Un giardino verde in inverno – Jarosław Iwaszkiewicz

Josef Sudek, Hushed Stillness in the Magic Garden, ca. 1962

 

Il mio mondo è il mio mondo
non posso aprirlo davanti a voi

E se anche descrivessi
le statue dei dodici mesi
celate nel fìtto verde

ognuno di voi vedrebbe
un verde diverso
una statua diversa
e non questo verde

E se descrivessi la mia tristezza
apparirebbe ridicola
e infantile

perché la mia tristezza
è piena d’incanto

come un giardino verde
in inverno

Jarosław Iwaszkiewicz

(Traduzione di Francesco Groggia)

dal volume Xenia ed Elegie (1970)

da “La mappa del tempo”, Edizioni Ponte Sisto, Roma, 2010

***

Ogród zielony w zimie

Mój świat jest moim światem
nie mogę go przed wami otworzyć

A gdybym nawet opisał
te posągi dwunastu miesięcy
schowane w gęstej zieleni

to każdy z was zobaczy
inną zieleń
posąg inny
i nie taką zieleń

A gdybym opisał mój smutek
wydałby się śmieszny
i dziecinny

bo mój smutek
jest pełen uroku

jak ogród zielony
w zimie

Jarosław Iwaszkiewicz

da “Xenie i elegie”, Warszawa: Czytelnik, 1970

A mia moglie – Jarosław Iwaszkiewicz

André Kertész, Newton, Connecticut, 1959

 

Spossato dalla bellezza, che ho pescato ogni giorno
Con pupille e orecchie avidamente spalancate
Quando morirò, non piangere. Mi addormenterò sazio di vita
Che è grande, difficile, e burrascosa.
La divinità, che nel fuoco mi percorreva le membra
Volerà in alto o si dissiperà;
Il cuore che batteva così vivo − si irrigidirà
E la voce diverrà una lettera morta.
Allora penserai, che troppo sparsi
Resteranno di me frammenti di parole
Ma sappi che più d’una volta le ore di rapimento
La parola mi soffocarono nel petto troppo stretto
Il mondo era troppo bello, perché solo a te
Donassi i miei versi. O amatissima
Ho guardato nello spazio smisurato
Mi hanno preso sentimenti smisurati
Ma quando qui le persone, lì le stelle nel cielo
Il cuore mi svolsero con un eterno arcolaio
Tu sei rimasta fedele come l’acqua, immutabile
L’unica al mondo che mi abbia amato.

Jarosław Iwaszkiewicz

Dal volume Ritorno in Europa (1931)

(Traduzione di Francesco Groggia)

da “La mappa del tempo”, Edizioni Ponte Sisto, Roma, 2010