«Subito si cuce questo niente da dire» – Mariangela Gualtieri

Foto di Jonas Hafner

 

Subito si cuce questo niente da dire
ad una voce che batte. Vuole
palpitare ancora, forte, forte forte
dire sono – sono qui – e sentire che c’è
fra stella e ramo e piuma e pelo e mano
un unico danzare approfondito, e dialogo
di particelle mai assopite, mai morte mai finite.

Siamo questo traslare cambiare posto e nome.

Siamo un essere qui, perenne navigare
di sostanze da nome a nome. Siamo.

Mariangela Gualtieri

da “Quando non morivo”, Einaudi, Torino, 2019

Chi dice un altro mondo – Christine Koschel

I

Accenderemo una morte
dai monti d’ossa
che vi farà meraviglia
rendendovi alla pellegrinante sopravvivenza
pattuglie di cifre nei libri dei morti
delle celate esecuzioni
i trapanati portatori di mistero
pungono con forza di semi
tenace dal grumo alla fine
si alza uno stelo
vivificando la magra terra

II

La conoscenza velenosa nel disponibile
il battito salvato del polso
sono già provate le nevrosi
non sono più nidi nella persona
nell’uccisione dell’amore cadere
sull’abito nuziale di bestie brucianti
nella loro schiera d’angoscia ascoltare

il gioioso bisbiglio degli occhi
vivere nel solco ignoto

III

Chi è solo dice un altro mondo
la sua nobiltà diventa inerme
brama, Isacco, nel germe le lingue di giubilo più alto
per spronare oltre il padre la vittima
la tragedia mi ha circonciso
l’umanismo monocolo mi ha pestato.
Guardiano sono della mutilazione

chi dice un altro mondo
giace imbavagliato nell’infanzia
crociate covano sotto le braci.

Christine Koschel

(Traduzione di Elémire Zolla)

da “L’urgenza della luce”, Casa Editrice Le Lettere, 2004

∗∗∗

Wer eine andere welt sagt

I

wir werden einen Tod entzünden
aus den Knochenbergen
der euch Wunder gibt
macht euch an das reisige überleben
Zahlenstaffeln in den Totenbüchern
der verschleierten Exekutionen
die durchbohrten Geheimnisträger
stechen mit Samenkraft
zäh aus der Krume am Ende
steigt ein Halm
das magere Erdreich erquickend

II

die giftig Besinnung im Allerlei
der gerettete Pulsschlag
geprüft sind die Neurosen
keine Nester mehr im Selbst
in die Tötung der Liebe fallen
auf das Hochzeitskleid brennender Tiere
in ihrer Angstschar horchen
unter der Flüsterlust ihrer Augen
in unbekannter Furche leben

III

wer einsam ist sagt eine andere Welt
sein Adel wird schutzlos
lechze Isaac im Keime die Jubelzungen höher
über den Vater hinaus das Opfer zu spornen
die Tragödie hat mich beschnitten
der Humanismus einäugig zerstampft
Wächter bin ich der Lähmung

wer eine andere Welt sagt
liegt in der Kindheit geknebelt
Kreuzzüge schwelen.

Christine Koschel

da “Phdhlfuga. Gedichte und Prosagedichte”, Piper Verlag, München, 1966

«La memoria insiste» – Maurizio Cucchi

Giorgio Morandi, Natura morta, 1960

a Sandro Martini

La memoria insiste
sul legno abraso e opaco
dove la mano, nel tempo,
briciola su briciola, minima, invisibile,
ha eroso d’affetto il suo colore, il rosso,
il rosso umano dell’attrezzo.
In queste fruste teche barocche,
resiste l’attrezzo antico, povero
come la mano attiva. Povero e enorme
come la macchina meccanica
nobile e astrusa, cieco ordigno
che ruota e lavora la piazza.
Le cose, vedi, si nutrono di noi, ci assorbono
nelle crepe e nei cunicoli
sfaldati del colore, nelle ditate
che macchiano un po’ l’impugnatura,
la vernice. Ci assorbono, le cose,
nei pori pazienti. Ma oggi
di meno, sempre meno, perché
siamo altrove, schermati. Ricordi
il cordaio di Roma, il vasaio del Nilo?
L’oggetto, avvilito,
non ha più da noi il suo nome,
né senso di terra e di cuore.
Ci è accanto remoto. Così,
senza traccia né attrito, ci siamo
estraniati, ci siamo un po’ persi
in questa identità pulviscolare.

