I giusti – Jorge Luis Borges

Ferdinando Scianna, Jorge Luis Borges, Palermo, Sicilia, 1984

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Un uomo che coltiva il suo giardino, come voleva Voltaire.
Chi è contento che sulla terra esista la musica.
Chi scopre con piacere un’etimologia.
Due impiegati che in un caffè del Sur giocano in silenzio agli scacchi.
Il ceramista che premedita un colore e una forma.
Il tipografo che compone bene questa pagina che forse non gli piace.
Una donna e un uomo che leggono le terzine finali di un certo canto.
Chi accarezza un animale addormentato.
Chi giustifica o vuole giustificare un male che gli hanno fatto.
Chi è contento che sulla terra ci sia Stevenson.
Chi preferisce che abbiano ragione gli altri.
Tali persone, che si ignorano, stanno salvando il mondo.

Jorge Luis Borges

(Traduzione di Domenico Porzio)

da “La cifra”, “Lo Specchio” Mondadori, 1981

∗∗∗

Los Justos

Un hombre que cultiva un jardín, como quería Voltaire.
El que agradece que en la tierra haya música.
El que descubre con placer una etimología.
Dos empleados que en un café del Sur juegan un silencioso ajedrez.
El ceramista que premedita un color y una forma.
Un tipógrafo que compone bien esta página, que tal vez no le agrada
Una mujer y un hombre que leen los tercetos finales de cierto canto.
El que acaricia a un animal dormido.
El que justifica o quiere justificar un mal que le han hecho.
El que agradece que en la tierra haya Stevenson.
El que prefiere que los otros tengan razón.
Esas personas, que se ignoran, están salvando el mundo.

Jorge Luis Borges

da “La Cifra”, Alianza Editorial S.A. Madrid, 1981

Si costruiscono zattere… – Alessandro Ricci

Mario Giacomelli, L’approdo

 

Si costruiscono zattere anche
per non salvarsi, per non
raggiungere approdi ma
perderli, e lo si fa
intenti, odiandosi quasi
serenamente, sapendo che
Penelope non aspetta
al di là del mare,
e nient’altro
che mare c’è.

Alessandro Ricci

da “L’editto finale”, Il Labirinto, 2014

Scorrere o essere – Jorge Luis Borges

Jorge Luis Borges

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Scorre nel cielo il Reno? C’è una forma
universale del Reno, c’è un archetipo,
che invulnerabile all’altro Reno, il tempo,
dura e perdura in un eterno Adesso
ed è sorgente del Reno che in Germania
segue il suo corso mentre io detto il verso?
Così lo congetturano i platonici;
così non la pensò Guglielmo d’Occam.
Disse che il Reno (la cui etimologia
è rinan, scorrere) non è altra cosa
che un arbitrario nome che gli uomini
danno alla fuga secolar dell’acqua
giù dai ghiacciai fino all’estrema spiaggia.
Può essere. Che altri lo decidano.
Esisto appena? ripeto la serie
di bianchi giorni e di buie notti
che amarono e cantarono, che lessero
e partirono paura e speranza,
o altro vi sarà, quell’io segreto
la cui forma oggi svanita
ho interrogato nell’ansioso specchio?
Forse dall’altro lato della morte
saprò se fui parola o fui qualcuno.

Jorge Luis Borges

(Traduzione di Domenico Porzio)

da “La cifra”, “Lo Specchio” Mondadori, 1982

∗∗∗

Correr o ser

¿Fluye en el cielo el Rhin? ¿Hay una forma
universal del Rhin, un arquetipo,
que invulnerable a ese otro Rhin, el tiempo,
dura y perdura en un eterno Ahora
y es raíz de aquel Rhin, que en Alemania
sigue su curso mientras dicto el verso?
Así lo conjeturan los platónicos;
así no lo aprobó Guillermo de Occam.
Dijo que Rhin (cuya etimología
es rinan o «correr») no es otra cosa
que un arbitrario apodo que los hombres
dan a la fuga secular del agua
desde los hielos a la arena última.
Bien puede ser. Que lo decidan otros.
¿Seré apenas, repito, aquella serie
de blancos días y de negras noches
que amaron, que cantaron, que leyeron
y padecieron miedo y esperanza
o también habrá otro, el yo secreto
cuya ilusoria imagen, hoy borrada,
he interrogado en el ansioso espejo?
Quizá del otro lado de la muerte
sabré si he sido una palabra o alguien.

Jorge Luis Borges

da “La Cifra”, Alianza Editorial S.A. Madrid, 1981

«Rivedo il tuo paese» – Giorgio Caproni

Trude Fleischmann, Tilly Losch-James, 1932

     

       Rivedo il tuo paese
di sassi rossi — le sere
così acute negli occhi,
tra i pini e le specchiere
celesti.

             Rivedo
i tuoi netti confini
d’iridata fanciulla
— il fuoco sulla bocca
duna chiusa rincorsa.

       Rivedo la tua rocca
distrutta — i tuoi primi
passi, dove la strada
dissentita trabocca.

Giorgio Caproni

da “Cronistoria”, 1938-1942, in “Giorgio Caproni, L’opera in versi”, “I Meridiani” Mondadori, 1998

«Tu non amavi l’amore» – Alexandra Petrova

 

Tu non amavi l’amore.
Ed ecco: è capitato.
Piú forte che per chi ne conosceva gli istinti.
E ora scròllati di dosso questi stracci, la pelle, i sogni:
imbevuti, stanno bruciando.

La conoscenza scrocchiò, matura. Mentre
una lumaca strisciava verso casa,
il sole si voltò dall’altra parte.
Lo spazio si incurvò e si contrasse.
Le porte che ogni giorno lasciavano entrare
adesso stavano cosí lontane.
C’era la luce sotto, o era un coltello
sguainato dalla luna nella nebbia,¹
chi lo capisce.

Il sentiero latteo della lumaca
luccicava in senso opposto.
Nel senso opposto a tutto.

Dai, spingi un po’ il corpo che è rimasto.
Lascia che si trascini, per adesso.
Trascínati,

non sono affari nostri.

Alexandra Petrova

(Traduzione di Pietro Alessandrini)

da “Altri fuochi”, Crocetti Editore, 2005

¹Coltello sguainato dalla luna nella nebbia: allusione a una “conta” di bambini: “La luna è uscita dalla nebbia e ha sguainato un coltello dalla tasca”.

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«Ты не любил любовь»

Ты не любил любовь.
Но вот она случилась.
Сильней, чем с тем, кто знал ее повадки.
Ну, сбрасывай теперь монатки, кожу, сны:
они горят, пропитанные ею.

Познанье спело хрустнуло. Пока
слизняк полз к дому,
солнце отвернулось.
Пространство выгнулось и сжалось.
Те двери, что впускали каждый день,
гак далеко теперь стояли.
И свез’ лежал под ними или нож,
что месяц выпустил в тумане,
не поймешь.

Молочная тропинка слизняка
в обратном направлении блестела.
В обратном направленьи от всего.

Ну, подтолкни оставшееся тело.
Пускай бредет пока.
Бреди,

не наше дело.

Александра Петрова

da “Вид на жительство”, 2000