Il primo amore – Wisława Szymborska

 

Dicono
che il primo amore è il più importante.
Ciò è molto romantico
ma non fa al mio caso.
 
Qualcosa tra noi c’è stato e non c’è stato,
accadde e si è perduto.
 
Non mi tremano le mani
quando mi imbatto in piccoli ricordi,
in un rotolo di lettere legate con lo spago
– fosse almeno un nastrino.
 
Il nostro unico incontro dopo anni:
la conversazione di due sedie
accanto a un freddo tavolino.
 
Altri amori
ancora respirano profondi dentro me.
A questo manca il fiato anche per sospirare.
 
Eppure proprio così com’è,
è capace di fare ciò di cui quelli ancora non sono capaci:
non ricordato,
neppure sognato,
mi familiarizza con la morte.

Wisława Szymborska

(Traduzione di Pietro Marchesani)

da “Attimo”, Libri Scheiwiller, 2004

∗∗∗

Pierwsza miłość

Mówią,
że pierwsza miłość najważniejsza,
To bardzo romantyczny,
ale nie mój przypadek.

Coś między nami było i nie było,
działo się i podziało.

Nie drżą mi ręce,
kiedy natrafiam na drobne pamiątki
i zwitek listów przewiązanych sznureczkiem
-żeby chociaż wstążeczką.

Nasze jedyne spotkanie po latach
to rozmowa dwóch krzeseł
przy zimnym stoliku

Inne miłości
głęboko do tej pory oddychają we mnie.
Tej brak tchu, żeby westchnąć.

A jednak właśnie taka, jaka jest,
potrafi, czego tamte nie potrafią jeszcze:
niepamiętana,
nie śniąca się nawet,
oswaja mnie ze śmiercią.

Wisława Szymborska

da “Chwila”Wydawnictwo Znak, Kraków, 2002

«C’è nascosto qualcosa in me che mi tocca» – Franco Loi

Semivan Lauren, Echo, 2013

 

C’è nascosto qualcosa in me che mi tocca
quando fiato l’aria, le parlo, e lei
passa come sempre passa l’aria
nel gioco della luna e quelle stelle dietro…
Non so cosa sia, quel dirmi tra me, nel sentire
la mia voce, quell’aria d’anni trascorsi
che attraversano il mondo e il sentimento…
Ma c’è qualcosa che tocca nella vita
e fa memoria ai richiami del vento.

Franco Loi

da “Isman”, Einaudi, Torino, 2002

***

Mí g’û scundü quajcoss che mí me tucca
quan’ fiadi l’aria, mí ghe parli, e lé
la passa cume semper passa l’aria
nel giögh de lüna e quj stèll dedré…
Sú no sé sia, quèl dím tra mí, nel sent
la vûs de mí, quèl’aria d’ann indré
che te traversa el mund e ‘l sentiment…
Ma gh’è ‘n quajcoss che tucca ne la vita
e fa memoria ai reciàm del vent.

Secondo ipotico – Tomasz Różycki

Foto di René Groebli

 

Se è per amore, ci verrà perdonato,
resteranno dopo di noi letti sfatti e città
iniziate, tende schiuse, oggetti appena
sfiorati e un po’ di stoviglie sporche. Se è per amore,

non resterà dopo di noi il vuoto, c’è una tale innata
discordanza grammaticale, il vuoto non può abitare
in luoghi segnati dai nostri corpi, usciranno
da essi piuttosto bambini, paesi e tutti i colori.

Se è per amore, dalla nostra parte ci saranno animali,
cani abbandonati. Loro ci perdoneranno l’immobilità
e lo sguardo perso in qualche punto in noi. Saremo sdraiati
e ci cammineranno sopra giorni e correnti. Costruiranno su di noi

una città e liberi elettroni si affolleranno su di noi, ronzeranno,
e i sogni, i sogni saranno nostri per sempre.

Tomasz Różycki

ottobre 2002

(Traduzione di Leonardo Masi e Alessandro Ajres)

da “Antimondo”, Edizioni della Meridiana, 2010

***

Drugi Hipotyk

Jeżeli to z miłości, będzie nam wybaczone,
pozostaną za nami łóżka niepościełone i napoczęte
miasta, rozchylone zasłony, ledwo dotknięte
rzeczy i trochę brudnych naczyń. Jeżeli to z miłości,

nie pozostanie po nas pustka, jest taka wrodzona
gramatyczna niezgodność, pustka nie może zamieszkać
w miejscach przez nasze ciała naznaczonych, wyjdą
natomiast z nich dzieci, kraje i wszelkie kolory.

Jeżeli to z miłości, staną po naszej stronie zwierzęta,
psy porzucone. One wybacza nam te nieruchomość
i ten zagubiony gdzieś w sobie wzrok. Będziemy leżeć
i będą po nas chodzić dni i przeciągi. Zbudują na nas

miasto i wolne elektrony będą nad nami się roić, warczeć,
i sny, sny będą nasze na zawsze.

Tomasz Różycki

październik 2002

da “Vaterland”, Stowarzyszenie Literackie im, K. K. Baczyńskiego, Łódź, 1997

La neve – Attilio Bertolucci

Johanna Harmon, A Sense of Calm, 2013

 

Come pesa la neve su questi rami
come pesano gli anni sulle spalle che ami.
L’inverno è la stagione più cara,
nelle sue luci mi sei venuta incontro
da un sonno pomeridiano, un’amara
ciocca di capelli sugli occhi.
Gli anni della giovinezza sono anni lontani.

Attilio Bertolucci

da “Lettera da casa” (1951), in “Attilio Bertolucci, Opere”, “I Meridiani” Mondadori, 1997

Oggi la neve s’è disciolta… – Marina Ivanovna Cvetaeva

Foto di Donata Wenders

Dal ciclo «L’amica»
3

Oggi la neve s’è disciolta, oggi
sono rimasta a lungo alla finestra.
L’occhio è tornato alla realtà; più libero,
rasserenato, nuovamente, il petto.

Il perché non lo so. Può darsi che
l’anima sia semplicemente stanca,
e in ogni modo non ho avuto voglia
di metter mano a un lapis irrequieto.

Così sono rimasta – nella nebbia –
lontana sia dal bene che dal male,
tamburellando calma con le dita
sul vetro, che ne tintinnava appena.

Non dà giudizi di valore, l’anima,
su ciò che incontra per la prima volta:
sia una pozzanghera di madreperla,
dove s’è arrovesciato il firmamento,

o un uccello che sfreccia su nell’aria,
o un cane che, semplicemente, corre:
nemmeno il canto d’una mendicante,
la prima volta, mi portò alle lacrime.

L’arte gentile del dimenticare
l’anima mia l’aveva già imparata.
Oggi non so che immensa sensazione
si è disciolta nell’anima.

Marina Ivanovna Cvetaeva

24 ottobre 1914

(Traduzione di Fiornando Gabbrielli)