Maurizio Cucchi

da “Vite pulviscolari”, “Lo Specchio” Mondadori, 2009

‘Urgenza della luce’ – Christine Koschel

 

A chi rimbomba il tamburo del teschio
tra rovinii di parole
– quale di esse può risorgere
per afferrare un sorso di respiro
per dondolarsi nella cuna della bocca
per ferrigna recarsi
nell’arengo della parola? –
colui sfida di colpo l’incendio,

Dolore della luce
che lo costringe al verso oscuro –
crisi di astenia
della lingua, lo dicono.

Christine Koschel

(Traduzione di Cristina Campo)

da “L’urgenza della luce”, Casa Editrice Le Lettere, 2004

∗∗∗

‘Lichtzwang’

Dem die Schädeltrommel
zwischen den Wortruinen schallt:
welche auferstehen mag
um einen Atemschluck zu nehmen
um in der Mundwiege zu schaukeln
um ehern
auf die Wortstatt zu gehn –
der fordert die Feuersbrunst jäh:

Lichtschmerz
zwingt ihn ins Versdunkel –
Schwächeanfall der Sprache
genannt!

Christine Koschel

da “Phdhlfuga. Gedichte und Prosagedichte”, Piper Verlag, München, 1966

Manifesto – Nicanor Parra

Nicanor Parra

 

Signore e signori
Questa è la nostra ultima parola
– La nostra prima e ultima parola –:
I poeti sono scesi dall’Olimpo.

Per i nostri padri
La poesia è stata un oggetto di lusso
Ma per noi
È un bene di prima necessità:
Non possiamo vivere senza poesia.

A differenza dei nostri padri
– E dico questo con tutto il rispetto –
Noi sosteniamo
Che il poeta non è un alchimista
Il poeta è un uomo come tanti
Un muratore che costruisce un muro:
Un costruttore di porte e finestre.

Noi conversiamo
Nel linguaggio di tutti i giorni
Non crediamo in segni cabbalistici.

E un’altra cosa:
Il poeta sta lì
Perché l’albero non cresca storto.

Questo è il nostro messaggio.
Noi denunciamo il poeta demiurgo
Il poeta Bacarozzo
Il poeta Topo di Biblioteca.

Tutti questi signori
– E dico questo con molto rispetto –
Devono essere processati e giudicati
Per aver costruito castelli in aria
Per aver sprecato lo spazio e il tempo
Componendo sonetti alla luna
Per aver messo insieme parole a caso
All’ultima moda di Parigi.
Per noi no:
Il pensiero non nasce in bocca
Nasce nel cuore del cuore.

Noi ripudiamo
La poesia con gli occhiali scuri
La poesia di cappa e spada
La poesia dal cappello a larghe falde.
Auspichiamo al contrario
La poesia a occhio nudo
La poesia a seno scoperto
La poesia a testa nuda.

Non crediamo alle ninfe né ai tritoni.
La poesia dev’essere questo:
Una ragazza circondata di spighe
O non essere assolutamente nulla.

Ebbene, sul piano politico
Loro, i nostri nonni più immediati
I nostri buoni nonni più immediati!
Si rifransero e quindi si dispersero
Passando per il prisma di cristallo.
Alcuni diventarono comunisti.
Io non so se lo furono davvero.
E se anche furono veri comunisti
Quello che so è una cosa:
Non furono poeti popolari
Furono dei rispettabili poeti borghesi.

Tocca dire le cose come stanno:
Solamente qualcuno
Seppe arrivare al cuore del suo popolo.
Ogni volta che poterono
Si dichiararono a parole e a fatti
Contro la poesia a tesi
Contro la poesia del presente
Contro la poesia proletaria.

E accettiamo che furono comunisti
Ma la loro poesia fu un disastro
Surrealismo di seconda mano
Decadentismo di terza mano
Vecchie assi restituite dal mare.
Poesia aggettiva
Poesia nasale e gutturale
Poesia arbitraria
Poesia copiata dai libri
Poesia basata
Sulla rivoluzione della parola
Su circostanze opportune e fondate
Sulla rivoluzione delle idee.
Poesia del circolo vizioso
Per una mezza dozzina di eletti:
˝Libertà assoluta di espressione.˝

Oggi ci facciamo la croce domandando
Perché avranno mai scritto quelle cose
Per spaventare il piccolo borghese?
Tempo perduto in modo miserabile!
Il piccolo borghese non reagisce
Se non quando si tratta dello stomaco.

Non lo spaventi mica con poesie!

La situazione è questa:
Mentre loro credevano
In una poesia del crepuscolo
In una poesia della notte
Noi propugnamo
La poesia dell’alba.
Questo è il nostro messaggio
Gli splendori della poesia
Devono giungere a tutti equamente
La poesia basta per tutti.

Nient’altro, compagni
Noi condanniamo
– E questo sì che lo dico con rispetto –
La poesia del piccolo dio
La poesia della vacca sacra
La poesia del toro furioso.

