«Anche tu sei l’amore» – Cesare Pavese

Foto di Ferdinando Scianna

 

Anche tu sei l’amore.
Sei di sangue e di terra
come gli altri. Cammini
come chi non si stacca
dalla porta di casa.
Guardi come chi attende
e non vede. Sei terra
che dolora e che tace.
Hai sussulti e stanchezze,
hai parole – cammini
in attesa. L’amore
è il tuo sangue – non altro.

Cesare Pavese

[23 giugno 1946]

da “Due poesie a T”, in “Cesare Pavese, Le Poesie”, Einaudi, Torino, 1998

Segnassero una strada queste righe azzurrine – Pierluigi Cappello

 

Segnassero una strada queste righe azzurrine,
la pulizia tracciata sul quaderno,
da qui a lì, da sinistra a destra,
con l’inizio prima della fine;
invece niente, solo una neve alta, incalcolabile
in mezzo ai boschi, neanche un punto
e a capo, un cippo che dica qui comincio io.

Pierluigi Cappello

Cassacco, agosto 2017

da “Un prato in pendio”, Rizzoli, 2018

Vola alta, parola… – Mario Luzi

Foto di Josef Sudek

 

Vola alta, parola, cresci in profondità,
tocca nadir e zenith della tua significazione,
giacché talvolta lo puoi – sogno che la cosa esclami
nel buio della mente –
però non separarti
da me, non arrivare,
ti prego, a quel celestiale appuntamento
da sola, senza il caldo di me
o almeno il mio ricordo, sii
luce, non disabitata trasparenza…

La cosa e la sua anima? o la mia e la sua sofferenza?

Mario Luzi

da “Tutto perso, tutto parificato?”, in “Per il battesimo dei nostri frammenti”, 1978-1984, Garzanti, 1985

Amando, dove sei? – Piero Bigongiari

Foto di Ferdinando Scianna

 

Cosa insinua di incerto l’amore
nella speranza, il fiore quale scandalo
nella sua erta oltranza? Dove sei,
amando dove sei?

                                    Nell’altra stanza
odi un canto, un passo strascicato
di danza, e non ci vai, resti dubbioso.
Sai che talvolta è meglio la distanza
che inoltrarti in un ritmo che ascolti
e che vuoi che rimanga nel suo enigma
in cui molti significati, troppi
forse, sono racchiusi nel suo stigma.

Piero Bigongiari

18 gennaio 1996

da “Residui del viaggio”, in “Dove finiscono le tracce” (1984-1996), Le Lettere, Firenze, 1996

«Addosso al viso mi cadono le notti» – Patrizia Cavalli

Galina Kurlat, Inherent Traits, 2011

 

Addosso al viso mi cadono le notti
e anche i giorni mi cadono sul viso.
Io li vedo come si accavallano
formando geografie disordinate:
il loro peso non è sempre uguale,
a volte cadono dall’alto e fanno buche,
altre volte si appoggiano soltanto
lasciando un ricordo un po’ in penombra.
Geometra perito io li misuro
li conto e li divido
in anni e stagioni, in mesi e settimane.
Ma veramente aspetto
in segretezza di distrarmi
nella confusione perdere i calcoli,
uscire di prigione
ricevere la grazia di una nuova faccia.

Patrizia Cavalli

da “Il cielo”, in “Patrizia Cavalli, Poesie (1974-1992)”, Einaudi, Torino, 1992