Vita privata – Giuseppe Conte

Jack Vettriano, Days of wine and roses

 

E spesso, quando si fìniva di parlare
di libri e fotografia, Herlinde mi chiedeva
«com’è la tua vita privata, your private
life». Mi era sempre difficile rispondere.
Da dove cominciare? Perché non bere
ancora il vino bianco secco ghiacciato
che a lei piaceva tanto? «La mia vita
privata, deprived, senza senso, tagliata,
priva di dei e di demoni, vuoi dire,
senza sostanza e saldezza: un’ombra,
che non sa chi amare, e cosa».
Ma non mi venivano così le parole.
E ridevamo tantissimo insieme, come suole
chi non è innamorato.

Giuseppe Conte

da “Dialogo del poeta e del messaggero”, “Lo Specchio” Mondadori, 1992

Quando si torna dove si nasce – Giuseppe Conte

Fabrice Lamarche, The door

 

Ritorno a questa via, dove son nato
come una luce alla sua stella esplosa.
È questo il mio viaggio, questi
portoni, i due scalini di lavagna, le
facciate alte, scrostate, con le finestre
cieche, la salita, l’arco che segnava
il confine, giù la mia casa
che aveva la veranda sul cortile di
muschio e rovi attorno a un pozzo, e
il terrazzino azzurro, il pergolato
in bilico sopra gli orti dei nespoli.
Dietro quelle persiane, al terzo piano,
ci fu l’amore, c’era la guerra fuori
i soldati tedeschi ormai allo stremo, in
fuga. Il destino è tornare dove si è nati.
Lo sanno tutti i fiori, i templi, i soli
che sono come noi ancora da alzare
non profetati, e già polvere.

Giuseppe Conte

(Genova-Porto Maurizio, 28 settembre 1980)

da “Reincarnazioni, Rifioriture”, in “L’Oceano e il ragazzo”, Rizzoli, Milano, 1983 

«Sono qui seduto su un tappeto» – Giuseppe Conte

Colin Wilson on Hampstead Heath, 1956

XIV

Sono qui seduto su un tappeto
di foglie e fiori di primavera,

e il mio silenzio è una preghiera
ed ho con me la coppa e il vino.

Se la mia Amata fosse vicino
se la sua bocca lucente fosse qui.

Il profumo dei suoi baci
è più dolce del gelsomino.

Dicono che sono saggio perché
conosco tutte le parole di Dio

e so che il suo volto non si vede
ma a tutti i roseti concede

la sua porpora e il suo fuoco.
Ma io sono saggio perché bevo, gioco

canto mentre il tempo ci rapina.
Quante rose si apriranno stamattina

e quante ne cadranno domani
o sotto le raffiche degli uragani

avvizziranno. Il tempo ci affratella
noi che ci muoviamo sotto lo stesso cielo.

Non è la stessa per noi tutti quella
luna che sembra una melagrana

staccata lentamente dal suo ramo?
Ma io sono saggio perché amo.

Giuseppe Conte

da “Canti di Yusuf Abdel Nur”, in “Canti d’Oriente e d’Occidente”, “Lo Specchio” Mondadori, 1997

Materia madre – Giuseppe Conte

 

La materia è la madre nostra comune
siamo le zolle di terra da dove scocca
le sue frecce di primavera il papavero
e da dove cresce il grano
siamo l’erba sottile e i rami
giganti del cedro e le foglie del banano,
la materia è la madre, siamo le gocce
della pioggia che benedice e feconda
l’acqua dei fiumi che si può bere
l’acqua salata dell’onda
e della marea, siamo la pietra rocciosa
che strapiomba tra agavi e cactus
la sabbia del deserto tutta rosa
di nebbia e di miraggi.

La materia è la madre nostra comune
in lei siamo fratelli, siamo i raggi
del pianeta Venere, i ghiacci delle comete
le corolle abissali delle nebulose
costellazioni ancora segrete
e quelle dell’Orsa, del Toro, delle Pleiadi.

Lo Spirito che ci genera
come uomini e ci dà il canto
ama la materia e il suo grembo
come l’amò all’inizio, quando
la penetrò con un moto
vorticoso e veloce
finché fu
luce.

Giuseppe Conte

da “Ferite e rifioriture”, “Lo Specchio” Mondadori, 2006

«Ci siamo sempre amati come se fosse» – Giuseppe Conte

Foto dal film “La Jetée”, 1962

XII

Ci siamo sempre amati come se fosse
per noi incontrarci impossibile.

Forse per questo tutto è stato tra noi vero.
Quando il sole sorge, la luna tramonta;

non possono stare insieme per un intero
giorno due fonti di luce: eppure

niente vale di più che il quasi-mistero
del loro lento, necessario inseguirsi.

Giuseppe Conte

da “Canti di Yusuf Abdel Nur”, in “Canti d’Oriente e d’Occidente”, “Lo Specchio” Mondadori, 1997