Lontano – Costantino Kavafis

Edward Weston, Sibyl Anikeeff, 1921

 

Dire vorrei questo ricordo… Ma
s’è cosí spento… quasi nulla resta:
lontano, ai primi anni d’adolescenza, posa.

Pelle di gelsomino…
E la sera d’agosto (agosto fu?)…
Ormai ricordo appena gli occhi: azzurri, forse…
Oh, azzurri, sí! come zaffiro azzurri.

Costantino Kavafis

(Traduzione di Filippo Maria Pontani)

 da “Poesie”, “Lo Specchio” Mondadori, 1961

∗∗∗

Μαϰρυά

Θά θελα αὐτήν τήν μνήμη νά τήν πῶ…
Μά ἔτσι ἐσβύσθη πιά… σάν τίποτε δέν ἀπομένει —
γιατί μαϰρυά, στά πρῶτα ἐφηβιϰά μου χρόνια ϰεῖται.

Δέρμα σάν ϰαμωμένο ἀπό ἰασεμί…
Ἐϰείνη τοῦ Αὐγούστου — Αὔγουστος ἦταν; — ἡ βραδυά…
Μόλις θυμοῦμαι πιά τά μάτια· ἦσαν, θαρρῶ, μαβιά…
Ἆ ναί, μαβιά· ἕνα σαπφείρινο μαβί.

Κωνσταντίνος Καβάφης

da “Ποιήματα 1897-1933”, Ίκαρος, 1984

Dal cassetto – Costantino Kavafis

Paolo Roversi, Lucie de la Falaise, 1990

 

Volevo appenderla a un muro della stanza.

Ma l’umidità del cassetto l’ha guastata.

Non la metto in un quadro questa foto.

Dovevo conservarla con piú cura.

Queste le labbra, questo il viso –
ah, per un giorno solo, per un’ora
solo tornasse quel passato.

Non la metto in un quadro questa foto.

Mi fa soffrire vederla cosí guasta.

Del resto, se anche non fosse guasta,
che fastidio badare a non tradirmi –
una parola o il tono della voce –
se mai qualcuno mi chiedesse chi era.

Costantino Kavafis

(Traduzione di Nicola Crocetti)

da “Poesie erotiche”, Crocetti Editore, 1983

∗∗∗

Ἀπ᾽τό συρτάρι

Ἐσϰόπευα στῆς ϰάμαράς μου ἕναν τοῖχο νά τή ν θέσω.

Ἀλλά τή ν ἔβλαψεν ἡ ὑγρασία τοῦ συρταριοῦ.

Σέ ϰάδρο δέν θά βάλω τή ν φωτογραφία αὐτή.

Ἔπρεπε πιό προσεϰτιϰά νά τή ν φυλάξω.

Αὐτά τά χείλη, αὐτό τό πρόσωπο –
ἂ γιά μιά μέρα μόνο, γιά μιάν ὥρα
μόνο, νά ἐπέστρεφε τό παρελθόν τους.

Σέ ϰάδρο δέν θά βάλω τή ν φωτογραφία αὐτή.

Θά ὑποφέρω νά τή ν βλέπω ἔτσι βλαμμένη.

Ἄλλωστε, ϰαί βλαμμένη ἂν δέν ἦταν,
θά μ’ ἐνοχλοῦσε νά προσέχω μή  τυχόν ϰαμιά
λέξις, ϰανένας τόνος τῆς φωνῆς προδώσει –
ἂν μέ ρωτούσανε ποτέ γι’ αὐτήν.

Κωνσταντίνος Καβάφης

[1923]

da “Κρυμμένα ποιήματα 1877?-1923”, [Poesie segrete 1877?-1923], a cura di I. P. Savvidis, Ikaros, Atene, 1993

Φωνές – Κωνσταντίνος Καβάφης

Foto di Anja Bührer

 

Ιδανιϰές φωνές ϰι άγαπημένες
εϰείνων πού πεθάναν, ή εϰείνων πού είναι
γιά μας χαμένοι σάν τούς πεθαμένους.

Κάποτε μές στα όνειρά μας ομιλούνε
ϰάποτε μές στην σϰέψι τές αϰούει τύ μυαλό.

Καί μέ τον ήχο των γιά μιά στιγμή επιστρέφουν
ήχοι άπδ την πρώτη ποίησι της ζωής μας –
σά μουσιϰή, την νύχτα, μαϰρυνή, πού σβύνει.

Κωνσταντίνος Καβάφης

[1904]

da “Από τα Ποιήματα 1897-1933”, Ίκαρος, 1984

∗∗∗

Voci

Ideali amate voci
di coloro che son morti o come i morti
sono per noi perduti.

A volte ci parlano in sogno
a volte esse vibrano dentro.

E con il suono, per un istante l’eco fa ritorno
della prima poesia di nostra vita –
come lontana nella notte una musica che dilegua.

Constantinos Kavafis

(Traduzione di Margherita Dalmàti e Nelo Risi)

da “Constantinos Kavafis, Cinquantacinque poesie”, Einaudi, Torino, 1968

∗∗∗

Voci

Voci ideali e care
di quanti morirono, o di quanti sono
per noi persi come morti.

