Con alterna chiave – Paul Celan

 

Con alterna chiave
tu schiudi la casa dove
la neve volteggia delle cose taciute.
A seconda del sangue che ti sprizza
da occhio, bocca ed orecchio
varia la tua chiave.

Varia la tua chiave, varia la parola
cui è concesso volteggiare coi fiocchi.
A seconda del vento che via ti spinge
s’aggruma attorno alla parola la neve.

Paul Celan

(Traduzione di Giuseppe Bevilacqua)

da “Di soglia in soglia”, Einaudi, Torino, 1966

∗∗∗

Mit wechselndem Schlüssel

Mit wechselndem Schlüssel
schließt du das Haus auf, darin
der Schnee des Verschwiegenen treibt.
Je nach dem Blut, das dir quillt
aus Aug oder Mund oder Ohr,
wechselt dein Schlüssel.

Wechselt dein Schlüssel, wechselt das Wort,
das treiben darf mit den Flocken.
Je nach dem Wind, der dich fortstößt,
ballt um das Wort sich der Schnee.

Paul Celan

da “Von Schwelle zu Schwelle”, Deutsche Verlags-Anstalt, Stuttgart, 1955

Al fanciullo Elis – Georg Trakl

Dipinto di Thure Sundell

 

Elis, quando il merlo chiama nel bosco nero,
Questo è il tuo tramonto.
Le tue labbra bevono la frescura dell’azzurra sorgente.

Lascia se la fronte ti sanguina lieve
Leggende piú antiche
E l’oscuro significato dei voli.

Ma entri con molli passi nella notte
Che pende folta di grappoli purpurei
E piú bello muovi le braccia nell’azzurro.

Un roveto risuona
Dove sono i tuoi occhi lunari.
Oh, da quanto, Elis, da quanto tu sei morto.

Il tuo corpo è un giacinto
In cui un monaco immerge le ceree dita.
Una caverna nera è il nostro silenzio,

Ne esce talora mite un animale
E lento cala le palpebre pesanti.
Sulle tue tempie goccia rugiada nera,

L’ultimo oro di consunte stelle.

Georg Trakl

(Traduzione di Ida Porena)

da “Georg Trakl, Poesie”, Einaudi, Torino, 1979

∗∗∗

An den Knaben Elis

Elis, wenn die Amsel im schwarzen Wald ruft,
Dieses ist dein Untergang.
Deine Lippen trinken die Kühle des blauen Felsenquells.

Laß, wenn deine Stirne leise blutet
Uralte Legenden
Und dunkle Deutung des Vogelflugs.

Du aber gehst mit weichen Schritten in die Nacht,
Die voll purpurner Trauben hängt,
Und du regst die Arme schöner im Blau.

Ein Domenbusch tönt,
Wo deine mondenen Augen sind.
O, wie lange bist, Elis, du verstorben.

Dein Leib ist eine Hyazinthe,
In die ein Mönch die wächsernen Finger taucht.
Eine schwarze Höhle ist unser Schweigen,

Daraus bisweilen ein sanftes Tier tritt
Und langsam die schweren Lider senkt.
Auf deine Schläfen tropft schwarzer Tau,

Das letzte Gold verfallener Sterne.

Georg Trakl

da “Gedichte”, Leipzig: Kurt Wolff Verlag, 1913

F. C. – Hans Magnus Enzensberger

 

Un bambino allegro: questo ci consta. In provincia a quei tempi i castelli
erano ancora tutti di legno. Nella capitale
l’acciottolato tutto intoppi e inciampi. Le sere erano quiete.
Torce, fiaccole e lanterne.

Mi rimpinzano come fossi un cavallo. Lo zar gli regala
pur sempre un diamante. Scarseggiano per altro i ricordi
di quegli anni: qualche biglietto, fiocco e violetta pressata
contro il cristallo della vetrina, souvenir di Varsavia.

Il viaggio in Occidente tira per le lunghe. Copiate sono
le mie partiture, orlati i miei fazzoletti. Parigi
ha ciottoli a sufficienza per quattromila barricate.
Le diligenze non sono puntuali. È un anno di sangue.

Eppure tutto esaurito nei teatri. Corone d’alloro, banchetti.
Tutto ciò che sinora ho veduto mi pare insopportabilmente antiquato.
Ricevimenti dai Rothschild e dai Radziwiłł. Il suo tocco discreto
sino all’estinguimento: i martelletti sfiorano appena le corde, dice Berlioz.

Nel Passage des Panoramas crepitano le lucerne a gas. È lí
che s’incontrano due emigranti. Al grande Salone d’Autunno
nella capitale del secolo decimonono fa la sua apparizione
un filosofo di Berlino. Si discute di moda. Come siamo grandi

e poetici nelle nostre scarpe di vernice e nelle nostre cravatte.
È forse una citazione? Colazione al Café Anglais. Le redingote di Dautremont:
color malva. La biancheria puro batista. L’incarnato quasi trasparente.
Congedandosi B. dice: La forza decisiva

è quella della mano sinistra ¹. Ma cos’è una forza decisiva?
Le ammiratrici: ochette colte, alta nobiltà. Sulla sua vita privata
sarebbe eccessivo ogni commento. Sono disadatto ai concerti. L’alito
del pubblico mi soffoca. Lavoratore minuzioso. Legittimista. Dandy.

