da «Le opere e le notti» – Alejandra Pizarnik

Foto di Kristamas Klousch

POESIA

Tu scegli il luogo della ferita
dove dicemmo il nostro silenzio.
Tu fai della mia vita
questa cerimonia troppo pura.

RIVELAZIONI

Di notte al tuo fianco
le parole sono cifre, sono chiavi.
Il desiderio di morire è sovrano.

Che il tuo corpo sia sempre
un amato spazio di rivelazioni.

DISTRUZIONE
… en besos, no en razones
Quevedo

Dal combattimento con le parole appartami
e spegni il furore del mio corpo elementare.

AMANTI

un fiore
              non lontano dalla notte
              il mio corpo muto 
     si apre
a delicate urgenze di rugiada 

CHI ILLUMINA

Quando mi guardi
i miei occhi sono chiavi,
il muro ha segreti,
il mio timore parole, poesie.
Solo tu fai della mia memoria
una viaggiatrice affascinata,
un fuoco incessante.

PRESENZA

la tua voce
in questo non potersene uscire le cose
dal mio sguardo
mi spossessano
fanno di me un vascello in un fiume di pietre
se non è la tua voce
pioggia sola nel mio silenzio di febbri
tu mi liberi gli occhi
e per favore
parlami
sempre

INCONTRO

Qualcuno entra nel silenzio e mi abbandona.
Ora la solitudine non è sola.
Tu parli come la notte.
Ti annunci come la sete.

L’OBLIO

sull’altra sponda della notte
l’amore è possibile

– portami –

portami tra le dolci sostanze 
che muoiono ogni giorno nella tua memoria

I PASSI PERDUTI

Prima fu una luce
nel mio linguaggio nato
a pochi passi dall’amore.

Notte aperta. Notte presenza.

LE OPERE E LE NOTTI

per riconoscere nella sete il mio emblema
per significare l’unico sogno
per non aggrapparmi mai di nuovo all’amore

sono stata tutta un’offerta
un puro errare
di lupa nel bosco
nella notte dei corpi

per dire la parola innocente

VERDE PARADISO

straniera sono stata
quando vicina a luci lontane
facevo tesoro di parole purissime
per creare nuovi silenzi

INFANZIA

Ora in cui l’erba cresce
nella memoria del cavallo.
Il vento pronunzia discorsi ingenui
in onore dei lillà,
e qualcuno entra nella morte
con gli occhi aperti
come Alice nel paese del già visto.

ANELLI DI CENERE

Stanno le mie voci
perché non cantino loro,
i grigiamente imbavagliati dell’alba,
i camuffati da uccello desolato nella pioggia.

C’è, nell’attesa,
una voce di lillà che si spezza.
E c’è, quando si fa giorno,
una scissione del sole in piccoli soli neri.
E quando è notte, sempre,
una tribú di parole mutilate
cerca asilo nella mia gola,
perché non cantino loro,
i funesti, i padroni del silenzio.

a Cristina Campo
IL CUORE DI CIÒ CHE NON ESISTE

non consegnarmi,
              tristissima mezzanotte,
all’impuro mezzogiorno bianco

LE GRANDI PAROLE

ancora non è ora
ora è mai

ancora non è ora
ora e sempre
è mai

    ad Antonio Porchia
SILENZI

La morte sempre al fianco.
Ascolto il suo dire.
Odo me sola.

CHIEDO IL SILENZIO
 … canta, lastimada mía
Cervantes

anche se è tardi, è notte,
e tu non puoi.

Canta come se nulla fosse.

Nulla è.

GLI OCCHI APERTI

Qualcuno misura singhiozzando
l’estensione dell’alba.
Qualcuno pugnala il cuscino
in cerca del suo impossibile
spazio di quiete.

COMUNICAZIONI

Il vento mi aveva mangiato
parte della faccia e delle mani.
Mi chiamavano angelo straccione.
Io aspettavo.

OMBRA DEI GIORNI A VENIRE

Domani
mi vestiranno di ceneri all’alba,
mi riempiranno la bocca di fiori.
Apprenderò a dormire
nella memoria di un muro,
nella respirazione
di un animale che sogna.

a Ivonne A. Bordelois
MENDICA VOCE

E ancora mi azzardo ad amare
il suono della luce in un’ora morta,
il colore del tempo in un muro abbandonato.

Nel mio sguardo ho perduto tutto.
Chiedere è cosí lontano. Cosí vicino sapere che non c’è.

Alejandra Pizarnik

(Traduzione di Claudio Cinti)

da “La figlia dell’insonnia”, Crocetti Editore, 2004

∗∗∗

I
 POEMA

Tú eliges el lugar de la herida
en donde hablamos nuestro silencio.
Tú haces de mi vida
esta ceremonia demasiado pura.

REVELACIONES

En la noche a tu lado
las palabras son claves, son llaves.
El deseo de morir es rey.
 
Que tu cuerpo sea siempre
un amado espacio de revelaciones.

DESTRUCCIONES
…en besos, no en razones
Quevedo

Del combate con las palabras ocúltame
y apaga el furor de mi cuerpo elemental.