Talvolta parlano nei nostri sogni;
talvolta le ode nel pensiero la mente.

E con il loro suono per un attimo affiorano
suoni dalla prima poesia della vita –
come musica, lontana, che si perde, nella notte.

Konstandinos P. Kavafis

(Traduzione di Paola Maria Minucci)

da “Tutte le poesie”, Donzelli Editore, 2020

∗∗∗

Voci

Voci ideali e amate
di quanti sono morti, di quanti
sono per noi perduti come i morti.

A volte ci parlano nei sogni,
a volte le ode la mente tra i pensieri.

Col loro suono riemergono un istante
suoni della poesia prima della vita –
come di notte una musica
che in lontananza muore.

Costantinos Kavafis

(Traduzione di Nicola Crocetti)

da “Poeti greci del Novecento, “I Meridiani” Mondadori, 2010

∗∗∗

Voci

Voci ideali e care
di quelli che  morirono, di quelli
che per noi sono persi come i morti.

Talvolta esse ci parlano nei sogni,
e le sente talora tra i pensieri la mente.

Col loro suono, un attimo  ritornano
suoni su dalla prima poesia della vita –
come musica, a notte, che lontanando muore.

Costantinos Kavafis

(Traduzione di Filippo Maria Pontani)

 da “Poesie”, “Lo Specchio” Mondadori, 1961

∗∗∗

Le voci

Dei morti, dei perduti
Come morti, per noi, voci ideali,
Amatissime voci…
Udibili nei sogni, talvolta;
Dalla mente pensosa,
A volte, percepite.
Nel loro suono,
Del poetico aprirsi, per un attimo,
Di questa nostra vita qualche accento
Riaffiora; e già è un lontano
nella notte, di musica, svanire.

Costantinos Kavafis

(Traduzione di Guido Ceronetti)

da “Un’ombra fuggitiva di piacere”, Adelphi Edizioni, 2004

Ἡ πόλις – Κωνσταντίνος Καβάφης

José Oiticica Filho, Um que Passa (A Passing), 1953

 

Εἶπες· «Θά πάγω σ’ ἄλλη γῆ, θά πάγω σ’ ἄλλη θάλασσα.
Μιά πόλις ἄλλη θά βρεθεῖ ϰαλλίτερηκα ἀπό αὐτή.
Κάθε προσπάθεια μου μιά ϰαταδίκη εἶναι γραφτή·
ϰ’ εἶν’ ἡ ϰαρδιά μου – σάν νεκρός – θαμένη.
Ὁ νοῦς μου ὣς πότε μές στον μαρασμόν αὐτόν θά μένει.
Ὅπου τό μάτι μου γυρίσω, ὅπουό κι ἄν δῶ
ἐρείπια μαύρα της ζωής μόύ βλέπω έδώ,
πού τόσα χρόνια πέρασα καί ρήμαξα ϰαί χάλασα».

Καινούριους τόπους δέν θά βρεῖς ἄλλες θάλασσες.
Ἡ πόλις θά σέ άκολουθεί. Στούς δρόμους θά γυρνᾶς
τούς ἴδιουςῖ. Καί στές γειτονιές τές ίδιες θά γερνᾶς·
καί μές στά ίδια σπίτια αυτά θ’ άσπρίζεις»
Πάντα στην πόλι αύτή θά φθάνεις. Γιά τά άλλου – μή ἐλπίζεις –
δέν ἔχει πλοῖοέχει πλοίο γιά σέ, δέν έχει όδό.
Ἔτσι πού τή ζωή σου ρήμαξες ἐδῶ
στήν κώχη τούτη τήν μικρή, σ’ ὅλην τήν γη τήν χάλασες.

Κωνσταντίνος Καβάφης

[1910]

da “Τα ποιήματα” [Le poesie], 2 voll., Ikaros, Atene, 1963, edizione critica a cura di I. P. Savvidis.

∗∗∗

La città

Hai detto: «Per altre terre andrò, per altro mare.
Altra città, piú amabile di questa, dove
ogni mio sforzo è votato al fallimento,
dove il mio cuore come un morto sta sepolto,
ci sarà pure. Fino a quando patirò questa mia inerzia?
Dei lunghi anni, se mi guardo attorno,
della mia vita consumata qui, non vedo
che nere macerie e solitudine e rovina».

Non troverai altro luogo non troverai altro mare.
La città ti verrà dietro. Andrai vagando
per le stesse strade. Invecchierai nello stesso quartiere.
Imbiancherai in queste stesse case. Sempre
farai capo a questa città. Altrove, non sperare,
non c’è nave non c’è strada per te.
Perché sciupando la tua vita in questo angolo discreto
tu l’hai sciupata su tutta la terra.

Constantinos Kavafis

(Traduzione di Margherita Dalmàti e Nelo Risi)

da “Constantinos Kavafis, Settantacinque poesie”, Einaudi, Torino, 1992

∗∗∗

La città

Hai detto: «Andrò in altra terra, andrò in altro mare.
Un’altra città, migliore di questa, ci sarà.
Ogni mio tentativo è destinato a fallire;
e il mio cuore – come morto – è sepolto.
Fino a quando potrò reggere questo sfinimento.
Se mi guardo intorno, dei tanti anni
di una vita trascorsa e sprecata qui,
non mi restano che nere macerie e rovina».

