Cosí lontano – Carol Ann Duffy

Foto di Anka Zhuravleva

 

Ti voglio e non sei qui. Mi soffermo
in questo giardino, a respirare il colore che è il pensiero
prima di diventare linguaggio nell’aria ferma. Pure il tuo nome
è un pallido spettro e, per quanto lo esali senza
posa, non mi rimarrà accanto. Stanotte
ti invento, ti immagino, i tuoi movimenti piú nitidi
delle parole che ti faccio dire e che hai già detto.

Ovunque tu sia ora, nella mia testa mi fissi
con uno sguardo, standotene qui mentre la luce fresca della sera
si dissolve nella terra. Sbaglio la tua bocca
ma sorride lo stesso. Ti stringo a me piú vicino, cosí lontano,
a inventare l’amore finché il canto di uccelli notturni
interrompe e muta quel che doveva succedere, di sicuro,
in ricordo. Le stelle ci stanno filmando senza scopo.

Carol Ann Duffy

(Traduzione di Floriana Marinzuli e Bernardino Nera) 

da “Lo splendore del tempio”, Crocetti Editore, 2012

∗∗∗

Miles Away 

I want you and you are not here. I pause
in this garden, breathing the colour thought is
before language into still air. Even your name
is a pale ghost and, though I exhale it again
and again, it will not stay with me. Tonight
I make you up, imagine you, your movements clearer
than the words I have you say you said before.

Wherever you are now, inside my head you fix me
with a look, standing here while cool late light
dissolves into the earth. I have got your mouth wrong,
but still it smiles. I hold you closer, miles away,
inventing love, until the calls of nightjars
interrupt and turn what was to come, was certain,
into memory. The stars are filming us for no one.

Carol Ann Duffy

da “Selling Manhattan”, LondonAnvil Press, 1987

Estasi – Carol Ann Duffy

Montserrat Gudiol, El Beso, 1974

 

Nei tuoi pensieri tutto il giorno, tu nei miei.
Gli uccelli cantano al riparo di un albero.
Sopra la preghiera della pioggia, un blu sterminato,
non il paradiso, che non va da nessuna parte, senza fine.
Perché mai le nostre vite si allontanano
da noi stesse, mentre rimaniamo intrappolate nel tempo,
in fila verso la morte? Sembra che nulla possa mutare
lo schema dei nostri giorni, alterare la rima
data da lutto in assonanza con diletto.
Poi sopraggiunge l’amore come un volo lesto di uccelli
dalla terra al paradiso dopo la pioggia. Un tuo bacio,
rievocato, sfila, come fossero perle, questa catena di parole.
Cieli immensi ci congiungono, unendo qui a lí.
Desiderio e passione nell’aria che pensa.

Carol Ann Duffy

(Traduzione di Floriana Marinzuli e Bernardino Nera)

da “Carol Ann Duffy, Lo splendore del tempio”, Crocetti Editore, 2012

***
Rapture

Thought of by you all day, I think of you.
The birds sing in the shelter of a tree.
Above the prayer of rain, unacred blue,
not paradise, goes nowhere endlessly.
How does it happen that our lives can drift
far from our selves, while we stay trapped in time,
queuing for death? It seems nothing will shift
the pattern of our days, alter the rhyme
we make with loss to assonance with bliss.
Then love comes, like a sudden flight of birds
from earth to heaven after rain. Your kiss,
recalled, unstrings, like pearls, this chain of words.
Huge skies connect us, joining here to there.
Desire and passion on the thinking air.

Carol Ann Duffy

da “Rapture”, London, Picador, 2005

Dire qualcosa – Carol Ann Duffy

Foto di René Groebli

 

Le cose assumono le tue sembianze; vestiti smessi, un telo inumidito 
nel bagno, mani vuote. Non è immaginazione. È
la materia calda e semplice dell’amore. In cuor mio lo do per scontato.

Ci svegliamo. Il nostro linguaggio privato dà inizio alla giornata.
Ci muoviamo per la casa come al solito. I sogni che
non sappiamo parafrasare ci sfumano tra le dita.

Ho sognato di non essere con te. Vagavo per una città
dove tu non abitavi, scrutavo gli sconosciuti, in cerca
di una parola per farli diventare te. Al risveglio eri accanto a me.

Tesoro, dico. Le parole banali del giorno raschiano
superfici piú buie. La tua assenza mi lascia con lo spettro
dell’amore, tazze di caffè o lenzuola che si raffreddano, i baci piú delicati.

Torno a casa a piedi, ti vedo accendere le luci. Entro
dentro, ti chiamo, dico qualcosa.

Carol Ann Duffy

(Traduzione di Floriana Marinzuli e Bernardino Nera) 

da “Lo splendore del tempio”, Crocetti Editore, 2012

∗∗∗

Saying Something

Things assume your shape; discarded clothes, a damp shroud
in the bathroom, vacant hands. This is not fiction. This is
the plain and warm material of love. My heart assumes it.

We wake. Our private language starts the day. We make
familiar movements through the house. The dreams we have
no phrases for slip through our fingers into smoke.

I dreamed I was not with you. Wandering in a city
where you did not live, I stared at strangers, searching
for a word to make them you. I woke beside you.

Sweetheart, I say. Pedestrian daylight terms scratch
darker surfaces. Your absence leaves me with the ghost
of love; half-warm coffee cups or sheets, the gentlest kiss.

Walking home, I see you turning on the lights. I come in
from outside calling your name, saying something.

Carol Ann Duffy

da “Standing Female Nude”, Anvil Press Poetry, 1985