«La nostra ferita non è più una» – Adonis

Giuseppe De Nittis, Figura di donna, 1880

 

La nostra ferita non è più una.

Ti ho incontrata – tu, la città – scritta dalle tempeste
col mare al suo apogeo.
Sono ancora il bambino invaghito della solitudine
il mio corpo, per lo stupore, l’esaltazione,
non sta più nella pelle.

La nostra ferita non è più una.

Adonis

(Traduzione di Fawzi Al Delmi)

da “La foresta dell’amore in noi”, Guanda, Parma, 2017

Sonetto [V] – Mahmūd Darwīsh

Foto di Noel Oszaid

 

Ti sfioro come il violino i sobborghi lontani.
Lentamente il fiume rivendica ciò che gli spetta di pioggerella
e piano piano si avvicina un domani che passa attraverso il poema.
Porto la terra lontana ed essa mi porta sulle vie del viaggio.

Sulla cavalla delle tue inclinazioni la mia anima tesse
un cielo naturale con le tue ombre, filo dopo filo.
Sono nato dai tuoi atti sulla terra, nato dalle mie ferite
quando accendono i fiori di melograno nei tuoi giardini chiusi.

Dal gelsomino scorre il sangue bianco della notte. Il tuo profumo
è la mia debolezza e il tuo segreto mi perseguita come il morso di un serpente. I tuoi capelli,
tenda di vento dai colori autunnali. Cammino con le parole
fino alle ultime parole dette dal beduino a due coppie di colombe.

Ti tocco come il violino la seta del tempo remoto.
E intorno a me, a te, cresce l’erba di un luogo antico
e nuovo.

Mahmūd Darwīsh

(Traduzione di Chirine Haidar)

da “Il letto della straniera”, Epoché, 2009

«Buio contro buio» – Antonio Porta

Foto di Rui Veiga

 

Buio contro buio
la scrittura come un lume lontano
o invece si apre al presente
e respiro di nuovo
e ho voglia di anticanto
poesia dell’antimateria.

Antonio Porta

Nuovo diario, 1986

da “Yellow”, “Lo Specchio” Mondadori, 2002

L’abbraccio – Valerio Magrelli

Foto di René Groebli

 

Tu dormi accanto a me così io mi inchino
e accostato al tuo viso prendo sonno
come fa lo stoppino
da uno stoppino che gli passa il fuoco.
E i due lumini stanno
mentre la fiamma passa e il sonno fila.
Ma mentre fila vibra
la caldaia nelle cantine.
Laggiù si brucia una natura fossile,
là in fondo arde la Preistoria, morte
torbe sommerse, fermentate,
avvampano nel mio termosifone.
In una buia aureola di petrolio
la cameretta è un nido riscaldato
da depositi organici, da roghi, da liquami.
E noi, stoppini, siamo le due lingue
di quell’unica torcia paleozoica.

Valerio Magrelli

da “Esercizi di tiptologia”, “Il Nuovo Specchio” Mondadori, 1992

Oh voce occulta dell’amore oscuro! – Federico García Lorca

 

Oh voce occulta dell’amore oscuro!
Oh belato senza lana, oh ferita,
camelia sfiorita, ago di fiele,
flusso senz’acqua, città senza mura!

Oh notte immensa di linea sicura,
monte celeste di protesa angoscia!
Cane nel cuore, oh voce inseguita!
Silenzio senza fine, iris maturo!

Voce ardente di gelo, via da me!
Non farmi perdere nella sterpaglia
dove gemono carne e cielo sterili.

Libera il duro avorio della testa,
pietà di me, spezza il mio dolore!
Perché sono natura, sono amore!

Federico García Lorca 

1935-1936

(Traduzione di Claudio Rendina)

da “Sonetti dell’amore oscuro”, Newton Compton, Roma, 1988

∗∗∗

¡Ay voz secreta del amor oscuro!

¡Ay voz secreta del amor oscuro!
¡ay balido sin lanas! ¡ay herida!
¡ay aguja de hiél, camelia hundida!
¡ay corriente sin mar, ciudad sin muro!

¡Ay noche inmensa de perfil seguro,
montaña celestial de angustia erguida!
¡Ay perro en corazón, voz perseguida,
silencio sin confín, lirio maduro!

Huye de mí, caliente voz de hielo,
no me quieras perder en la maleza
donde sin fruto gimen carne y cielo.

Deja el duro marfil de mi cabeza,
apiádate de mí, ¡rompe mi duelo!,
¡que soy amor, que soy naturaleza!

Federico García Lorca 

1935-1936

da “Sonetos”, a cura di M. García Posada, in «ABC», Madrid, 17-3-1984