Vicolo – Salvatore Quasimodo

Foto di Ferdinando Scianna

 

Mi richiama talvolta la tua voce,
e non so che cieli ed acque
mi si svegliano dentro:
una rete di sole che si smaglia
sui tuoi muri ch’erano a sera
un dondolio di lampade
dalle botteghe tarde
piene di vento e di tristezza.

Altro tempo: un telaio batteva nel cortile,
e s’udiva la notte un pianto
di cuccioli e di bambini.

Vicolo: una croce di case
che si chiamano piano,
e non sanno ch’è paura
di restare sole nel buio.

Salvatore Quasimodo

da “Ed è subito sera”, Mondadori, Milano, 1942

Antico inverno – Salvatore Quasimodo

Foto di Damiano Errico

 

Desiderio delle tue mani chiare
nella penombra della fiamma:
sapevano di rovere e di rose;
di morte. Antico inverno.

Cercavano il miglio gli uccelli
ed erano subito di neve;
così le parole.
Un po’ di sole, una raggera d’angelo,
e poi la nebbia; e gli alberi,
e noi fatti d’aria al mattino.

Salvatore Quasimodo

da “Acque e terra”, Edizioni Solaria, Firenze, 1930

Fatta buio ed altezza – Salvatore Quasimodo

Foto di Anka Zhuravleva

 

Tu vieni nella mia voce:
e vedo il lume quieto
scendere in ombra a raggi
e farti nuvola d’astri intorno al capo.
E me sospeso, a stupirmi degli angeli,
dei morti, dell’aria accesa in arco.

Non mia; ma entro lo spazio
riemersa, in me tremi,
fatta buio ed altezza.

Salvatore Quasimodo

da “Oboe sommerso”, (1930-1932), in “Ed è subito sera”, Mondadori, Milano, 1942