«non hai luogo o non sai o tardi solo» – Eugenio De Signoribus

Foto di Paolo Corradini

 

 

 

 

 

 

 

 

 

non hai luogo o non sai o tardi solo
è per saperlo o per vederci chiaro
ora che il giorno tutto ira è in volo
coi fumi cerebrali…

di qui non sei, qui certo non hai base,
sei uno che non passa, che non erge
o che non altro…, o che alla sua pelle
sta come un senzacasa…

Eugenio De Signoribus

da “Principio del giorno”, Garzanti, 2000

Tempesta in montagna – Vladimír Holan

Foto di Paul Himmel

 

Perché sorse la casa? Può darsi che sia proprio perché solo
vi accendessimo nella tempesta una candela benedetta…
E questo anche facciamo e lo facciamo volentieri,
poiché la vita è davvero luce
e persino il diavolo, dopo, è come se fosse in Dio.
Dietro tremula parabola porta la ragazza il vino
e la sua sembianza ci ricorda, con occhio puro,
che siamo ancora vivi
e che la mortalità della bellezza tuttora splende…
Ma appena quando cesserà di splendere, diventerà una stella.

Vladimír Holan

(Traduzione dal ceco di Vlasta Fesslová. Versi italiani di Marco Ceriani)

Dalla raccolta In progresso (Versi degli anni 1943 -1948)

da “Vladimír Holan, Addio?”, Arcipelago Edizioni, 2014

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Bouře v horách

Proč vznikl dům? Možná že vskutku jen proto,
abychom v něm za bouře rozžíhali hromničku…
A také to děláme a děláme to rádi,
neboť život je opravdu světlo,
a i ďábel jako by byl potom v Bohu.
Za třaslavého podobenství přináší dívka víno
a její zjev nám prostým okem připomíná,
že jsme ještě živi
a že smrtelnost krásy dosud září…
Ale teprve až vyzáří, stane se hvězdou.

Vladimír Holan

da “Na postupu: verše z let 1943-1948”, Československý spisovatel, 1964

Vita tagliata – Paolo Ruffilli

Jacques Henri Lartigue, Sala au rocher de la vierge, Biarritz, 1927

 

Non fu curiosità
e non fu noia
la cosa che mi spinse
e mi ha smarrito…
fu anzi la coscienza
minuziosa
di me e del mondo
a muovere e guidare
i passi ignoti
del mio precipitare.
Il mondo ed io,
corrispondenze esatte:
pietra senza labbro
e labbra senza verbo,
per quanto inseguo
e cerco.
Più che fuggire
gli sono andato
incontro,
ma niente ho mai
subito o abbandonato.
Ho sempre scelto,
e ho attaccato,
per ultimo me stesso…
né rinunciato affatto.
Ho scelto e amato,
sbagliando, sì,
e avendola aggredita
ho guardato in faccia,
tagliata, la mia vita.

Paolo Ruffilli

da “La sete, il desiderio”, in “Le stanze del cielo”, Marsilio, Venezia, 2008

Cartesio – Jorge Luis Borges

José María Fernández, Jorge Luis Borges

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Sono l’unico uomo sulla terra e forse non c’è terra né uomo.
Forse un dio mi inganna.
Forse un dio mi ha condannato al tempo, quella lunga illusione.
Sogno la luna e sogno i miei occhi che vedono la luna.
Ho sognato la sera e la mattina del primo giorno.
Ho sognato Cartagine e le legioni che desolarono Cartagine.
Ho sognato Virgilio.
Ho sognato la collina del Golgota e le croci di Roma.
Ho sognato la geometria.
Ho sognato il punto, la linea, il piano ed il volume.
Ho sognato il giallo, l’azzurro e il rosso.
Ho sognato la mia fragile infanzia.
Ho sognato le mappe e i regni e quella pena nell’alba.
Ho sognato l’inconcepibile dolore.
Ho sognato la mia spada.
Ho sognato Elisabetta di Boemia.
Ho sognato il dubbio e la certezza.
Ho sognato il giorno di ieri.
Forse non ebbi ieri, forse non sono nato.
Forse sogno d’aver sognato.
Sento un po’ di freddo, un po’ di paura.
Sul Danubio è ferma la notte.
Continuerò a sognare Cartesio e la fede dei suoi padri.

Jorge Luis Borges

(Traduzione di Domenico Porzio)

da “La cifra”, “Lo Specchio” Mondadori, 1981

∗∗∗

Descartes

Soy el único hombre en la tierra y acaso no haya tierra ni hombre.
Acaso un dios me engaña.
Acaso un dios me ha condenado al tiempo, esa larga ilusión.
Sueño la luna y sueño mis ojos que perciben la luna.
He soñado la tarde y la mañana del primer día.
He soñado a Cartago y a las legiones que desolaron a Cartago.
He soñado a Lucano.
He soñado la colina del Gólgota y las cruces de Roma.
He soñado la geometría.
He soñado el punto, la línea, el plano y el volumen.
He soñado el amarillo, el azul y el rojo.
He soñado mi enfermiza niñez.
He soñado los mapas y los reinos y aquel duelo en el alba.
He soñado el inconcebible dolor.
He soñado mi espada.
He soñado a Elizabeth de Bohemia.
He soñado la duda y la certidumbre.
He soñado el día de ayer.
Quizá no tuve ayer, quizá no he nacido.
Acaso sueño haber soñado.
Siento un poco de frío, un poco de miedo.
Sobre el Danubio está la noche.
Seguiré soñando a Descartes y a la fe de sus padres.

Jorge Luis Borges

da “La Cifra”, Alianza Editorial S.A. Madrid, 1981

L’ombra della luna – Piero Bigongiari

Foto di Cristina Venedict

 

Nulla, piú nulla, un suono non ti regge
assetata stasera al plenilunio,
è finita la vita oltre la tua legge,
questo vento s’immischia dentro il bruno
tuo pallore, come vano!
Si voltano le pergole, le azzurre
cenerarie dolorano:
se fuma un’ala lungo la facciata
tu perseguine l’ombra fino a dove
si spegne senza luna.

Piero Bigongiari

da “La figlia di Babilonia”, 1942, in “Stato di cose”, “Lo Specchio” Mondadori, 1968