AMANTES

una flor
no lejos de la noche
mi cuerpo mudo
se abre
a la delicada urgencia del rocío

QUIEN ALUMBRA

Cuando me miras
mis ojos son llaves,
el muro tiene secretos,
mi temor palabras, poemas.
Sólo tú haces de mi memoria
una viajera fascinada,
un fuego incesante.

PRESENCIA

tu voz
en este no poder salirse las cosas
de mi mirada
ellas me desposeen
hacen de mí un barco sobre un río de piedras
si no es tu voz
lluvia sola en mi silencio de fiebres
tú me desatas los ojos
y por favor
que me hables
siempre

ENCUENTRO

Alguien entra en el silencio y me abandona.
Ahora la soledad no está sola.
Tú hablas como la noche.
Te anuncias como la sed.

EL OLVIDO

en la otra orilla de la noche
el amor es posible
 
–llévame–
 
llévame entre las dulces sustancias
que mueren cada día en tu memoria

 LOS PASOS PERDIDOS

Antes fue una luz
en mi lenguaje nacido
a pocos pasos del amor.
 
Noche abierta. Noche presencia.

LOS TRABAJOS Y LAS NOCHES

para reconocer en la sed mi emblema
para significar el único sueño
para no sustentarme nunca de nuevo en el amor
 
he sido toda ofrenda
un puro errar
de loba en el bosque
en la noche de los cuerpos
 
para decir la palabra inocente

 II
VERDE PARAÍSO

extraña que fui
cuando vecina de lejanas luces
atesoraba palabras muy puras
para crear nuevos silencios

INFANCIA

Hora en que la yerba crece
en la memoria del caballo.
El viento pronuncia discursos ingenuos
en honor de las lilas,
y alguien entra en la muerte
con los ojos abiertos
como Alicia en el país de lo ya visto.

 III
ANILLOS DE CENIZA
A Cristina Campo

Son mis voces cantando
para que no canten ellos,
los amordazados grismente en el alba,
los vestidos de pájaro desolado en la lluvia.
 
Hay, en la espera,
un rumor a lila rompiéndose.
Y hay, cuando viene el día,
una partición del sol en pequeños soles negros.
Y cuando es de noche, siempre,
una tribu de palabras mutiladas
busca asilo en mi garganta,
para que no canten ellos,
los funestos, los dueños del silencio.

EL CORAZÓN DE LO QUE EXISTE

no me entregues,
tristísima medianoche,
al impuro mediodía blanco

 LAS GRANDES PALABRAS
A Antonio Porchia

aún no es ahora
ahora es nunca
 
aún no es ahora
ahora y siempre
es nunca

SILENCIOS

La muerte siempre al lado.
Escucho su decir.
Sólo me oigo.

PIDO EL SILENCIO
 …canta, lastimada mía
Cervantes 

aunque es tarde, es noche,
y tú no puedes.
 
Canta como si no pasara nada.
 
Nada pasa.

LOS OJOS ABIERTOS

Alguien mide sollozando
la extensión del alba.
Alguien apuñala la almohada
en busca de su imposible
lugar de reposo.

COMUNICACIONES

El viento me había comido
parte de la cara y las manos.
Me llamaban ángel harapiento.
Yo esperaba.

SOMBRA DE LOS DÍAS A VENIR
 
                                                                    A Ivonne A. Bordelois

Mañana
me vestirán con cenizas al alba,
me llenarán la boca de flores.
Aprenderé a dormir
en la memoria de un muro,
en la respiración
de un animal que sueña.

MENDIGA VOZ

Y aún me atrevo a amar
el sonido de la luz en una hora muerta,
el color del tiempo en un muro abandonado.
 
En mi mirada lo he perdido todo.
Es tan lejos pedir. Tan cerca saber que no hay.

Alejandra Pizarnik

da “Los trabajos y las noches”, in “Alejandra Pizarnik, Poesia completa”, Barcelona: Lumen, 2001 

da «Albero di Diana» – Alejandra Pizarnik

Foto di Lillian Bassman

 

Queste ossa che brillano di notte,
queste parole come pietre preziose
nella gola viva di un uccello pietrificato,
questo verde amatissimo,
questo caldo lilla,
questo cuore solo misterioso.

Alejandra Pizarnik

(Traduzione di Claudio Cinti)

da “La figlia dell’insonnia”, Crocetti Editore, 2004

∗∗∗

da «Árbol de Diana»

9

Estos huesos brillando en la noche,
estas palabras como piedras preciosas
en la garganta viva de un pájaro petrificado,
este verde muy amado,
este lila caliente,
este corazón sólo misterioso.

Alejandra Pizarnik

da “Árbol de Diana”, Buenos Aires, Sur, 1962

Albero di Diana – Alejandra Pizarnik

Foto di Lillian Bassman

1

Ho dato il salto di me all’alba.
Ho lasciato il mio corpo accanto alla luce
e ho cantato la tristezza di ciò che nasce.

