«In questa notte nuda di parole» – Roberto Carifi

Trude Fleischmann, Tilly Losch-James, 1932

 

In questa notte nuda di parole
come un angelo cancelli il mio dolore
nella grazia tremante del tuo sguardo.
Anche se questo esilio mi apparterrà per sempre
la tua dolcezza è un’anima,
un lampo acceso nel destino,
una carezza deposta nel mio cuore
più forte del vento solitario
che vi respira dentro.
Lo so che un’ombra ci separa,
che questa luce è fragile
come certi lucignoli che scuote
la brezza leggera d’autunno,
ma il tuo sorriso forse l’ha scritto Dio
nel mio destino.

Roberto Carifi

da “Amore d’autunno”, Guanda, Milano, 1998

«Mi basterebbe la linea del viso» – Roberto Carifi

Trude Fleischmann, Portrait of Marie Matzne

 

Mi basterebbe la linea del viso
accarezzarti lo sguardo, anche per poco,
poterti dire quanto somiglia alla morte
la tua assenza. Perciò ti parlo,
interrogo gli oggetti che ti hanno conosciuto,
che insieme a me ti videro fiorire
nell’erba inaridita.

Roberto Carifi

da “Nel ferro dei balocchi”, Poesie 1983-2000, Crocetti Editore, 2008

«Pregano, adesso, in una sfera luminosa» – Roberto Carifi

Foto di Édouard Boubat

 

Pregano, adesso, in una sfera luminosa,
la terra fredda dove l’inesistenza sarà guardata
tra le stelle filanti e un fratello buono…
compie due anni la tua infanzia,
i primi passi nel gelo, quando ti meravigli
davanti alle rovine e un silenzio benedetto
protegge la tua gioia…
forse ti amano, anche lì, nell’occhiata dei morti
e una mano invisibile ti indica la casa,
un lumicino accanto al tuo ritratto
e piangeresti se il tempo non fosse arato
da un amore più forte, l’obbedienza all’inverno
dove di nuovo corri e ti sbucci le ginocchia
con quel balocco arrugginito, e ridi.

Roberto Carifi

da “Il figlio”, Editoriale Jaca Book, 1995 

«Barbara, creatura amata» – Roberto Carifi

Man Ray, Mary Gill, 1931

 

Barbara, creatura amata,
cos’è questa luce arata dal destino,
la trasparenza dove continuo a vederti,
che inchioda la mia anima al tuo viso?
Lo bacio nell’assenza, l’accarezzo
come nei sogni si sfiora il nostro desiderio,
quello che nella veglia si sottrae.
Se chiudo gli occhi
e vorrei soffocarmi nel cuscino
i tuoi si accampano nel sonno
e in questa specie di morte fanno il nido.
Al mio risveglio li ritrovo,
principio della luce.
Cosí, Barbara mia, i tuoi occhi
sono la notte e il giorno,
la mia fuga nei sogni e il mio ritorno.
Se non fossero lí, custodi del silenzio,
chi mai difenderebbe il labile confine
che sta tra il sonno e la mia fine?

Roberto Carifi

da “Amore e Destino e altre poesie”, Crocetti Editore, 1993

«Se potessi cantare il tuo nome sarebbe» – Roberto Carifi

Jean Béraud, L’attente, Rue de Chateaubriand, 1885, Musée d’Orsay, Paris

 

Se potessi cantare il tuo nome sarebbe
– le sette lettere del tuo nome –
un’erba cresciuta in pieno inverno,
un tiepido scirocco scioglierebbe il gelo.
Se potessi parlare come quel passerotto
che si posa, muto, sul mio terrazzo!
Ma oggi perfino la pioggia è una lingua straniera
e dovrò mendicare un sorriso.

Roberto Carifi

da “Nel ferro dei balocchi”, Poesie 1983-2000, Crocetti Editore, 2008