Diffida d’ogni lode. Si paragona a un cipresso. Il pianoforte
è un secondo me stesso. I critici vedono «progressi».
Si atteggia a timido e scontroso, parla di mera tecnica.
Eppure per la barcarola prescrive voce sfogato: libero e spregiudicato.

Le duchesse dicono: è incantevole quel suo tossire. Una spossatezza
che difficilmente si spiega. Bagni a Enghien. Irritabilità.
Nella laringe la morte agguata. La prima emorragia,
la rivoluzione di febbraio: il mio concerto venne cancellato.

In sua vece un viaggio in Inghilterra. Suona per la regina.
Il prato è gradevole, ma quell’olezzo di carbone!
(Manca d’impegno). L’economia dei suoi lavori:
cannoni sommersi dai fiori – sommersi, o seppelliti?

Sente dolore, chiede il medico. (Vista sulla Place Vendôme).
Risposta: Non piú. Di una cattiva coscienza
non era dotato. La mano sinistra era buona.
L’implacabile foga con cui, vita natural durante,

parteggiò per il superfluo, difficilmente si spiega.

Hans Magnus Enzensberger

(Traduzione di Vittoria Alliata)

da “Mausoleum, Trentasette ballate tratte dalla storia del progresso”, Einaudi, Torino, 2017

¹. «Tutti i colpi decisivi saranno assestati con la mano sinistra», osservó Walter Benjamin (indicato nel testo come B.) nel suo scritto Strada a senso unico (in W. Benjamin, Opere complete, vol. II, p. 413). Il duplice significato della parola Schlag (colpo/tocco) non puó essere reso in italiano.

∗∗∗

F. C. (1810—1849)

Ein heiteres Kind: soviel wissen wir. Die Schlösser in der Provinz
waren damals noch ganz aus Holz. In der Hauptstadt
haperte es mit dem Pflaster. Die Abende waren still.
Kienspäne, Handlaternen und Fackeln.

Sie mästen mich, als ob ich ein Pferd wäre. Immerhin,
der Zar schenkt ihm einen Diamanten. Sonst erinnert nicht viel
an diese Jahre: ein paar Billets, Schleifen, gepreßte Veilchen
unterm Glas der Vitrine, Warschauer Souvenirs.

Die Abreise nach dem Westen hat sich verzögert. Meine Partituren
sind kopiert, meine Taschentücher gesäumt. Paris
hat Pflastersteine genug für viertausend Barrikaden.
Die Kutschen sind unpünktlich. Es ist ein blutiges Jahr.

Doch die Säle sind ausverkauft. Lorbeerkränze, Bankette. Alles,
was ich bisher gesehen habe, scheint mir unerträglich veraltet.
Empfänge bei Rothschilds und Radziwiłłs. Sein Anschlag diskret
bis zum Erlöschen: Die Hämmer berühren kaum die Saiten, sagt Berlioz.

In der Passage des Panoramas zischen die Gasflammen. Dort
begegnen einander zwei Emigranten. Zum Großen Herbstsalon
in der Hauptstadt des neunzehnten Jahrhunderts erscheint
ein Philosoph aus Berlin. Man spricht über Mode. Wie groß

und poetisch wir sind in unsern Lackschuhen und Kravatten.
Ist das ein Zitat? Frühstück im Café Anglais. Die Gehröcke von Dautremont:
malvenfarben. Die Wäsche Batist. Die Gesichtsfarbe fast durchsichtig.
Zum Abschied sagt B.: Die entscheidenden Schläge

werden mit der linken Hand geführt. Aber was sind die entscheidenden Schläge?
Die Anbeterinnen: gebildete Amseln, Hochadel. Über sein Privatleben
wäre jedes Wort zuviel. Ich bin für Konzerte ungeeignet. Der Atem
der Leute erstickt mich. Minutiöser Arbeiter. Legitimist. Dandy.

Mißtraut jedem Lob. Vergleicht sich mit einer Zypresse. Das Klavier
ist mein zweites Ich. Die Kritiker sehen »Fortschritte«.
Er gibt sich abweisend, nüchtern, spricht von reiner Technik.
Doch für die Barcarole schreibt er voce sfogato vor: frei und rücksichtslos.

Die Gräfinnen sagen: Er hustet sehr anmutig. Diese Müdigkeit
ist schwer erklärlich. Bäder in Enghien. Reizbarkeit.
Im Kehlkopf sitzt etwas Tödliches. Der erste Blutsturz,
die Februar-Revolution: Mein Konzert mußte ausfallen.

Stattdessen eine Reise nach England. Er spielt vor der Queen.
Der Rasen ist angenehm, aber der Kohlengeruch!
(Mangel an Engagement). Die Ökonomie seiner Arbeiten:
unter Blumen eingesenkte Kanonen – eingesenkt, oder verschüttet?