2

Queste sono le versioni che ci propone:
uno spiraglio, una parete che trema…

3

solo la sete
il silenzio
nessun incontro

attento a me amore mio
attento alla silenziosa nel deserto
alla viaggiatrice col bicchiere vuoto
e all’ombra della sua ombra

4

EBBENE:
Chi smetterà di affondare la mano in cerca del tributo  per la piccola dimenticata. Il freddo pagherà. Pagherà il  vento. La pioggia pagherà. Pagherà il tuono.

   ad Aurora e Julio Cortázar
5

per un minuto di vita breve
unica a occhi aperti
per un minuto vedere
nel cervello piccoli fiori
che danzano come parole sulla bocca di un muto

6

lei si spoglia nel paradiso
della sua memoria
lei non conosce il destino feroce
delle sue visioni
lei ha paura di non saper nominare
ciò che non esiste

7

Salta con la camicia in fiamme
da stella a stella,
da ombra in ombra.
Muore di morte lontana
quella che ama il vento.

8

Memoria illuminata, galleria dove vaga l’ombra di quel che aspetto. Non è vero che verrà. Non è vero che non verrà.

9

Queste ossa che brillano di notte,
queste parole come pietre preziose
nella gola viva di un uccello pietrificato,
questo verde amatissimo,
questo caldo lilla,
questo cuore solo misterioso.

10

un vento debole
pieno di volti piegati
che ritaglio come oggetti da amare

11

ora
       in quest’ora innocente
io e colei che fui ci sediamo
sulla soglia del mio sguardo

12

non piú le dolci metamorfosi di una bimba di seta
sonnambula ora nella cornice di nebbia

il suo risveglio di mano che respira
di fiore che si apre al vento

13

spiegare con parole di questo mondo
che partí da me una nave portandomi

14

La poesia che non dico,
quella che non merito.
Paura di essere due
sulla via dello specchio:
qualcuno che dorme in me
mi mangia e mi beve.

15

Rimpiango di avere smarrito
l’ora in cui sono nata.
Rimpiango di non poter officiare
da ultima arrivata.

16

hai costruito la tua casa
hai impiumato i tuoi uccelli
hai colpito il vento
con le tue ossa

hai finito da sola
quello che nessuno aveva cominciato

17

Giorni in cui una parola lontana si impossessa di me. Vado per quei giorni sonnambula e trasparente. L’automa grazioso si canta, si incanta, si racconta casi e cose: nido di fili rigidi dove mi danzo e mi piango ai miei numerosi funerali. (Lei è il suo specchio incendiato, la sua attesa in roghi freddi, il suo elemento mistico, la sua fornicazione di nomi che crescono soli nella notte pallida.)

18

come una poesia che ha saputo
il silenzio delle cose
parli per non vedermi

19

quando vedrò gli occhi
che ho nei miei tatuati

20

dice che non sa della paura della morte dell’amore
dice che ha paura della morte dell’amore
dice che l’amore è morte è paura
dice che la morte è paura è amore
dice che non sa

  a Laure Bataillon
21

sono nata tanto
e ho doppiamente sofferto
nella memoria di qui e di là

22

nella notte

uno specchio per la piccola morta

uno specchio di ceneri

23

uno sguardo dalle chiaviche
può essere una visione del mondo

la ribellione consiste nel guardare una rosa
fino a polverizzarsi gli occhi

24
     (un disegno di Wols)

questi fili imprigionano le ombre
e le obbligano a render conto del silenzio
questi fili uniscono lo sguardo al singhiozzo

25
   (esposizione di Goya)

uno spiraglio nella notte
prontamente invaso da un angelo

26
       (un disegno di Klee)

quando il palazzo della notte
accenderà la sua bellezza
                                               tasteremo gli specchi
finché i nostri volti canteranno come idoli

27

un colpo dell’alba sui fiori
mi abbandona ebbra di nulla e di luce lilla
ebbra d’immobilità e di certezza

28

ti allontani dai nomi
che filano il silenzio delle cose

29

Qui viviamo con una mano alla gola. Che nulla è possibile già lo sapevano gli inventori di piogge e i tessitori di parole tormentati dall’assenza. Perciò nelle loro orazioni c’era un suono di mani innamorate della nebbia.

ad André Pieyre de Mandiargues
30

nell’inverno favoloso
la trenodia delle ali nella pioggia
nella memoria dell’acqua dita di nebbia

31

È un chiudere gli occhi e giurare di non aprirli. Che fuori intanto si nutrano di orologi e di fiori nati dall’astuzia.
Ma con gli occhi chiusi e una sofferenza davvero troppo grande tastiamo gli specchi finché le parole dimenticate suonino magicamente.

32

Zona di piaghe dove l’addormentata mangia lentamente
il suo cuore di mezzanotte

33

un giorno
                   forse un giorno forse
me ne andrò senza restare
                   me ne andrò come chi se ne va

         a Ester Singer
34

la piccola viaggiatrice
moriva spiegando la sua morte

saggi animali nostalgici
visitavano il suo corpo caldo

35

Vita, mia vita, lasciati cadere, lasciati dolere, mia vita, lasciati cingere di fuoco, di silenzio ingenuo, di pietre verdi nella casa della notte, lasciati cadere e dolere, mia vita.

36

nella gabbia del tempo
l’addormentata guarda i suoi occhi soli

il vento le trae
la tenue risposta delle foglie

         ad Alain Glass
37

al di là di qualunque zona proibita
c’è uno specchio per la nostra triste trasparenza

38

Questo canto pentito, vedetta dietro le mie poesie:

questo canto mi smentisce, mi imbavaglia.