Non troverai altri luoghi, non troverai altri mari.
La città ti seguirà. Andrai vagando per le stesse
strade. Negli stessi quartieri invecchierai,
e ti farai bianco tra queste stesse case.
Arriverai sempre a questa città. Per altri luoghi – non sperare –
non c’è nave né strada per te.
La vita che hai sciupato
in questo buco angusto, in tutta la terra l’hai sprecata.

Konstandinos P. Kavafis

(Traduzione di Paola Maria Minucci)

da “Tutte le poesie”, Donzelli Editore, 2020

∗∗∗

La città

Dicesti: «Andrò in un’altra terra, su un altro mare.
Ci sarà una città meglio di questa.
Ogni mio sforzo è una condanna scritta;
e il mio cuore è sepolto come un morto.
In questo marasma quanto durerà la mente?
Ovunque giro l’occhio, ovunque guardo
vedo le nere macerie della mia vita, qui
dove tanti anni ho trascorso, distrutto e rovinato».

Non troverai nuove terre, non troverai altri mari.
Ti verrà dietro la città. Per le stesse strade
girerai. Negli stessi quartieri invecchierai;
e in queste stesse case imbiancherai.
Finirai sempre in questa città. Verso altri luoghi – non sperare –
non c’è nave per te, non c’è altra via.
Come hai distrutto la tua vita qui
in questo cantuccio, nel mondo intero l’hai perduta.

Constantinos Kavafis

(Traduzione di Nicola Crocetti)

da “Le poesie”, traduzione e cura di Nicola Crocetti, Einaudi, 2015

∗∗∗

La città

Hai detto: «Andrò per altra terra ed altro mare.
Una città migliore di questa ci sarà.
Tutti gli sforzi sono condanna scritta. E qua
giace sepolto, come un morto, il cuore.
E fino a quando, in questo desolato languore?
Dove mi volgo, dove l’occhio giro,
macerie nere della vita miro,
ch’io non seppi, per anni, che perdere e schiantare».

Né terre nuove troverai, né nuovi mari.
Ti verrà dietro la città. Per le vie girerai:
le stesse. E negli stessi quartieri invecchierai,
ti farai bianco nelle stesse mura.
Perenne approdo, questa città. Per la ventura
nave non c’è né via – speranza vana!
La vita che schiantasti in questa tana
breve, in tutta la terra l’hai persa, in tutti i mari.

Costantinos Kavafis

(Traduzione di Filippo Maria Pontani)

 da “Poesie”, “Lo Specchio” Mondadori, 1961

Segreti – Konstandinos P. Kavafis

Konstandinos P. Kavafis

 

Da quanto ho fatto e da quanto ho detto
non cerchino di capire chi ero.
Erano un ostacolo e modificavano
il mio modo di agire e di vivere.
Erano un ostacolo che spesso mi bloccava
quando stavo per parlare.
Dalle mie azioni meno evidenti
e dai miei scritti più segreti –
da questi soltanto riusciranno a capirmi.
Ma forse tanti sforzi e tante cure
per conoscermi non valgono la pena.
In futuro – in una società migliore –
qualcun altro fatto come me
certo ci sarà e agirà liberamente.

Konstandinos P. Kavafis

(Traduzione di Paola Maria Minucci)

da “Konstandinos P. Kavafis, Tutte le poesie” a cura di Paola Maria Minucci, Donzelli Editore, 2019

∗∗∗

Κρυμμένα

Ἀπ’ ὅσα ἔϰαμα ϰι ἀπ’ ὅσα εἶπα
νά μή ζητήσουνε νά βροῦν ποιός ἤμουν.
Ἐμπόδιο στέϰονταν ϰαί μεταμόρφωνε
τές πράξεις ϰαί τόν τρόπο τῆς ζωῆς μου.
Ἐμπόδιο στέϰονταν ϰαί σταματοῦσε με
πολλές φορές πού πήγαινα νά πῶ.
Οἱ πιό ἀπαρατήρητές μου πράξεις
ϰαί τά γραψίματά μου τά πιό σϰεπασμένα —
ἀπό ἐϰεῖ μονάχα θά μέ νιώσουν.
Ἀλλά ἴσως δέν ἀξίζει νά ϰαταβληθεῖ
τόση φροντίς ϰαί τόσος ϰόπος νά μέ μάθουν.
Κατόπι — στήν τελειοτέρα ϰοινωνία —
ϰανένας ἄλλος ϰαμωμένος σάν ἐμένα
βέβαια θά φανεῖ ϰ’ ἐλεύθερα θά ϰάμει.

Κωνσταντίνος Καβάφης

[1908]

da “Κρυμμένα ποιήματα 1877?-1923”, [Poesie segrete 1877?-1923], a cura di I. P. Savvidis, Ikaros, Atene, 1993