Alla poesia delle nuvole
Noi opponiamo
La poesia della terraferma
– Mente fredda, cuore caldo
Siamo terrafermisti ostinati –
Contro la poesia da caffè
La poesia della natura
Contro la poesia da salotto
La poesia della pubblica piazza
La poesia di protesta sociale.

I poeti sono scesi dall’Olimpo.

Nicanor Parra

da OPERA GROSSA, 1969

(Traduzione di Matteo Lefèvre)

da “L’ultimo spegne la luce”, Bompiani, 2019

∗∗∗

Manifiesto

Señoras y señores
Ésta es nuestra última palabra
—Nuestra primera y última palabra—:
Los poetas bajaron del Olimpo.

Para nuestros mayores
La poesía fue un objeto de lujo
Pero para nosotros
Es un artículo de primera necesidad:
No podemos vivir sin poesía.

A diferencia de nuestros mayores
—Y esto lo digo con todo respeto—
Nosotros sostenemos
Que el poeta no es un alquimista
El poeta es un hombre como todos
Un albañil que construye su muro:
Un constructor de puertas y ventanas.

Nosotros conversamos
En el lenguaje de todos los días
No creemos en signos cabalísticos.

Además una cosa:
El poeta está ahí
Para que el árbol no crezca torcido.
Éste es nuestro mensaje.
Nosotros denunciamos al poeta demiurgo
Al poeta Barata
Al poeta Ratón de Biblioteca.

Todos estos señores
—Y esto lo digo con mucho respeto—
Deben ser procesados y juzgados
Por construir castillos en el aire
Por malgastar el espacio y el tiempo
Redactando sonetos a la luna
Por agrupar palabras al azar
A la última moda de París.
Para nosotros no:
El pensamiento no nace en la boca
Nace en el corazón del corazón.

Nosotros repudiamos
La poesía de gafas obscuras
La poesía de capa y espada
La poesía de sombrero alón.
Propiciamos en cambio
La poesía a ojo desnudo
La poesía a pecho descubierto
La poesía a cabeza desnuda.

No creemos en ninfas ni tritones.
La poesía tiene que ser esto:
Una muchacha rodeada de espigas
O no ser absolutamente nada.

Ahora bien, en el plano político
Ellos, nuestros abuelos inmediatos
¡Nuestros buenos abuelos inmediatos!
Se refractaron y se dispersaron
Al pasar por el prisma de cristal.
Unos pocos se hicieron comunistas.
Yo no sé si lo fueron realmente.
Supongamos que fueron comunistas
Lo que sé es una cosa:
Que no fueron poetas populares
Fueron unos reverendos poetas burgueses.

Hay que decir las cosas como son:
Sólo uno que otro
Supo llegar al corazón del pueblo.
Cada vez que pudieron
Se declararon de palabra y de hecho
Contra la poesía dirigida
Contra la poesía del presente
Contra la poesía proletaria.

Aceptemos que fueron comunistas
Pero la poesía fue un desastre
Surrealismo de segunda mano
Decadentismo de tercera mano
Tablas viejas devueltas por el mar.
Poesía adjetiva
Poesía nasal y gutural
Poesía arbitraria
Poesía copiada de los libros
Poesía basada

En la revolución de la palabra
En circunstancias de que debe fundarse
En la revolución de las ideas.
Poesía de círculo vicioso
Para media docena de elegidos:
˝Libertad absoluta de expresión.˝

Hoy nos hacemos cruces preguntando
Para qué escribirían esas cosas
¿Para asustar al pequeño burgués?
¡Tiempo perdido miserablemente!
El pequeño burgués no reacciona
Sino cuando se trata del estómago.

¡Qué lo van a asustar con poesías!

La situación es ésta:
Mientras ellos estaban
Por una poesía del crepúsculo
Por una poesía de la noche
Nosotros propugnamos
La poesía del amanecer.

Éste es nuestro mensaje
Los resplandores de la poesía
Deben llegar a todos por igual
La poesía alcanza para todos.

Nada más, compañeros
Nosotros condenamos
—Y esto sí que lo digo con respeto—
La poesía de pequeño dios
La poesía de vaca sagrada
La poesía de toro furioso.

Contra la poesía de las nubes
Nosotros oponemos
La poesía de la tierra firme
—Cabeza fría, corazón caliente
Somos tierrafirmistas decididos—
Contra la poesía de café
La poesía de la naturaleza
Contra la poesía de salón
La poesía de la plaza pública
La poesía de protesta social.

Los poetas bajaron del Olimpo.

Nicanor Parra

da “Obra Gruesa”, Editorial Universitaria, Santiago de Chile, 1969