Conversazione con Friedrich Nietzsche – Adam Zagajewski

Adam Zagajewski, foto di Damian Klamka

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Illustrissimo Signor Nietzsche,
mi pare di vederla, sì,
sulla terrazza del sanatorio, all’alba,
quando cala la nebbia e il canto gonfia
la gola degli uccelli.

Non troppo alto, la testa a forma d’obice,
lei scrive un nuovo libro
e una strana energia le scorre intorno:
mi pare di vedere i suoi pensieri che danzano
come eserciti possenti.

Lei sa che Anna Frank dai neri capelli è morta
e così i suoi compagni e le compagne,
i coetanei, le amiche dei compagni
e i suoi cugini.

Vorrei chiederle cosa sono le parole e cos’è
la chiarezza, perché mai le parole ardono
anche dopo cent’anni, nonostante il greve
fardello della terra.

È ovvio che non c’è nesso tra l’incanto
e il cupo dolore, la ferocia.
Esistono almeno due regni,
se non altri ancora.

Ma se Dio non esiste e nessuna forza
salda tra loro gli elementi,
che cosa sono le parole, da dove viene
quella luce interiore?

E da dove la gioia? Dove va il nulla?
Dove abita il perdono?
Perché i piccoli sogni svaniscono
al mattino, e quelli grandi crescono?

Adam Zagajewski

(Traduzione di Krystyna Jaworska)

da “La Tela, 1990”, in “Dalla vita degli oggetti”, Poesie 1983-2005, Adelphi, 2012

∗∗∗

Rozmowa z Fryderykiem Nietzschem

Wielce Szanowny Panie Fryderyku:
zdaje się, że widzę pana, tak,
na tarasie sanatorium, o świcie,
kiedy opada mgła i śpiew rozsadza
gardła ptaków.

Niewysoki, o głowie sklepionej jak pocisk,
pisze pan nową książkę
i dziwna energia płynie wokół pana:
zdaje się, że widzę pańskie myśli tańczące
jak wielkie wojska.

Pan wie, że umarła ciemnowłosa Anna Frank
i jej koledzy i koleżanki,
rówieśnicy, i koleżanki jej kolegów
i jej kuzyni.

Chcę pana spytać, czym są słowa i czym jest
jasność, dlaczego słowa płoną
nawet po stu latach, chociaż ziemia
jest taka ciężka.

To oczywiste, że nie ma związku między olśnieniem
i ciemnym bólem, okrucieństwem.
Istnieją przynajmniej dwa królestwa,
jeśli nie więcej.

Jeżeli jednak nie ma Boga i żadna siła
nie spaja różnych elementów,
to czym są słowa i skąd się bierze ich
wewnętrzne światło?

I skąd przychodzi radość? Dokąd idzie nicość?
Gdzie mieszka przebaczenie?
Dlaczego małe sny znikają nad ranem
a wielkie rosną?

Adam Zagajewski

da “Płótno, 1990”, in “Adam Zagajewski, Wiersze wybrane”, Wydawnictwo a5, 2010

«Quando ti scopri a te stesso imprevedibile» – Giorgio Manganelli

Foto di Philippe Halsman

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Quando ti scopri a te stesso imprevedibile
o innamorato, esperimenti
gesti solenni, inevitabili
che propongono nuovi lineamenti;
o squassa una danza arcaica
le membra inveterate,
o scelta d’una femmina;
in vite altre da te, a te sottratte
individui il ritmo
che la tua vita squadra
in tempi ragionevoli;
non ti appartieni più, sei
totalmente morto: e sei salvo.

Giorgio Manganelli

da “Poesie”, Crocetti, Milano, 2006

Cosí – Costantino Kavafis

Foto di Herbert List

 

In questa foto oscena – fu venduta
per la via, di nascosto dalla guardia –
in questa foto pornografica, com’è
che c’è un volto di sogno come questo?
com’è che ci sei tu.