Haben Sie Schmerzen, fragt der Arzt. (Blick auf die Place Vendôme).
Antwort: Nicht mehr. Über ein schlechtes Gewissen
verfügte er nicht. Seine linke Hand war gut.
Die Unerbittlichkeit, mit der er, Zeit seines Lebens,

für das Überflüssigste eintrat, ist schwer zu erklären.

Hans Magnus Enzensberger

da “Mausoleum. Siebenunddreißig Balladen aus der Geschichte des Fortschritts”, Suhrkamp Verlag, Frankfurt am Main, 1975

Nel parco – Georg Trakl

 

Vagando ancora nel vecchio parco,
Oh, silenzio di fiori gialli e rossi!
Anche voi in lutto, divinità miti,
E l’oro autunnale dell’olmo.
Immobile svetta sullo stagno azzurrino
La canna, a sera ammutolisce il tordo.
Oh, china anche tu la fronte
Al marmo consunto degli avi.

Georg Trakl

(Traduzione di Ida Porena)

da “Georg Trakl, Poesie”, Einaudi, Torino, 1979

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Im Park

Wieder wandelnd im alten Park,
O! Stille gelb und roter Blumen.
Ihr auch trauert, ihr sanften Götter,
Und das herbstliche Gold der Ulme.
Reglos ragt am bläulichen Weiher
Das Rohr, verstummt am Abend die Drossel.
O! dann neige auch du die Stirne
Vor der Ahnen verfallenem Marmor.

Georg Trakl

da “Der Herbst des Einsamen”, Kurt Wolff, München, 1920

Frammenti – Gottfried Benn

Saul Leiter, Untitled, New York, 1950

 

Frammenti,
espurghi dell’anima,
coaguli di sangue del ventesimo secolo –

cicatrici – disturbo circolatorio della creazione ai primordi,
in rovina le religioni storiche di cinque secoli,
la scienza: crepe nel Partenone,
Planck con la sua teoria dei quanti andava
confuso a confluire con Keplero e con Kierkegaard¹ –
ma sere c’erano² che avevano i colori
di Dio padre, morbidi, a lunghe onde,
irrefutabili nel loro silenzio
d’azzurro fluente,
il colore degli introversi,
allora ci si riuniva,
le mani posate sui ginocchi
alla buona, fra contadini,
a bere in silenzio, concentrati,
coi garzoni che suonavano l’armonica –

e altre sere invece³
tormentate da circonvoluzioni interiori,
da impulsi ad arcuarsi,
da compressioni anelanti allo stile
o da cacce all’amore.

Crisi d’espressione e accessi erotici:
questo è l’uomo d’oggi,
l’interno vuoto,
la continuità della persona
garantita dagli abiti
che se di buona stoffa durano dieci anni.

Il resto frammenti,
suoni a metà,
accenni di melodie da case vicine,
spirituals negri
o ave marie.

Gottfried Benn

Giugno 1950

(Traduzione di Anna Maria Carpi)

da “Frammenti e distillazioni”, Einaudi, Torino, 2004

¹M. Planck (1858-1947), fisico tedesco autore della rivoluzionaria «teoria dei quanti», confluisce con Keplero (1571-1630) e S. Kierkegaard (1813-55) il filosofo danese della fede assoluta e dell’abisso fra uomo e Dio: i tre sono tutt’uno, il progresso scientifico non esiste e la storia è solo una catastrofe indifferenziata. Sui manoscritti il testo aveva delle varianti (Schuster, Gedichte I, p. 486): al posto di Kierkegaard troviamo Pascal, e «Planck diventò Keplero».
²Siamo a Sellin, il villaggio contadino dove Benn è cresciuto.
³Sere artificiali nella nevrosi della metropoli. (Anna Maria Carpi)

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Fragmente

Fragmente,
Seelenauswürfe,
Blutgerinnsel des zwanzigsten Jahrhunderts –

Narben – gestörter Kreislauf der Schöpfungsfrühe,
die historischen Religionen von fünf Jahrhunderten zertrümmert,
die Wissenschaft: Risse im Parthenon,
Planck rann mit seiner Quantentheorie
zu Kepler und Kierkegaard neu getrübt zusammen –

aber Abende gab es, die gingen in den Farben
des Allvaters, lockeren, weitwallenden,
unumstößlich in ihrem Schweigen
geströmten Blaus,
Farbe der Introvertierten,
da sammelte man sich
die Hände auf das Knie gestützt
bäuerlich, einfach

und stillem Trunk ergeben
bei den Harmonikas der Knechte –
und andere
gehetzt von inneren Konvoluten,
Wölbungsdrängen,
Stilbaukompressionen
oder Jagden nach Liebe.

Ausdruckskrisen und Anfälle von Erotik:
das ist der Mensch von heute,
das Innere ein Vakuum,
die Kontinuität der Persönlichkeit
wird gewahrt von den Anzügen,
die bei gutem Stoff zehn Jahre halten.

Der Rest Fragmente,
halbe Laute,
Melodienansätze aus Nachbarhäusern,
Negerspirituals
oder Ave Marias.

Gottfried Benn

da “Fragmente e Destillationen”, in “Sämtliche Werke”, J. G. Cotta’sche Buchhandlung Nachfolger G.m.b.H., Stuttgart, 1986