Luce opprimente – Robert Walser

Illustrazione di Karl Walser

 

Due alberi sorgono nella neve,
il cielo, stanco della luce,
se ne va e nei dintorni non c’è nulla
fuorché malinconia.

E dietro gli alberi sporgono
scure abitazioni.
Ora si sente dire qualcosa,
ora abbaiano dei cani.

Nella casa appare adesso
l’amata lampada a forma di luna.
La luce di nuovo si spegne,
è come se si aprisse una ferita.

Com’è piccola qui la vita
e come grande è il nulla.
Il cielo, stanco della luce,
ha dato tutto alla neve.

I due alberi piegano
l’uno verso l’altro le loro teste.
Nubi attraversano in girotondo
la quiete del mondo.

Robert Walser

(Traduzione di Antonio Rossi)

da “Robert Walser, Poesie”, con le illustrazioni di Karl Walser, Edizioni Casagrande, 2019

∗∗∗

Drückendes Licht

Zwei Bäume stehen im Schnee,
der Himmel, müde des Lichts,
zieht heim, und sonst ist nichts
als Schwermut in der Näh’.

Und hinter den Bäumen ragen
dunkle Häuser hinauf.
Jetzt hört man etwas sagen,
jetzt hellen Hunde auf.

Nun erscheint der liebe, runde
Lampenmond im Haus.
Nun geht das Licht wieder aus,
als klaffte eine Wunde.

Wie klein ist hier das Leben
und wie groß das Nichts.
Der Himmel, müde des Lichts,
hat alles dem Schnee gegeben.

Die zwei Bäume neigen
ihre Köpfe sich zu.
Wolken durchziehn die Ruh’
der Welt im Reigen.

Robert Walser

Edizione di riferimento:

R. Walser, Die Gedichte, hrsg. von J.Greven, Zürich-Frankfurt am Main, Suhrkamp, 1986

Chi dice un altro mondo – Christine Koschel

I

Accenderemo una morte
dai monti d’ossa
che vi farà meraviglia
rendendovi alla pellegrinante sopravvivenza
pattuglie di cifre nei libri dei morti
delle celate esecuzioni
i trapanati portatori di mistero
pungono con forza di semi
tenace dal grumo alla fine
si alza uno stelo
vivificando la magra terra

II

La conoscenza velenosa nel disponibile
il battito salvato del polso
sono già provate le nevrosi
non sono più nidi nella persona
nell’uccisione dell’amore cadere
sull’abito nuziale di bestie brucianti
nella loro schiera d’angoscia ascoltare

il gioioso bisbiglio degli occhi
vivere nel solco ignoto

III

Chi è solo dice un altro mondo
la sua nobiltà diventa inerme
brama, Isacco, nel germe le lingue di giubilo più alto
per spronare oltre il padre la vittima
la tragedia mi ha circonciso
l’umanismo monocolo mi ha pestato.
Guardiano sono della mutilazione

chi dice un altro mondo
giace imbavagliato nell’infanzia
crociate covano sotto le braci.

Christine Koschel

(Traduzione di Elémire Zolla)

da “L’urgenza della luce”, Casa Editrice Le Lettere, 2004

∗∗∗

Wer eine andere welt sagt

I

wir werden einen Tod entzünden
aus den Knochenbergen
der euch Wunder gibt
macht euch an das reisige überleben
Zahlenstaffeln in den Totenbüchern
der verschleierten Exekutionen
die durchbohrten Geheimnisträger
stechen mit Samenkraft
zäh aus der Krume am Ende
steigt ein Halm
das magere Erdreich erquickend

II

die giftig Besinnung im Allerlei
der gerettete Pulsschlag
geprüft sind die Neurosen
keine Nester mehr im Selbst
in die Tötung der Liebe fallen
auf das Hochzeitskleid brennender Tiere
in ihrer Angstschar horchen
unter der Flüsterlust ihrer Augen
in unbekannter Furche leben

III

wer einsam ist sagt eine andere Welt
sein Adel wird schutzlos
lechze Isaac im Keime die Jubelzungen höher
über den Vater hinaus das Opfer zu spornen
die Tragödie hat mich beschnitten
der Humanismus einäugig zerstampft
Wächter bin ich der Lähmung

wer eine andere Welt sagt
liegt in der Kindheit geknebelt
Kreuzzüge schwelen.