Alejandra Pizarnik

(Traduzione di Claudio Cinti)

da “La figlia dell’insonnia”, Crocetti Editore, 2004

∗∗∗

Árbol de Diana

1

He dado el salto de mí al alba.
He dejado mi cuerpo junto a la luz
y he cantado la tristeza de lo que nace.

2

Éstas son las versiones que nos propone:
un agujero, una pared que tiembla…

3

sólo la sed
el silencio
ningún encuentro

cuídate de mí amor mío
cuídate de la silenciosa en el desierto
de la viajera con el vaso vacío
y de la sombra de su sombra

4

AHORA BIEN:
Quién dejará de hundir su mano en busca del tributo para la pequeña olvidada. El frío pagará. Pagará el viento. La lluvia pagará. Pagará el trueno.

    A Aurora y Julio Cortázar
5

por un minuto de vida breve
única de ojos abiertos
por un minuto de ver
en el cerebro flores pequeñas
danzando como palabras en la boca de un mudo

6

ella se desnuda en el paraíso
de su memoria
ella desconoce el feroz destino
de sus visiones
ella tiene miedo de no saber nombrar
lo que no existe

7

Salta con la camisa en llamas
de estrella a estrella.
de sombra en sombra.
Muere de muerte lejana
la que ama al viento.

8

Memoria iluminada, galería donde vaga la sombra de lo que espero.
No es verdad que vendrá. No es verdad que no vendrá.

9

Estos huesos brillando en la noche,
estas palabras como piedras preciosas
en la garganta viva de un pájaro petrificado,
este verde muy amado,
este lila caliente,
este corazón sólo misterioso.

10

un viento débil
lleno de rostros doblados
que recorto en forma de objetos que amar

11

ahora
           en esta hora inocente
yo y la que fui nos sentamos
en el umbral de mi mirada

12

no más las dulces metamorfosis de una niña de seda
sonámbula ahora en la cornisa de niebla

su despertar de mano respirando
de flor que se abre al viento

13

explicar con palabras de este mundo
que partió de mí un barco llevándome

14

El poema que no digo,
el que no merezco.
Miedo de ser dos
camino del espejo:
alguien en mí dormido
me come y me bebe.

15

Extraño desacostumbrarme
de la hora en que nací.
Extraño no ejercer más
oficio de recién llegada.

16

has construido tu casa
has emplumado tus pájaros
has golpeado al viento
con tus propios huesos

has terminado sola
lo que nadie comenzó

17

Días en que una palabra lejana se apodera de mí. Voy por esos días sonámbula y transparente. La hermosa autómata se canta, se encanta, se cuenta casos y cosas: nido de hilos rígidos donde me danzo y me lloro en mis numerosos funerales. (Ella es su espejo incendiado, su espera en hogueras frías, su elemento místico, su fornicación de nombres creciendo solos en la noche pálida.)

18

como un poema enterado
del silencio de las cosas
hablas para no verme

19

cuando vea los ojos
que tengo en los míos tatuados

20

dice que no sabe del miedo de la muerte del amor
dice que tiene miedo de la muerte del amor
dice que el amor es muerte es miedo
dice que la muerte es miedo es amor
dice que no sabe

A Laure Bataillon
21

he nacido tanto
y doblemente sufrido
en la memoria de aquí y de allá

22

en la noche

un espejo para la pequeña muerta

un espejo de cenizas

23

una mirada desde la alcantarilla
puede ser una visión del mundo

la rebelión consiste en mirar una rosa
hasta pulverizarse los ojos

24
     (un dibujo de Wols)

estos hilos aprisionan a las sombras
y las obligan a rendir cuentas del silencio
estos hilos unen la mirada al sollozo

25
(exposición Goya)

un agujero en la noche
súbitamente invadido por un ángel

26
(un dibujo de Klee)

cuando el palacio de la noche
encienda su hermosura
                                            pulsaremos los espejos
hasta que nuestros rostros canten como ídolos

27

un golpe del alba en las flores
me abandona ebria de nada y de luz lila
ebria de inmovilidad y de certeza

28

te alejas de los nombres
que hilan el silencio de las cosas

29

Aquí vivimos con una mano en la garganta. Que nada es posible ya lo sabían los que inventaban lluvias y tejían palabras con el tormento de la ausencia. Por eso en sus plegarias había un sonido de manos enamoradas de la niebla.

A André Pieyre de Mandiargues
30

en el invierno fabuloso
la endecha de las alas en la lluvia
en la memoria del agua dedos de niebla

31

Es un cerrar los ojos y jurar no abrirlos. En tanto afuera se alimenten de relojes y de flores nacidas de la astucia. Pero con los ojos cerrados y un sufrimiento en verdad demasiado grande pulsamos los espejos hasta que las palabras olvidadas suenan mágicamente.

32

Zona de plagas donde la dormida come
lentamente
su corazón de medianoche.