Chissà che vita sordida e grama farai:
in che trucido ambiente ti sarai
fatto fotografare;
che anima da nulla è mai la tua.
Pure ancora di piú resti per me quel viso
di sogno, la figura
fatta e donata per piaceri greci –
cosí resti per me, cosí ti canto.

Costantino Kavafis 

aprile 1913

(Traduzione di Filippo Maria Pontani)

da “Poesie Nascoste”, “Lo Specchio” Mondadori, 1974

∗∗∗

Έτσι

Στην άσεµνην αυτή φωτογραφία που κρυφά
στον δρόµο (ο αστυνόµος να µη δει) πουλήθηκε,
στην πορνικήν αυτή φωτογραφία,
πώς βρέθηκε τέτοιο ένα πρόσωπο
του ονείρου· εδώ πώς βρέθηκες εσύ.

Ποιος ξέρει τι ξευτελισµένη, πρόστυχη ζωή θα ζεις·
τι απαίσιο θα ’ταν το περιβάλλον
όταν θα στάθηκες να σε φωτογραφήσουν·
τι ποταπή ψυχή θα είν’ η δική σου.
Μα µ’ όλα αυτά, και πιότερα, για µένα µένεις
το πρόσωπο του ονείρου, η µορφή
για ελληνική ηδονή πλασµένη και δοσµένη –
έτσι για µένα µένεις και σε λέγ’ η ποίησίς µου.

Κωνσταντίνος Καβάφης

da “Κρυμμένα Ποιήματα 1877-1923”, Ίκαρος, 1993

Luna multiforme – Paul Klee

Paul Klee, Mondaufgang, (St. Germain), 1915, Museum Folkwang, Essen

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Una luce alla stazione
nel bosco una goccia
nella barba del monte:
che non cada! che il cactus
non la trafigga!
che non scoppi la tosse!
.

Trema per il tuo corpo
guarda questi spazi – i sogni
non sono così
spaziosi – e – dove sei tu?
.

Dove sono
perse le coltri del sonno?
Dove la sabbia per il tenero piede?
Dov’è il nastro d’amore
della dolce mano?
In nessun luogo – ovunque?
.

non sono qui
– ardo con i morti –
.

Paul Klee

(Traduzione di Giorgio Manacorda)

da “Paul Klee, Poesie”, Guanda, Milano, 1978

***

Der Mond vielseitig

im Bahnhof eine von den Lampen
im Wald ein Tropfen im Bart
am Berg: daß er nicht rollt!
Daß ihn der Kaktus nicht spießt!
Daß ihr nicht niest!!
.

Zittre um Deinen Leib
sieh diese Räume
– Träume sind nicht so weit –
und – wo bist Du?
.

Wo sind Linnen
drinnen Schlaf sich fand?
Wo ist zartem Fuß ein Sand?
Nirgend – irgend??
.

bin nicht hier!
– glühe bei Toten –
.

Paul Klee

da “Gedichte”, ed. by Felix Klee, Peter Schifferli Verlags AG, “Die Arche”, Zürich, 1960

La tua casa – Giuseppe Conte

Foto di Luigi H. Perfetti

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ma ora sei tornato: sei soltanto
te stesso. Sai che cosa ti attende
al di là della porta. È la tua casa.

Il lungo tavolo di cristallo e acciaio
di fronte alla finestra dove passano
albe onde foglie di palma

ti attende, l’immobilità, l’angolo
dove sono il telefono e il fax
i giornali uno sull’altro, la posta,

i plichi dei libri, gli assegni.
Accenderai la sera il televisore,
proverai le tue penne d’argento, d’oro

che usi ormai così poco.
Rivedrai i quadri con le rose, le colline
e le lune, la clessidra, il suo

vetro e il peltro e la sabbia che scorre.
Tutto è perfetto, protetto
dal vento e dalla polvere. Ma tu

non sei mai stato felice, ricordalo,
mai dentro te stesso e dentro i muri
di una casa.

Giuseppe Conte

da “Dialogo del poeta e del messaggero”, “Lo Specchio” Mondadori, 1992