Christine Koschel

da “Phdhlfuga. Gedichte und Prosagedichte”, Piper Verlag, München, 1966

Stella mattutina – Robert Walser

Robert Walser

 

Apro la finestra,
c’è un’opaca luce mattutina.
Ha smesso di nevicare,
una grande stella è al suo posto.

La stella, la stella
è meravigliosa.
L’orizzonte è bianco di neve,
bianche di neve sono le cime.

Fresca e profonda
quiete mattutina nel mondo.
Ogni voce risuona chiara,
i tetti luccicano come tavoli per bambini.

Tutto è silenzioso e bianco:
un grande splendido deserto
il cui freddo silenzio rende vano
ogni commento. Dentro di me avvampo.

Robert Walser

(Traduzione di Antonio Rossi)

daRobert Walser, Poesie”, con le illustrazioni di Karl Walser, Edizioni Casagrande, 2019

∗∗∗

Morgenstern

Ich mache das Fenster auf,
es ist dunkle Morgenhelle.
Das Schneien hörte schon auf,
ein großer Stern ist an seiner Stelle.

Der Stern, der Stern
ist wunderbar schön.
Weiß von Schnee ist die Fern’,
weiß von Schnee alle Höhn.

Heilige, frische
Morgenruh in der Welt.
Jeder Laut deutlich fällt;
die Dächer glänzen wie Kindertische.

So still und weiß:
Eine große schöne Einöde,
deren kalte Stille jede
Äußerung stört; in mir brennt’s heiß.

Robert Walser

Edizione di riferimento:

R. Walser, Die Gedichte, hrsg. von J.Greven, Zürich-Frankfurt am Main, Suhrkamp, 1986

Ritratto di un’ombra – Paul Celan

Foto di Anastasia Laktina

 

I tuoi occhi, orma di luce dei miei passi;
la tua fronte, solcata dal lampo delle spade;
i tuoi sopraccigli, orlo della rovina;
le tue ciglia, messi di lunghe lettere;
i tuoi riccioli, corvi, corvi, corvi;
le tue guance, stemma del mattino;
le tue labbra, ospiti tardivi;
le tue spalle, statua dell’oblio;
i tuoi seni, amici delle mie serpi;
le tue braccia, ontani alla porta del castello;
le tue mani, tavole di morti giuramenti;
i tuoi fianchi, pane e speranza;
il tuo sesso, legge dell’incendio boschivo;
le tue cosce, ali nell’abisso;
i tuoi ginocchi, maschere della tua boria;
i tuoi piedi, teatro d’armi dei pensieri;
le tue piante, cripte di fiamme;
la tua orma, occhio del nostro addio.

Paul Celan

(1948, probabilmente dopo il mese di luglio)

(Traduzione di Michele Ranchetti e Jutta Leskien)

da “Conseguito silenzio”, Einaudi, Torino, 1998

∗∗∗

Bildnis eines Schattens

Deine Augen, Lichtspur meiner Schritte;
deine Stirn, gefurcht vom Glanz der Degen;
deine Brauen, Wegrand des Verderbens;
deine Wimpern, Boten langer Briefe;
deine Locken, Raben, Raben, Raben;
deine Wangen, Wappenfeld der Frühe;
deine Lippen, späte Gäste;
deine Schultern, Standbild des Vergessens;
deine Brüste, Freunde meiner Schlangen;
deine Arme, Erlen vor dem Schloßtor;
deine Hände, Tafeln toter Schwüre;
deine Lenden, Brot und Hoffnung;
dein Geschlecht, Gesetz des Waldbrands;
deine Schenkel, Fittiche im Abgrund;
deine Kniee, Masken deiner Hoffart;
deine Füße, Walstatt der Gedanken;
deine Sohlen, Flammengrüfte;
deine Fußspur, Auge unsres Abschieds.

Paul Celan

da “Die Gedichte aus dem Nachlaß”, Suhrkamp, Frankfurt am Main, 1997

«Quando ci incontrammo» – Inge Müller

Amedeo Modigliani, Jeanne Hébuterne con cappello, 1918

 

Quando ci incontrammo
In una strada laterale delle nostre vie
Sentivi paura della vita
Sentivo paura della morte
Che era vicina e vedemmo il cielo rosso
Avvolgerci soffice come una coperta di lana
E ci riscaldammo per un attimo

L’attimo
Durò sette estati. Quando levammo gli occhi
Il tempo era già trascorso.

Inge Müller

(Traduzione di Gio Batta Bucciol)

dalla rivista “Poesia”, Anno XXIII, Febbraio 2010, N. 246, Crocetti Editore