Alba – Giorgio Caproni

André Kertèsz, Bistro, Paris, 1927


Amore mio, nei vapori d’un bar
all’alba, amore mio che inverno
lungo e che brivido attenderti! Qua
dove il marmo nel sangue è gelo, e sa
di rifresco anche l’occhio, ora nell’ermo
rumore oltre la brina io quale tram
odo, che apre e richiude in eterno
le deserte sue porte?… Amore, io ho fermo
il polso: e se il bicchiere entro il fragore
sottile ha un tremitío tra i denti, è forse
di tali ruote un’eco. Ma tu, amore,
non dirmi, ora che in vece tua già il sole
sgorga, non dirmi che da quelle porte
qui, col tuo passo, già attendo la morte!

Giorgio Caproni

1945. 

da “Il «Terzo libro» e altre cose”, Einaudi, Torino, 1968

«Il mare è tutto azzurro.» – Sandro Penna

Franco Fontana, Mediterraneo, 1988

 

Il mare è tutto azzurro.
Il mare è tutto calmo.
Nel cuore è quasi un urlo
di gioia. E tutto è calmo.

Sandro Penna

da “Poesie (1927-1938)”, in “Sandro Penna, Poesie”, Garzanti, 1987

Donna che apre riviere – Giorgio Caproni

Édouard Boubat, Lella, Bretagne, 1847

 

Sei donna di marine,
donna che apre riviere.
L’aria delle mattine
bianche è la tua aria
di sale — e sono vele
al vento, sono bandiere
spiegate a bordo l’ampie
vesti tue così chiare.

Giorgio Caproni

da “Finzioni”, Roma, Istituto Grafico Tiberino, 1941 

«se mi stacco da te, mi strappo tutto» – Edoardo Sanguineti

Mario Dondero, Anicée Alvina, Parigi, 1968

 

6.

se mi stacco da te, mi strappo tutto:
                                                                  ma il mio meglio (o il mio peggio)
ti rimane attaccato, appiccicoso, come un miele, una colla, un olio denso:
ritorno in me, quando ritorno in te: (e mi ritrovo i pollici e i polmoni):
tra poco atterro a Madrid:
                                                (in coda qui all’aereo, selezionati miei connazionali
gente d’affari, dicono numeri e numeri, mentre bevono e fumano, eccitati,
agitatamente ridendo):
                                          vivo ancora per te, se vivo ancora:

Edoardo Sanguineti

da “Corollario” (1992-1996), in “Edoardo Sanguineti, Il gatto lupesco”, Poesie 1982 – 2001, Feltrinelli, 2010

«Meriggiare pallido e assorto» – Eugenio Montale

Giuseppe De Nittis, Bambino al sole, 1889

 

Meriggiare pallido e assorto
presso un rovente muro d’orto,
ascoltare tra i pruni e gli sterpi
schiocchi di merli, frusci di serpi.

Nelle crepe del suolo o su la veccia
spiar le file di rosse formiche
ch’ora si rompono ed ora s’intrecciano
a sommo di minuscole biche.

Osservare tra frondi il palpitare
lontano di scaglie di mare
mentre si levano tremuli scricchi
di cicale dai calvi picchi.

E andando nel sole che abbaglia
sentire con triste meraviglia
com’è tutta la vita e il suo travaglio
in questo seguitare una muraglia
che ha in cima cocci aguzzi di bottiglia.

Eugenio Montale

da “Ossi di seppia”, Piero Gobetti Editore, Torino, 1925