Amai – Umberto Saba

André Kertész, Flowers for Elizabeth, 1976

 

Amai trite parole che non uno
osava. M’incantò la rima fiore
amore,
la piú antica difficile del mondo.

Amai la verità che giace al fondo,
quasi un sogno obliato, che il dolore
riscopre amica. Con paura il cuore
le si accosta, che piú non l’abbandona.

Amo te che mi ascolti e la mia buona
carta lasciata al fine del mio gioco.

Umberto Saba

da “Mediterranee”, in “Il canzoniere (1900-1954)”, “I Millenni” Einaudi, 1965

Non somigliarmi – Francesco Scarabicchi

Foto di Anka Zhuravleva

a Chiara

Non somigliarmi,
non avere, con me, niente in comune,
lascia che sia, ogni volta,
l’imprecisa dolcezza di un saluto
a condurre i tuoi passi
e quel tremore trepido che guarda
il niente per cui è dato consegnarsi.

Francesco Scarabicchi

da “Il prato bianco”, Einaudi, Torino, 2017

«Verrà la morte e avrà i tuoi occhi» – Cesare Pavese

Amedeo Modigliani, Ritratto di Dédie, 1918

 

Verrà la morte e avrà i tuoi occhi –
questa morte che ci accompagna
dal mattino alla sera, insonne,
sorda, come un vecchio rimorso
o un vizio assurdo. I tuoi occhi
saranno una vana parola,
un grido taciuto, un silenzio.
Cosí li vedi ogni mattina
quando su te sola ti pieghi
nello specchio. O cara speranza,
quel giorno sapremo anche noi
che sei la vita e sei il nulla.

Per tutti la morte ha uno sguardo.
Verrà la morte e avrà i tuoi occhi.
Sarà come smettere un vizio,
come vedere nello specchio
riemergere un viso morto,
come ascoltare un labbro chiuso.
Scenderemo nel gorgo muti.

Cesare Pavese

22 marzo 1950.

da “Verrà la morte e avrà i tuoi occhi”, Einaudi, Torino, 1951

Ninfee – Antonia Pozzi

Claude Monet, Water Lilies, 1898

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ninfee pallide lievi
coricate sul lago –
guanciale che una fata
risvegliata
lasciò
sull’acqua verdeazzurra –

ninfee –
con le radici lunghe
perdute
nella profondità che trascolora –

anch’io non ho radici
che leghino la mia
vita – alla terra –

anch’io cresco dal fondo
di un lago – colmo
di pianto.

Antonia Pozzi

26 agosto 1933

da “Parole: diario di poesia”, “Lo Specchio” Mondadori, 1964

mal tardato remo – Gabriele Frasca

Ralph Gibson, Hand on Door, 1969

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

àlzati, apri la porta, e dopo chiudila,
riaprila, e ancora chiudila, ma quante
volte, ma quante ancora, e quanto grande
il numero degli attimi, dei nudi
minuti, ore che spoglie, a caso, inutili
andarono, chiudendo, aprendo, vennero
affrante, o solite, contale, muti
calcoli, di chi aprí, di chi trattenne
un istante la porta, e poi finisce,
e poi finisce che non apri piú,
non chiudi piú, e poi finisce che tu
stai lí, fermo, alla porta, e poi finisce

Gabriele Frasca

da “Lime”, Torino, Einaudi, 1995