Insieme – Paul Celan

 

Nel cielo dei garofani anche una bocca indugia a sorriderti.
Essa ancora conosce le vie a te,
la mezza foglia della tua notte,
l’ammutolita pianta dei nostri gridi.

Essa fa luce innanzi al buio e sulla porta dice le parole:

era pesante, il pesante;
un soffio era il vento che ti ha strappato via;
un cuore che batte ancora sotto la neve.

Le porte si aprono, se sentono che qui questo rimane vero:
il mio occhio col tuo vi va a stare,
come coppia piú oscura al seguito.
Piove come sempre, quando occhio a occhio si giunge
e alla coppia la piú oscura si appresta un sonno sprizzante
a sinistra di un garofano in volo.

Paul Celan

(1949 circa)

(Traduzione di Michele Ranchetti e Jutta Leskien)

da “Conseguito silenzio”, Einaudi, Torino, 1998

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Beisammen

Im Himmel der Nelken weilt auch ein Mund, dir zu lächeln.
Der kennt noch die Wege zu dir,
das halbe Blatt deiner Nacht,
das verstummte Gewächs unsrer Schreie.

Er leuchtet dem Dunkel voraus und spricht an den Toren die Worte:

Das Schwere war schwer;
ein Hauch war der Wind, der dich fortriß;
ein Herz, was noch schlägt unterm Schnee.

Die Tore gehn auf, wenn sie hören, daß solches hier wahr bleibt:
mein Aug zieht mit deinem dort ein
als dunkelstes Paar im Gefolge.
Es regnet wie immer, wenn Aug sich zu Aug fügt,
und dem dunkelsten Paar wird bereitet ein sprühender Schlaf
einer schwebenden Nelke zur Linken.

Paul Celan

da “Die Gedichte aus dem Nachlaß”, Suhrkamp, Frankfurt am Main, 1997

Ancora sulla strada di Zenna – Vittorio Sereni

Félix Vallotton, The Wind, 1910, The National Gallery of Art, Washington

 

Perché quelle piante turbate m’inteneriscono?
Forse perché ridicono che il verde si rinnova
a ogni primavera, ma non rifiorisce la gioia?
Ma non è questa volta un mio lamento
e non è primavera, è un’estate,
l’estate dei miei anni.
Sotto i miei occhi portata dalla corsa
la costa va formandosi immutata
da sempre e non la muta il mio rumore
né, piú fondo, quel repentino vento che la turba
e alla prossima svolta, forse, finirà.
E io potrò per ciò che muta disperarmi
portare attorno il capo bruciante di dolore…
ma l’opaca trafila delle cose
che là dietro indovino: la carrucola nel pozzo,
la spola della teleferica nei boschi,
i minimi atti, i poveri
strumenti umani avvinti alla catena
della necessità, la lenza
buttata a vuoto nei secoli,
le scarse vite che all’occhio di chi torna
e trova che nulla nulla è veramente mutato
si ripetono identiche,
quelle agitate braccia che presto ricadranno,
quelle inutilmente fresche mani
che si tendono a me e il privilegio
del moto mi rinfacciano…
Dunque pietà per le turbate piante
evocate per poco nella spirale del vento
che presto da me arretreranno via via
salutando salutando.
Ed ecco già mutato il mio rumore
s’impunta un attimo e poi si sfrena
fuori da sonni enormi
e un altro paesaggio gira e passa.

Vittorio Sereni

da “Gli strumenti umani”, Einaudi, Torino, 1965

«Venni da te con una mia preghiera» – Stefan George

Theodor Hilsdorf, Portrait de Stefan George, 1930

 

Venni da te con una mia preghiera
La sera che per te candele ardevano
Così sopra tessuti di velluto
Ti ho dato la mia dote di diamanti.

Ma non sai nulla tu del sacrificio ⋅
Di candelabri con le braccia alzate ⋅
Del fumo senza nubi del braciere
Che scalda il buio di templi severi ⋅

Di angeli raccolti nelle nicchie
Riflessi in lampadari di cristallo ⋅
Del balbettare di preghiere ardenti
Dei sospiranti nell’oscurità

E nulla sai dei desideri che
Gemono giù al fondo dell’altare..
Prendi esitante gelida indecisa
Pietre brillanti di fervide lacrime.

Stefan George

(Traduzione di Giorgio Manacorda)

daViandante nella neve”, in “Stefan George, L’anno dell’anima”, SE, 1986

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«Ich trat vor dich mit einem segenspruche»

Ich trat vor dich mit einem segenspruche
Am abend wo für dich die kerzen brannten
Und reichte dir auf einem sammtnen tuche
Die höchste meiner gaben: den demanten.
 
Du aber weisst nichts von dem opferbrauche ·
Von blanken leuchtern mit erhobnen ärmen ·
Von schalen die mit wolkenreinem rauche
Der strengen tempel finsternis erwärmen
 
Von engeln die sich in den nischen sammeln
Und sich bespiegeln am kristallnen lüster ·
Von glühender und banger bitte stammeln
Von halben seufzern hingehaucht im düster
 
Und nichts von wünschen die auf untern sprossen
Des festlichen altars vernehmlich wimmern..
Du fassest fragend kalt und unentschlossen
Den edelstein aus gluten tränen schimmern.

Stefan George

daWaller im Schnee”, inDas Jahr der Seele”, 1897

Terrazza – Vittorio Sereni

Ferdinando Scianna, Marpessa, 1987

 

Improvvisa ci coglie la sera.
                                                     Piú non sai
dove il lago finisca;
un murmure soltanto
sfiora la nostra vita
sotto una pensile terrazza.

Siamo tutti sospesi
a un tacito evento questa sera
entro quel raggio di torpediniera
che ci scruta poi gira se ne va.

Vittorio Sereni

da “Frontiera”, Edizione di Corrente, Milano, 1941

«La fedeltà mi obbliga a vegliarti» – Stefan George

Stefan George, Foto di Jacob Hilsdorf, 1910

 

La fedeltà mi obbliga a vegliarti ⋅
Mi soffermo sul tuo dolce soffrire ⋅
Mi è sacro desiderio essere triste
Per godere con te la tua tristezza.

Un benvenuto mai mi accoglierà ⋅
Per quanto durerà la nostra unione
Umile e ansioso devo riconoscere
Eredità d’inverni in un destino.

Stefan George

(Traduzione di Giorgio Manacorda)

da “Viandante nella neve”, in “Stefan George, L’anno dell’anima”, SE, 1986

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«Noch zwingt mich treue über dir zu wachen»

Noch zwingt mich treue über dir zu wachen
Und deines duldens schönheit dass ich weile
Mein heilig streben ist mich traurig machen
Damit ich wahrer deine trauer teile.
 
Nie wird ein warmer anruf mich empfangen ·
Bis in die späten stunden unsres bundes
muss ich erkennen mit ergebnem bangen
Das herbe Schicksal winterlichen fundes.

Stefan George

da “Waller im Schnee”in “Das Jahr der Seele”, 1897