«Bambina mia» – Mariangela Gualtieri

Giovanni Boldini, Bambina con gatto nero in braccio, 1885

 

Bambina mia,
per te avrei dato tutti i giardini
del mio regno se fossi stata regina,
fino all’ultima rosa, fino all’ultima piuma.
Tutto il regno per te.

Ti lascio invece baracche e spine,
polveri pesanti su tutto lo scenario
battiti molto forti
palpebre cucite tutto intorno. Ira
nelle periferie della specie. E al centro
ira.

Ma tu non credere a chi dipinge l’umano
come una bestia zoppa e questo mondo
come una palla alla fine.
Non credere a chi tinge tutto di buio pesto e
di sangue. Lo fa perché è facile farlo.

Noi siamo solo confusi, credi.
Ma sentiamo. Sentiamo ancora.
Siamo ancora capaci di amare qualcosa.
Ancora proviamo pietà.

C’è splendore
in ogni cosa. Io l’ho visto.
Io ora lo vedo di piú.
C’è splendore. Non avere paura.

Ciao faccia bella, gioia piú grande.
Il tuo destino è l’amore.
Sempre. Nient’altro.
Nient’altro nient’altro.

Mariangela Gualtieri

da “Divinità domestiche”, in “Quando non morivo”, Einaudi, Torino, 2019

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