«Linea come capelli vivi» – Nelly Sachs

Nelly Sachs, fotografata da Anna Riwkin (1960)

11
Stoccolma, 11.9.1958
ma anche senza data e in tutt’altro luogo

Linea come
capelli vivi
tracciata
oscurata nella morte-notte
da te
a me.

Scortata
per uscire
sono china in avanti
avida
di baciare la fine delle lontananze.

La sera getta oltre il rosso
il trampolino della notte
prolunga la tua lingua di terra
e io esitando
appoggio il mio piede sulla corda vibrante
della morte già iniziata –

Ma così è l’amore!*

 

Miei cari amici Giselle¹ e Paul Celan,
sì, è stata proprio una fortuna sapere da Lenke,² una donna così vicina al mio cuore, di voi, che da tempo ormai, al di là di ogni possibile domicilio reale, siete intimamente legati a me. Lei era così colma di felicità per quell’incontro. Ah, voi esseri amati, questi sono i raggi invisibili che ci sostengono, che ci permettono di sapere gli uni degli altri valicando ogni distanza. Mi è giunto, carissima amica Giselle (il nome è giusto?), il meraviglioso foglio³ che nella sua purezza, e per l’intimo rapporto che s’instaura tra le linee, regala ai miei occhi un prezioso punto di quiete. Oggi farò tagliare, per l’acquaforte, una sottile cornice di rame grigio argento. Lo accarezzo con lo sguardo e desidero così ogni volta dirLe il ringraziamento del mio cuore.
Qui abbiamo trascorso un periodo di grande inquietudine per un giovane comune amico, Peter Hamm. La sua psiche aveva subìto un vero tracollo. Mi sono rivolta, allora, al suo editore, il signor Neske. Nella nostra epoca pietrificata è sempre un dono divino imbattersi in una persona che si lasci attraversare dalla sofferenza e dall’amore fin nell’ultima, straziante estremità del proprio essere. È stata forse da voi Brigitta Trotzig, anche lei un’estasiata?

Gisèle Celan-Lestrange, “Présence – Gegenwart” (1956)

Moltissimi saluti e auguri da Lenke. Presto scriverà di persona.
Come possiamo mai rispondere al vostro amore? Sempre e ancora e ancora con amore!

Vostra
Nelly S.

da “Paul Celan, Nelly Sachs, Corrispondenza”, Giuntina, 2018

A cura di Barbara Wiedemann. Edizione italiana a cura di Anna Ruchat.

¹La grafia anomala del nome Gisèle Celan-Lestrange (cfr. la domanda nella lettera stessa) per molto tempo non viene corretta da Nelly Sachs.
²Lenke Rothmann.
³L’acquaforte di Gisèle Celan-Lestrange, che Lenke Rothmann aveva portato da Parigi, è del 1956 e reca il titolo Présence – Gegenwart (25 x 23, tiratura 25); si tratta di una prova d’artista con una dedica di mano dell’artista con le parole «pour Nelly Sachs».

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«Linie wie»

Pubblicata per la prima volta in: «Merkur», Stuttgart, 1 / 1959, pp. 40 sg.
G I 308, Flucht und Verwandlung
Lettera n. 11

* Linie wie / lebendiges Haar / gezogen / todnachtgedunkelt / von dir / zu mir // Gegängelt / außerhalb / bin ich hinübergeneigt / durstend / das Ende der Fernen zu küssen. // Der Abend wirft das Sprungbrett / der Nacht über das Rot / verlängert deine Landzunge / und ich setze meinen Fuß zagend / auf die zitternde Saite / des schon begonnenen Todes. // Aber so ist die Liebe!

Nelly Sachs

da “Briefwechsel”, Suhrkamp Verlag, Frankfurt am Main, 1993

«Se soltanto sapessi» – Nelly Sachs

Foto di Anja Bührer

 

Se soltanto sapessi
cosa hai guardato sul punto di morire:
un sasso, che aveva già bevuto
molti sguardi estremi, un cieco sasso
meta di altri sguardi ciechi?

Oppure terra, sufficiente
a riempire una scarpa
e già annerita
da tanto addio
e tanta volontà omicida?

O era forse il tuo ultimo cammino
che ti portava il saluto di tutti i cammini
da te percorsi?

Una pozza d’acqua, un pezzo di metallo luccicante,
forse la fibbia addosso al tuo nemico,
o un altro presagio impercettibile
del cielo?

O forse questa terra
che non congeda nessuno senza amore
ti ha parlato col volo di un uccello
ricordando alla tua anima di quando palpitava
nel corpo riarso dai tormenti?

Nelly Sachs

(Traduzione di Ida Porena)

da “Nelle dimore della morte”, in “Al di là della polvere”, Einaudi, Torino, 1966

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«Wenn ich nur wüßte»

Wenn ich nur wüßte,
Worauf dein letzter Blick ruhte.
War es ein Stein, der schon viele letzte Blicke
Getrunken hatte, bis sie in Blindheit
Auf den Blinden fielen?

Oder war es Erde,
Genug, um einen Schuh zu füllen,
Und schon schwarz geworden
Von soviel Abschied
Und von soviel Tod bereiten?

Oder war es dein letzter Weg,
Der dir das Lebewohl von allen Wegen brachte
Die du gegangen warst?

Eine Wasserlache, ein Stück spiegelndes Metall,
Vielleicht die Gürtelschnalle deines Feindes,
Oder irgend ein anderer, kleiner Wahrsager
Des Himmels?

Oder sandte dir diese Erde,
Die keinen ungeliebt von hinnen gehen läßt
Ein Vogelzeichen durch die Luft,
Erinnernd deine Seele, daß sie zuckte
In ihrem qualverbrannten Leib?

Nelly Sachs

da “In den Wohnungen des Todes”, Berlin, Aufbau-Verlag, 1947