33

alguna vez
                     alguna vez tal vez
me iré sin quedarme
                     me iré como quien se va

A Ester Singer
34

la pequeña viajera
moría explicando su muerte

sabios animales nostálgicos
visitaban su cuerpo caliente

35

Vida, mi vida, déjate caer, déjate doler, mi vida, déjate enlazar de fuego, de silencio ingenuo, de piedras verdes en la casa de la noche, déjate caer y doler, mi vida.

36

en la jaula del tiempo
la dormida mira sus ojos solos

el viento le trae
la tenue respuesta de las hojas

A Alain Glass
37

más allá de cualquier zona prohibida
hay un espejo para nuestra triste transparencia

38

Este canto arrepentido, vigía detrás de mis poemas:

este canto me desmiente, me amordaza.

Alejandra Pizarnik

“Árbol de Diana”, Buenos Aires, Sur, 1962

Estrazione della Pietra della follia I – Alejandra Pizarnik

Lauren Semivan, The Plumb Line, 2014

 

CANTRICE NOTTURNA
Joe, pachi die Musik von damals nacbt…

         Colei che morì per il suo vestito blu sta cantando.
Canta impregnata di morte al sole della sua ebbrezza. Dentro la sua canzone vi è un vestito blu, vi è un cavallo bianco, vi è un cuore verde tatuato degli echi dei battiti del suo cuore morto. Esposta a ogni tipo di perdizione, canta insieme a una bambina smarrita che è lei: il suo amuleto della buona sorte. E nonostante la nebbia verde sulle labbra e il freddo grigio sugli occhi, la sua voce corrode la distanza che si apre tra la sete e la mano che cerca il bicchiere. Lei canta.

A Olga Orozco
VERTIGINI O CONTEMPLAZIONE DI QUALCOSA CHE FINISCE

Questo lillà perde le foglie.
Da sé stesso cade
e nasconde la sua ombra antica.
Devo morire di cose come questa.

LANTERNA SORDA

         Gli assenti soffiano e la notte è densa. La notte ha il colore delle palpebre del morto.
        Tutta la notte faccio la notte. Tutta la notte scrivo. Parola per parola io scrivo la notte.

PRIVILEGIO
I

Già perduto il nome che mi chiamava,
il suo volto gira per me
come il suono dell’acqua nella notte,
dell’acqua che cade nell’acqua.
Ed è il suo sorriso l’ultimo sopravvissuto,
non la mia memoria.

II

Il più bello
nella notte tra quelli che se ne vanno,
oh bramato,
non ha fine il tuo non fare ritorno,
ombra tu sino al giorno dei giorni.

CONTEMPLAZIONE

        Morirono le forme impaurite e non ci furono più un fuori e un dentro. Nessuno ascoltava il luogo che il luogo non esisteva.
Con l’intenzione di ascoltare stanno ascoltando il luogo. Dentro la tua maschera balena la notte. Ti trafiggono con gracchiate. Ti martellano con uccelli neri. Colori nemici si uniscono nella tragedia.

NUIT DU CŒUR

         Autunno sul blu di un muro: sii rifugio delle piccole morte.

        Ogni notte, nell’arco di un grido, giunge un’ombra nuova. In solitudine danza la misteriosa autonoma. Condivido la sua paura di giovanissimo animale la prima notte delle partite di caccia.

RACCONTO D’INVERNO

        La luce del vento tra i pini, comprendo questi segni di tristezza incandescente?

        Un impiccato dondola all’albero marcato con la croce lilla.

        Fin quando è riuscito a scivolare fuori dal mio sogno e a entrare nella mia stanza, dalla finestra, complice il vento della mezzanotte.

NELL’ALTRA ALBA

        Vedo crescere fino ai miei occhi figure di silenzio, disperate.
Ascolto grigie, dense voci nell’antico luogo del cuore.

SFONDAZIONE

        Qualcuno volle aprire qualche porta. Fanno male le sue mani afferrate alla sua prigione di ossa di cattivo augurio.
        Tutta la notte si è dibattuta con la sua nuova ombra. Piovve dentro l’alba e martellavano con prefiche.
        L’infanzia implora dalle mie notti di cripta.
        La musica emette colori ingenui.
        Grigi uccelli all’alba stanno alla finestra chiusa come ai miei mali la mia poesia.

FIGURE E SILENZI

Mani contratte mi confinano nell’esilio.
Aiutami a non chiedere aiuto.
Vogliono farmi notte, mi moriranno.
Aiutami a non chiedere aiuto.

FRAMMENTI PER DOMINARE IL SILENZIO
I

          Le forze del linguaggio sono le dame solitarie, desolate, che cantano per mezzo della mia voce che ascolto in lontananza. E lontano, sulla nera sabbia, giace una bambina densa di musica ancestrale. Dove la vera morte? Ho voluto illuminarmi alla luce della mancanza di luce. I rami muoiono nella memoria. Colei che giace si annida in me con la sua maschera di lupa. Colei che non ce la fece più a resistere e implorò le fiamme e ardemmo.

II

        Quando alla casa del linguaggio viene fatto esplodere il tetto e le parole non trovano riparo, io parlo.

      Le dame rossovestite si smarrirono dentro le loro maschere pure se torneranno per singhiozzare tra i fiori.

