onda nebbiosa sul cuore,
dissolvendosi come nell’acqua,
con un costume di raggi di luna,
soffocato dal rombo delle ruote
piange e implora un mazurek di Chopin.

Angelo Maria Ripellino

da “Versi inediti e rari”, in “Poesie prime e ultime”, Torino, Aragno, 2006

 

«Perché cosí cattivi con gli alberi?» – Angelo Maria Ripellino

Foto di Dirk Wüstenhagen

 

28.

Perché cosí cattivi con gli alberi?
Coi tronchi tremanti che avanzano a quattro zampe,
con le foglioline malate che vi leccano le mani,
coi ramoscelli scodinzolanti?
Oh, non dico che la vita sia sempre
la marcia nuziale di Mendelssohn,
ma la colpa non è degli alberi.

Angelo Maria Ripellino

da “Das letze Varieté”, in “Lo splendido violino verde”, Einaudi, Torino, 1976