«Quando ti scopri a te stesso imprevedibile» – Giorgio Manganelli

Foto di Philippe Halsman

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Quando ti scopri a te stesso imprevedibile
o innamorato, esperimenti
gesti solenni, inevitabili
che propongono nuovi lineamenti;
o squassa una danza arcaica
le membra inveterate,
o scelta d’una femmina;
in vite altre da te, a te sottratte
individui il ritmo
che la tua vita squadra
in tempi ragionevoli;
non ti appartieni più, sei
totalmente morto: e sei salvo.

Giorgio Manganelli

da “Poesie”, Crocetti, Milano, 2006

La tua casa – Giuseppe Conte

Foto di Luigi H. Perfetti

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ma ora sei tornato: sei soltanto
te stesso. Sai che cosa ti attende
al di là della porta. È la tua casa.

Il lungo tavolo di cristallo e acciaio
di fronte alla finestra dove passano
albe onde foglie di palma

ti attende, l’immobilità, l’angolo
dove sono il telefono e il fax
i giornali uno sull’altro, la posta,

i plichi dei libri, gli assegni.
Accenderai la sera il televisore,
proverai le tue penne d’argento, d’oro

che usi ormai così poco.
Rivedrai i quadri con le rose, le colline
e le lune, la clessidra, il suo

vetro e il peltro e la sabbia che scorre.
Tutto è perfetto, protetto
dal vento e dalla polvere. Ma tu

non sei mai stato felice, ricordalo,
mai dentro te stesso e dentro i muri
di una casa.

Giuseppe Conte

da “Dialogo del poeta e del messaggero”, “Lo Specchio” Mondadori, 1992

D’estate – Pierluigi Cappello

 

Ancora qui, ancora come
ancora sempre
come dove si sta;
quando comincia
il verde comincia
dove finiscono i cordoli
un breve vento trascorre
le fresche siepi in ombra
la forma del loro sostare
lo sguardo che le allontana;
fumo la sigaretta del mattino
per ricordarti aurora:
c’è un biondo di capelli che splende
come una nascita, e vola;
un seno che fa nuvola
nella camicetta bianca
tu che salutando vieni incontro
alla domenica dei miei occhi
la piana felicità di chi le cose
le vede nel persistere di cose.
È ricordarti
che pian piano ti allontana.

Pierluigi Cappello

da “Assetto di volo. Poesie 1992-2005”, Crocetti Editore, 2006

«Fingo di aspettarti» – Patrizia Cavalli

Luigi H. Perfetti, Perimene, 2023

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Fingo di aspettarti per ingrandire i minuti.
E fai bene a non venire.

Patrizia Cavalli

da “Il cielo”, in “Patrizia Cavalli, Poesie (1974-1992)”, Einaudi, Torino, 1992

Ufficio oggetti smarriti – Carlo Congia

Foto di Susan De Witt

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Perderti non fu
quel grosso incidente che pensavo
(eppure ho sempre detto
che non si può perder niente).
Chi entra dentro un cuore
non ne può uscire intatto.

 Così il mio cuore
s’è trasformato in bozzolo
e, curioso, aspetto
di vederne uscire un giorno
la luce delle tue nuove ali.

Carlo Congia

da “Quaderni di un altro millennio”