         Non è muta la morte. Ascolto il canto degli affranti che sigilla gli squarci del silenzio. Ascolto il tuo dolcissimo pianto che fa sbocciare il mio grigio silenzio.

III

          La morte ha restituito al silenzio il suo prestigio ammaliante.
E io non dirò la mia poesia e io devo dirla. Anche se la poesia (qui, ora) non ha senso, è priva di destino.

SORTILEGI

         E le dame vestite di rosso per il mio dolore e con il mio dolore impiegate nel mio soffio, rannicchiate come feti di scorpioni nella parte più interna della mia nuca, le madri rossovestite che mi aspirano il solo calore che mi procuro con il mio cuore che a stento poté mai battere, a me che dovetti sempre imparare da sola a bere e mangiare e respirare e a me cui nessuno insegnò a piangere e cui nessuno insegnerà neppure le grandi dame che aderiscono alla faldella del mio respiro con bave rossicce e veli fluttuanti di sangue, il mio sangue, il mio solo, quello che io mi procacciai e adesso vengono a me ad abbeverarsi dopo aver ucciso il re che galleggia nel fiume e muove gli occhi e sorride ma è morto e quando qualcuno è morto, è morto per quanto possa sorridere e le grandi, le tragiche dame rossovestite hanno ucciso colui che è portato via dal fiume e io rimango ostaggio in perpetuo possesso.

Alejandra Pizarnik

(Traduzione di Roberta Buffi)

da “Alejandra Pizarnik, Poesia completa”, LietoColle, 2018

∗∗∗

EXTRACCIÓN DE LA PIEDRA DE LOCURA I (1966)
CANTORA NOCTURNA
Joe, macht die Musik von damals nacht…

        La que murió de su vestido azul está cantando. Canta imbuida de muerte al sol de su ebriedad. Adentro de su canción hay un vestido azul, hay un caballo blanco, hay un corazón verde tatuado con los ecos de los latidos de su corazón muerto. Expuesta a todas las perdiciones, ella canta junto a una niña extraviada que es ella: su amuleto de la buena suerte. Y a pesar de la niebla verde en los labios y del frío gris en los ojos, su voz corroe la distancia que se abre entre la sed y la mano que busca el vaso. Ella canta.

A Olga Orozco
VÉRTIGOS O CONTEMPLACIÓN DE ALGO QUE TERMINA

Esta lila se deshoja.
Desde sí misma cae
y oculta su antigua sombra.
He de morir de cosas así.

LINTERNA SORDA

       Los ausentes soplan y la noche es densa. La noche tiene el color de los párpados del muerto.
        Toda la noche hago la noche. Toda la noche escribo. Palabra por palabra yo escribo la noche.

PRIVILEGIO
I

Ya perdido el nombre que me llamaba,
su rostro rueda por mí
como el sonido del agua en la noche,
del agua cayendo en el agua.
Y es su sonrisa la última sobreviviente,
no mi memoria.

II

El más hermoso
en la noche de los que se van,
oh deseado,
es sin fin tu no volver,
sombra tú hasta el día de los días.

CONTEMPLACIÓN

        Murieron las formas despavoridas y no hubo más un afuera y un adentro. Nadie estaba escuchando el lugar porque el lugar no existía.

Con el propósito de escuchar están escuchando el lugar. Adentro de tu máscara relampaguea la noche. Te atraviesan con graznidos. Te martillean con pájaros negros. Colores enemigos se unen en la tragedia.

NUIT DU CŒUR

            Otoño en el azul de un muro: sé amparo de las pequeñas muertas.

          Cada noche, en la duración de un grito, viene una sombra nueva. A solas danza la misteriosa autónoma. Comparto su miedo de animal muy joven en la primera noche de las cacerías.

CUENTO DE INVIERNO

         La luz del viento entre los pinos ¿comprendo estos signos de tristeza incandescente?

           Un ahorcado se balancea en el árbol marcado con la cruz lila.

          Hasta que logró deslizarse fuera de mi sueño y entrar a mi cuarto, por la ventana, en complicidad con el viento de la medianoche.

EN LA OTRA MADRUGADA

        Veo crecer hasta mis ojos figuras de silencio y desesperadas. Escucho grises, densas voces en el antiguo lugar del corazón.

DESFUNDACIÓN

         Alguien quiso abrir alguna puerta. Duelen sus manos aferradas a su prisión de huesos de mal agüero.
          Toda la noche ha forcejeado con su nueva sombra. Llovió adentro de la madrugada y martillaban con lloronas.
         La infancia implora desde mis noches de cripta.
         La música emite colores ingenuos.
        Grises pájaros en el amanecer son a la ventana cerrada lo que a mis males mi poema.

FIGURAS Y SILENCIOS

Manos crispadas me confinan al exilio.
Ayúdame a no pedir ayuda.
Me quieren anochecer, me van a morir.
Ayúdame a no pedir ayuda.

FRAGMENTOS PARA DOMINAR EL SILENCIO
I

        Las fuerzas del lenguaje son las damas solitarias, desoladas, que cantan a través de mi voz que escucho a lo lejos. Y lejos, en la negra arena, yace una niña densa de música ancestral. ¿Dónde la verdadera muerte? He querido iluminarme a la luz de mi falta de luz. Los ramos se mueren en la memoria. La yacente anida en mí con su máscara de loba. La que no pudo más e imploró llamas y ardimos.

