Parole – Alfonso Gatto

Johan van der Keuken, Lucette, 1955

 

«Ti perderò come si perde un giorno
chiaro di festa: – io lo dicevo all’ombra
ch’eri nel vano della stanza – attesa,
la mia memoria ti cercò negli anni
floridi un nome, una sembianza: pure,
dileguerai, e sarà sempre oblio
di noi nel mondo.» 

                                   Tu guardavi il giorno
svanito nel crepuscolo, parlavo
della pace infinita che sui fiumi
stende la sera alla campagna.

Alfonso Gatto

da “Arie e ricordi”, (1940-1941), in “Poesie 1929-1941”, Mondadori, Milano, 1961

Le vittime – Alfonso Gatto

 

La storia fosse scritta dalle vittime
altro sarebbe, un tempo di minuti,
di formiche incessanti che ripullulano
al nostro soffio e pure ad una ad una
vivide di tenacia, intente d’essere.

Gli inermi che si scostano al passaggio
delle divise chiedono allo sguardo
dei propri occhi la letizia ansiosa
d’essere vinti, il numero che oblia
la sua sabbia infinita nel crepuscolo.

Dei vincitori, ai ruinosi alberghi
del loro oblio, più nulla.
Rimane chi disparve nella sera
dell’opera compiuta, sua la mano
di tutti e il fare che è del fare il tenero.
È il nostro soffio che gli crede, il dubbio
di perderlo nel numero, tra noi.

Alfonso Gatto

da “La storia delle vittime. Poesie della resistenza”, “Lo Specchio” Mondadori, 1966

Rimani in sogno – Alfonso Gatto

Scultura di Yves Pires

 

Era stupore di notte
o anima di vento
la casa leggera che il lume
portava sulla sua ombra.

Rimani in sogno laggiù,
giovane di plenilunio
alle terrazze aperte.

Addormentata in declivio
sul braccio che ti chiude
sei giusta, e salvi ancora
la pace alla mia morte.

Abbiamo freddo insieme
nelle notti se chiami
il tuo nome nel sogno a illimpidirti.
La paura d’esistere non salva
una giornata calma alla bambina
che ricerca nel seno il tuo passato.

Rimani in sogno e come il sogno uguale
trascorra la pianura, il dolce vento.

Alfonso Gatto

da “La memoria felice, 1937-1939”, in “Poesie, 1929-1941”, Mondadori, Milano, 1961

In “Poesie”, Panorama, Milano, 1939 (come già in «Il Frontespizio», 1937, 4) i due versi conclusivi sono : «E t’invento la morte per sollievo / nell’infanzia degli angeli e dei prati.».