Egeia – Oscar Vladislas de Lubicz-Milosz

Germaine Krull, Etude (Wanda Hubbel), 1931

 

Perché questa fronte così triste, Egeia, forma della mia anima?
Perché queste lacrime negli occhi della mia diletta?
Il sorriso dell’amica è come un rimprovero,
I suoi occhi come un grande silenzio sul mare…

Egeia, Egeia! Atroce è l’insonnia
Della Vita, o mia amata, che in voi recita
La sua nenia infinita, di una monotonia
Che né i rimpianti né i timori né i fastidi mitiga!

Mi chino sul mio miraggio nell’acqua grigia dei vostri pensieri
E la mia tristezza è una vertigine di profumi melensi
E i lenti flutti placidi sono un gregge belante di agnelle malate,
Laggiù, sulla spiaggia notturna dove i nostri passi si sono cancellati…

Le nostre anime sono la morte del mare sulla sabbia
Dove trema il vecchio chiar di luna dei rimpianti,
E i giorni che rimpiangiamo sono miserabili,
E i giorni in cui speriamo sono disperati…

Addio alle parole squillanti, addio agli atteggiamenti nobili,
Addio all’amore per il Dolore, addio al disprezzo per la Gloria!
− Ascoltiamo singhiozzare, nelle solitudini lontane,
L’acqua fioca e rassegnata ove la Sera smuore…

Oscar Vladislas de Lubicz-Milosz

(Traduzione di Massimo Rizzante)

da “O.V. de L. Milosz, Sinfonia di Novembre e altre poesie”, Adelphi, Milano, 2008

∗∗∗

Egeia

Pourquoi ce front si triste, Egeia, forme de mon âme,
Pourquoi ces larmes dans les yeux de ma bien-chère?
Le sourire de mon amie est comme un blâme,
Ses yeux sont comme un grand silence sur la mer…

Egeia, Egeia! C’est l’atroce insomnie
De la Vie, ô ma douce, qui psalmodie en vous
Sa berceuse sans fin, dont la monotonie
N’endort ni les regrets, ni les frayeurs, ni les dégoûts!

Je me penche sur mon mirage en l’eau grise de vos pensées
Et ma tristesse est un vertige de parfums fades,
Et les doux flots lents sont un troupeau bêlant d’agnelles
malades,
Là-bas, sur la plage nocturne où nos pas se sont effacés…

Nos âmes sont la mort de la mer sur les sables
Où tremble le vieux clair-de-lune des regrets,
Et les jours que nous regrettons sont misérables,
Et les jours que nous espérons sont des désespérés…

Adieu les mots chanteurs, adieu les nobles attitudes,
Adieu l’amour de la Douleur, adieu le mépris de la Gloire!
– Ecoutons sangloter, dans les lointaines solitudes,
L’eau faible et résignée où défaille le Soir…

Oscar Vadislas de Lubicz Milosz

da “O.V. de L. Milosz, Œuvres complètes”, Vol. I, II, XII, Paris, Éditions André Silvaire, 1958

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