«Prima dell’ultima curva del giorno» – Valerio Magrelli

Valerio Magrelli, foto di Dino Ignani

 

Prima dell’ultima curva del giorno
colgo delle parole con cui dormire:
nella sera esse riprendono
le vesti pesanti e accorte.
Il loro andare è misurato
e come mattoni allineati s’incastonano
nella bianca calce della pagina.
È un muro che scende dall’alto
il lento trascorrere del segno.
Non c’è finestra o spiraglio
ma preziosa e gremita
cura del fitto unire.
Vorrei fosse un’unica figura
la gemma che ancora dura e chiusa
il giardiniere stacca e si regala.

Valerio Magrelli

da “Rima palpebralis”, in “Ora serrata retinae”, Feltrinelli, 1980

«C’è silenzio tra una pagina e l’altra» – Valerio Magrelli

 

C’è silenzio tra una pagina e l’altra.
La lunga distesa della terra fino al bosco
dove l’ombra raccolta
si sottrae al giorno,
dove le notti spuntano
separate e preziose
come frutta sui rami.
In questo delirio
luminoso e geografico
io non so ancora
se essere il paese che attraverso
o il viaggio che vi compio.

Valerio Magrelli

da “Ora serrata retinae”, 1980, in “Le cavie, Poesie 1980-2018”, Einaudi, Torino, 2018

«Esistono libri che servono» – Valerio Magrelli

Foto di André Kertész

 

Esistono libri che servono
a svelare altri libri,
ma scrivere in genere è nascondere,
sottrarre alla realtà qualcosa
di cui sentirà la mancanza.
Questa maieutica del segno
indicando le cose con il loro dolore
insegna a riconoscerle.

Valerio Magrelli

da “Aequator lentis”, in “Ora serrata retinae”, Feltrinelli, 1980