II

        Cuando a la casa del lenguaje se le vuela el tejado y las palabras no guarecen, yo hablo.

       Las damas de rojo se extraviaron dentro de sus máscaras aunque regresarán para sollozar entre flores.

      No es muda la muerte. Escucho el canto de los enlutados sellar las hendiduras del silencio. Escucho tu dulcísimo llanto florecer mi silencio gris.

III

      La muerte ha restituido al silencio su prestigio hechizante. Y yo no diré mi poema y yo he de decirlo. Aun si el poema (aquí, ahora) no tiene sentido, no tiene destino.

SORTILEGIOS

        Y las damas vestidas de rojo para mi dolor y con mi dolor insumidas en mi soplo, agazapadas como fetos de escorpiones en el lado más interno de mi nuca, las madres de rojo que me aspiran el único calor que me doy con mi corazón que apenas pudo nunca latir, a mí que siempre tuve que aprender sola cómo se hace para beber y comer y respirar y a mí que nadie me enseñó a llorar y nadie me enseñará ni siquiera las grandes damas adheridas a la entretela de mi respiración con babas rojizas y velos flotantes de sangre, mi sangre, la mía sola, la que yo me procuré y ahora vienen a beber de mí luego de haber matado al rey que flota en el río y mueve los ojos y sonríe pero está muerto y cuando alguien está muerto, muerto está por más que sonría y las grandes, las trágicas damas de rojo han matado al que se va río abajo y yo me quedo como rehén en perpetua posesión.

Alejandra Pizarnik

da “Alejandra Pizarnik, Poesia completa”, Barcelona: Lumen, 2001 

Un segno nella tua ombra – Alejandra Pizarnik

 

ANDARMENE SU UNA NAVE NERA

le ombre fanno scudo al fumo veloce che
                         danza nella trama di
                         questo festival silenzioso
le ombre nascondono vari punti scuri che
girano e girano fra i tuoi occhi
la mia penna ritarda il TU anelante
la mia tempia pulsa mille volte il TUO nome
se i tuoi occhi potessero venire!
qua sì amore qua
fra le ombre il fumo e la danza
fra le ombre il nero e io

CIELO

guardando il cielo

mi dico che è celeste stinto (tempera
blu puro dopo una doccia gelata)

le nuvole si muovono

penso al tuo volto e a te e alle tue mani e
al rumore della tua penna e a te
ma il tuo volto non compare in nessuna nuvola!
mi aspettavo di vederlo aderito a lei come un
pezzo di cotone iodato all’interno di tessuto adesivo
continuo a camminare

un cocktail mentale piastrella la mia fronte
non so se pensare al cielo o a te
e se lanciassi una moneta in aria? (testa tu iella per il cielo)
no! il tuo essere non si mette a rischio e
io ti desidero ti de-si-de-ro!
cielo pezzo di cosmo cielo pipistrello infinito
immutabile come gli occhi del mio amore

pensiamo a tutti e due

tutti e due tu + cielo = le mie galoppanti sensazioni
biformi bicolorate bitremende bilontane
lontane lontane
lontano

sì amore sei lontano come la zanzara
sì! quella che insegue una zanzara femmina accanto
al lampione giallosporco che vigila sotto il
cielo neropulito in questa angosciante notte
                                         piena di dualismi

STO CADENDO
1

il vino è come un pianto desolato che
inumidisce la mia gioventù dinanzi ai tuoi baci che
                                            un‘altra deglutisce
il vino è l’elisir che polverizza i
                                          pestilenti desideri del
                                          mio corpo che
agita le ali gemendo davanti alla tua effigie
                                                       d’ombra assopita

2

il vino si diluisce miscelato alle mie
                                                        lacrime così mute
il tuo volto di zingaro infarinato compare in
                                                        ogni bolla
la mia gola è un arcipelago maledetto
la mia tempia il coperchio di un pozzo immondo
augurarti amore e affrontare la tua profondità con
                                                         volgari angosce!

SOLTANTO UN AMORE

Il mio amore si espande.
È un paracadute perfetto.
È un clic che si esala e
     il suo petto si fa immenso.
Il mio amore non ruggisce
                     non grida
                     non prega
                     non ride.
Il suo corpo è un occhio.
La sua pelle un mappamondo.
Le mie parole perforano
     l’ultimo segno del suo nome.
I miei baci sono anguille che lui
    si vanta di lasciare sfuggire.
Le mie carezze un fiotto che rievoca
    la musica su fontane di Roma.
Nessuno ancora ha potuto scappare dal suo territorio
    spirituale.
Non vi sono rotte né pieghe né insetti.
Tutto è cosi terso che le mie lacrime
    insorgono.
La mia creazione è una bigotteria accanto
    al suo biondo carriaggio.
In questi momenti il calamaio si leva in volo e
    mira a interminabili confini di
    zanzare che fanno l’amore.
Suona il fatidico suono. Già non volo.
È il mio amore che si espande.

