«Barbara, creatura amata» – Roberto Carifi

Man Ray, Mary Gill, 1931

 

Barbara, creatura amata,
cos’è questa luce arata dal destino,
la trasparenza dove continuo a vederti,
che inchioda la mia anima al tuo viso?
Lo bacio nell’assenza, l’accarezzo
come nei sogni si sfiora il nostro desiderio,
quello che nella veglia si sottrae.
Se chiudo gli occhi
e vorrei soffocarmi nel cuscino
i tuoi si accampano nel sonno
e in questa specie di morte fanno il nido.
Al mio risveglio li ritrovo,
principio della luce.
Cosí, Barbara mia, i tuoi occhi
sono la notte e il giorno,
la mia fuga nei sogni e il mio ritorno.
Se non fossero lí, custodi del silenzio,
chi mai difenderebbe il labile confine
che sta tra il sonno e la mia fine?

Roberto Carifi

da “Amore e Destino e altre poesie”, Crocetti Editore, 1993

«Passasti con quella luce in pugno» – Roberto Carifi

Portrait of James Dean on Times Square by Dennis Stock, 1955

 

Passasti con quella luce in pugno!
Dissi: “Non so, so molto poco dell’amore.
Giù c’è un abisso, lo conosco bene”.
Tu mi prendesti per la giacca,
metà del mio viso era già in ombra.
Dissi: “Corriamo, tu sarai la mia corsa.
Ti seguirò? Sono al tuo fianco adesso”.
Abbiamo corso, volato, qualche volta.
Di certo ci sono foglie secche,
qualcuno le calpesta, stridono in fondo al cuore.
Di certo la stanza è un rettangolo d’angoscia
e il buio completa la sua opera.
Ogni tanto sprofondo nel cappotto,
accelero il passo come fossi atteso.
Piú spesso una voce mi precede. Sono in ritardo,
penso, hanno già chiamato!
Allora vorrei che mi afferrassi per il bavero,
che mi tirassi via, dove c’è luce.

Roberto Carifi

da “Amore e Destino e altre poesie”, Crocetti Editore, 1993

«Sono i tuoi occhi l’estrema luce» – Roberto Carifi

Foto di Peter Lindberg

 

Sono i tuoi occhi l’estrema luce.
Quando inizia la notte loro resistono
e vegliano il mio sonno.
Dormo con loro, li so spalancati
sul cuscino, deposti nel mio cuore.
Se un giorno non mi svegliassi, amore,
sarei per sempre nel tuo sguardo.

Roberto Carifi

da “Nel ferro dei balocchi”, Poesie 1983-2000, Crocetti Editore, 2008

«Grazie per la parola» – Roberto Carifi

Foto di Paul Apal’kin

 

Grazie per la parola
che ancora accendi nel mio cuore,
per quel raggio che dal bene
hai ricevuto in dono
e che nel mio abbandono
lasci che nasca
come fosse grano in un deserto,
per quella tua bellezza,
per l’orma divina del tuo sguardo,
per quella tua dolcezza che vorrei baciare
come si bacia l’innocenza,
inginocchiato davanti alla tua anima
quando una lieve ombra
la lascia affiorare sulla carne,
per quello che chiami il tuo peccato,
per il tremore che turba la tua voce
quando mi dici l’indicibile
e lasci l’impronta dell’amore
in questo cuore arato.

Roberto Carifi

da “Amore d’autunno”, Guanda Editore, 1998

«Se potessi cantare il tuo nome sarebbe» – Roberto Carifi

Jean Béraud, L’attente, Rue de Chateaubriand, 1885, Musée d’Orsay, Paris

 

Se potessi cantare il tuo nome sarebbe
– le sette lettere del tuo nome –
un’erba cresciuta in pieno inverno,
un tiepido scirocco scioglierebbe il gelo.
Se potessi parlare come quel passerotto
che si posa, muto, sul mio terrazzo!
Ma oggi perfino la pioggia è una lingua straniera
e dovrò mendicare un sorriso.

Roberto Carifi

da “Nel ferro dei balocchi”, Poesie 1983-2000, Crocetti Editore, 2008