La malattia dell’olmo – Vittorio Sereni

Vittorio Sereni

 

 

 

 

 

 

 

 

Se ti importa che ancora sia estate
eccoti in riva al fiume l’albero squamarsi
delle foglie più deboli: roseogialli
petali di fiori sconosciuti
– e a futura memoria i sempreverdi
immobili.

Ma più importa che la gente cammini in allegria
che corra al fiume la città e un gabbiano
avventuratosi sin qua si sfogli
in un lampo di candore.

Guidami tu, stella variabile, fin che puoi…

– e il giorno fonde le rive in miele e oro
le rifonde in un buio oleoso
fino al pullulare delle luci.
                                                Scocca
da quel formicolio
un atomo ronzante, a colpo
sicuro mi centra
dove più punge e brucia.

Vienmi vicino, parlami, tenerezza,
– dico voltandomi a una
vita fino a ieri a me prossima
oggi così lontana – scaccia
da me questo spino molesto,
la memoria:
non si sfama mai.

È fatto – mormora in risposta
nell’ultimo chiaro
quell’ombra – adesso dormi, riposa.

                                                                   Mi hai
tolto l’aculeo, non
il suo fuoco – sospiro abbandonandomi a lei
in sogno con lei precipitando già.

Vittorio Sereni

da “Stella variabile”, Garzanti, 1981

«Quale illusione, quale demenza» – Giorgio Manganelli

Foto di Toni Schneiders

 

Quale illusione, quale demenza
potrà ingannare
questa radice di morte
che ci cresce affettuosa
nel centro del corpo –
quale donna, o inganno di parole,
quale sofisma di credente
o viltà di sillogismi
ci indurrà ad eludere
la salda vocazione
che dispone il disordine del corpo
nella maternità del niente?

Giorgio Manganelli

da “Poesie”, Crocetti Editore, 2006

Senza esclamativi – Giorgio Caproni

Foto di Donata Wenders

Ach, wo ist Juli
und das Sommerland

Com’è alto il dolore.
L’amore, com’è bestia.
Vuoto delle parole
che scavano nel vuoto vuoti
monumenti di vuoto. Vuoto
del grano che già raggiunse
(nel sole) l’altezza del cuore.

Giorgio Caproni

da “Il muro della terra”, Garzanti, 1975

«Sa sedurre la carne la parola» – Patrizia Valduga

Donata Wenders, Reflection, Berlin, 2006

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Sa sedurre la carne la parola,
prepara il gesto, produce destini…
È martirio il verso,
è emergenza di sangue che cola
e s’aggruma ai confini
del suo inverso sessuato, controverso.

Patrizia Valduga

da “Medicamenta e altri medicamenta”, Einaudi, Torino, 1989

Le mani – Vittorio Sereni

Foto di Ferdinando Scianna

 

Queste tue mani a difesa di te:
mi fanno sera sul viso.
Quando lente le schiudi, là davanti
la città è quell’arco di fuoco.
Sul sonno futuro
saranno persiane rigate di sole
e avrò perso per sempre
quel sapore di terra e di vento
quando le riprenderai.

Vittorio Sereni

da “Frontiera”, Edizione di Corrente, Milano, 1941