AL DI LÀ DELL’OBLIO

un giorno da un fianco della luna
vedrai cadere i baci che brillano in me
le ombre sorrideranno altere
illuminando il segreto che geme mentre vaga
verranno le foglie impavide che
una volta furono ciò che sono i miei occhi
verranno le appassite fragranze che
innate scesero dall’alato suono
verranno le rosse gioie che
gorgogliano intense al sole che
arrotonda le armonie equidistanti nel
fumo danzante della pipa del mio amore

LONTANANZA

Il mio essere riempito di navi bianche.
Il mio essere che manda in pezzi sensibilità.
Tutta me stessa sotto le reminiscenze dei
                                            tuoi occhi
Voglio distruggere il prurito delle tue
                                            ciglia.
Voglio rifuggire l’inquietudine delle tue
                                            labbra.
Perché la tua visione fantasmagorica arrotonda i calici di
                                            queste ore?

Alejandra Pizarnik

(Traduzione di Roberta Buffi)

da “Alejandra Pizarnik, Poesia completa”, Lietocolle, 2018

∗∗∗

UN SIGNO EN TU SOMBRA
IRME EN UN BARCO NEGRO

las sombras escudan al humo veloz que
                    danza en la trama de
                    este festival silencioso
las sombras esconden varios puntos oscuros que
giran y giran entre tus ojos
mi pluma retarda el TÚ anhelante
mi sien late mil veces TU nombre
si tus ojos pudieran venir!
acá si amor acá
entre las sombras el humo y la danza
entre las sombras lo negro y yo

CIELO

mirando el cielo

me digo que es celeste desteñido (témpera
azul puro después de una ducha helada)

las nubes se mueven

pienso en tu rostro y en ti y en tus manos y
en el ruido de tu pluma y en ti
pero tu rostro no aparece en ninguna nube!
yo esperaba verlo adherido a ella como un
trozo de algodón enyodado dentro de tela adhesiva
sigo caminando

un cocktail mental embaldosa mi frente
no sé si pensar en el cielo o en ti
y si tirara una moneda? (cara tú seca cielo)
no! tu ser no se arriesga y
yo te deseo te de-se-o!
cielo trozo de cosmos cielo murciélago infinito
inmutable como los ojos de mi amor

pensemos en los dos

los dos tú + cielo = mis galopantes sensaciones
biformes bicoloreadas bitremendas bilejanas
lejanas lejanas
lejos

sí amor estás lejos como el mosquito
sí! ese que persigue a una mosquita junto
al farol amarillosucio que vigila bajo el
cielo negrolimpio esta noche angustiosa
                                 llena de dualismos

VOY CAYENDO
1

el vino es como un llanto desolado que
humedece mi juventud frente a tus besos que
                                   otra deglute
el vino es el elixir que pulveriza los
                                   pestilentes deseos de
                                   mi cuerpo que
aletea gimiendo frente a tu efigie de
                                     sombra amodorrada

2

el vino se aclara mezclado a mis
                                  lágrimas tan mudas
tu rostro de gitano enharinado aparece en
                                  cada burbuja
mi garganta es un archipiélago maldito
mi sien la tapa de un pozo inmundo
desearte amor y enfrentar tu altura con
                                 cursis angustias!

SÓLO UN AMOR

Mi amor se amplía.
Es un paracaídas perfecto.
Es un clic que se exhala y
    su pecho se hace inmenso.
Mi amor no ruge
                   no clama
                   no ruega
                   no ríe.
Su cuerpo es un ojo.
Su piel un mapamundi.
Mis palabras perforan la
     última señal de su nombre.
Mis besos son anguilas que él
      se ufana en dejar resbalar.
Mis caricias un chorro reminiscente de
      música sobre fuentes de Roma.
Nadie pudo huir aún de su territorio
      anímico.
No hay rutas ni pliegues ni insectos.
Todo es tan terso que mis lágrimas se
       sublevan.
Mi creación es una mojigatería junto a
      su rubio carromato.
En estos momentos el tintero alza vuelo y
      enfila hacia linderos inacabables de
      mosquitos haciendo el amor.
Suena el fatídico sonido. Ya no vuelo.
Es mi amor que se amplía.

MÁS ALLÁ DEL OLVIDO

alguna vez de un costado de la luna
verás caer los besos que brillan en mí
las sombras sonreirán altivas
luciendo el secreto que gime vagando
vendrán las hojas impávidas que
algún día fueron lo que mis ojos
vendrán las mustias fragancias que
innatas descendieron del alado son
vendrán las rojas alegrías que
burbujean intensas en el sol que
redondea las armonías equidistantes en
el humo danzante de la pipa de mi amor

LEJANÍA

Mi ser henchido de barcos blancos.
Mi ser reventando sentires.
Toda yo bajo las reminicencias de
                             tus ojos.
Quiero destruir la picazón de tus
                             pestañas.
Quiero rehuir la inquietud de tus
                            labios.
Por qué tu visión fantasmagórica redondea los cálices de
                           estas horas?

Alejandra Pizarnik

da “Alejandra Pizarnik, Poesía Completa (1955-1972)”, Edición a cargo de Ana Becciú, Lumen, 2016