Si comincia – Margaret Atwood

Paul Klee, Landscape with Yellow Birds, 1923

 

Si comincia così:
questa è la tua mano,
questo è il tuo occhio,
questo è un pesce azzurro lì
sulla carta, quasi
a forma di occhio.
Questa è la tua bocca, questa è una O
o la luna, come
preferisci. Questo è il giallo.

Fuori dalla finestra
c’è la pioggia, verde
perché siamo in estate, e al di là
gli alberi e il mondo,
che è tondo e ha solo
i colori di questi nove pastelli.

Questo è il mondo, più pieno
e più difficile da apprendere di quanto abbia detto.
Fai bene a pasticciare in quel modo
con il rosso e poi
l’arancio: il mondo brucia.

Quando avrai imparato queste parole
saprai che ci sono più
parole di quante tu possa imparare.
La parola mano galleggia sulla tua mano
come la nuvoletta sul lago.
La parola mano àncora
la tua mano a questo tavolo,
la tua mano è una pietra calda
che io reggo tra due parole.

Questa è la tua mano, queste sono le mie mani, questo è il mondo,
che è tondo ma non piatto e ha più colori
di quanti ne possiamo vedere.

Margaret Atwood

(Traduzione di Biancamaria Rizzardi Perutelli)

dalla rivista “Poesia”, Anno XVIII, Dicembre 2005, N. 200, Crocetti Editore 

∗∗∗

You Begin

You begin this way:
this is your hand,
this is your eye,
that is a fish, blue and flat
on the paper, almost
the shape of an eye.
This is your mouth, this is an O
or a moon, whichever
you like. This is yellow.

Outside the window
is the rain, green
because it is summer, and beyond that
the trees and then the world,
which is round and has only
the colors of these nine crayons.

This is the world, which is fuller
and more difficult to learn than I have said.
You are right to smudge it that way
with the red and then
the orange: the world burns.

Once you have learned these words
you will learn that there are more
words than you can ever learn.
The word hand floats above your hand
like a small cloud over a lake.
The word hand anchors
your hand to this table,
your hand is a warm stone
I hold between two words.

This is your hand, these are my hands, this is the world,
which is round but not flat and has more colors
than we can see.

It begins, it has an end,
this is what you will
come back to, this is your hand.

Margaret Atwood

da “Two-Headed Poems”, Oxford University Press, 1978

Moltissimo – Margaret Atwood

Foto di Julia Margaret Cameron

 

È una parola antica, che va sbiadendo.
Moltissimo volli.
Moltissimo pregai.
Io lo amai moltissimo.

Mi faccio strada camminando
con attenzione, per via delle ginocchia malandate
di cui mi frega assai meno
di quanto possiate immaginare
visto che esistono altre cose un pelino più importanti
(aspetta e vedrai).

Ho in mano un mezzo caffè
in una tazza di carta con
– me ne rammarico moltissimo –
un coperchio di plastica,
cerco di ricordare cos’erano quelle parole un tempo.

Moltissimo.
Com’era usata?
Moltissimo amati.
Moltissimo amati, siamo riuniti.
Moltissimo amati, siamo oggi qui riuniti
in questo album di foto dimenticate
che ho ritrovato di recente.

Sbiadite ormai,
color seppia, in bianco e nero, stampate a colori,
ognuno di noi così tanto più giovane.
Le Polaroid.
Cos’è una Polaroid? Chiede il neonato.
Neonato da un decennio.

Come spiegarlo?
Tu scatti e la foto esce dalla parte rialzata.
Alzata sopra cosa?
Con quello sguardo perplesso che vedo di continuo.
Così difficile da descrivere
i dettagli più minuti di come
– tutti questi moltissimo amati qui riuniti –
di come vivevamo un tempo.
Si incartava l’immondizia con la carta
del quotidiano legata con un filo.
Cos’è un quotidiano?
Voi capite cosa intendo.

Il filo però, di filo ne abbiamo ancora.
Lega le cose insieme.
Un filo di perle.
Ecco cosa ti dicono.
Come tenere traccia dei giorni?

Ognuno splendido, ognuno separato,
ognuno unico e finito.
Li ho tenuti sulla carta in un cassetto,
quei giorni, adesso svaniti.
Le perle possono essere usate per contare.
Come nei rosari.
Ma non mi piace avere pietre intorno al collo.

Lungo questa strada ci sono molti fiori,
sbiaditi adesso ché è agosto,
polverosi e diretti verso l’autunno.
Presto i crisantemi fioriranno,
i fiori dei morti, in Francia.
Non pensare che questo sia morboso.
Sono le cose come stanno.

Così difficile descrivere i dettagli più minuti dei fiori.
Ecco gli stami, niente a che fare con gli umani.
Ecco i pistilli, niente a che fare con le pistole.
Sono i dettagli più minuti a ostacolare i traduttori
e anche me, quando provo a descrivere.
Capite cosa intendo dire.
Tu puoi deviare. Tu puoi perderti.
Lo stesso accade alle parole.

Moltissimo amate, riunite qui insieme
in questo cassetto chiuso,
ormai sbiadite, mi mancate.
Mi manca chi è mancato, chi è partito troppo presto.
Mi mancano anche quelli che sono ancora qui.
Mi mancate tutti moltissimo.
Moltissimo rimpianto ho di voi.

Rimpianto: ecco un’altra parola
che non senti più tanto spesso.
Io rimpiango moltissimo.

Margaret Atwood

(Traduzione di Renata Morresi)

da “Moltissimo”, “Ponte alle Grazie”, 2021

∗∗∗

Dearly

It’s an old word, fading now.
Dearly did I wish.
Dearly did I long for.
I loved him dearly.

I make my way along the sidewalk
mindfully, because of my wrecked knees
about which I give less of a shit
than you may imagine
since there are other things, more important –
wait for it, you’ll see –

bearing half a coffee
in a paper cup with –
dearly do I regret it –
a plastic lid –
trying to remember what words once meant.

Dearly.
How was it used?
Dearly beloved.
Dearly beloved, we are gathered.
Dearly beloved, we are gathered here
in this forgotten photo album
I came across recently.

Fading now,
the sepias, the black and whites, the colour prints,
everyone so much younger.
The Polaroids.
What is a Polaroid? Asks the newborn.
Newborn a decade ago.

How to explain?
You took the picture and then it came out the top.
The top of what?
It’s that baffled look I see a lot.
So hard to describe
the smallest details of how –
all these dearly gathered together –
of how we used to live.
We wrapped up garbage
in newspaper tied with string.
What is newspaper?
You see what I mean.

String though, we still have string.
It ties things together.
A string of pearls.
That’s what they would say.
How to keep track of the days?

Each one shining, each one alone,
each one then gone.
I’ve kept some of them in a drawer on paper:
those days, fading now.
Beads can be used for counting.
As in rosaries.
But I don’t like stones around my neck.

Along this street there are many flowers,
fading now because it is August
and dusty, and heading into fall.
Soon the chrysanthemums will bloom,
flowers of the dead, in France.
Don’t think this is morbid.
It’s just reality.

So hard to describe the smallest details of flowers.
This is a stamen, nothing to do with men.
This is a pistil, nothing to do with guns.
It’s the smallest details that foil translators
and myself too, trying to describe.
See what I mean.
You can wander away. You can get lost.
Words can do that.

Dearly beloved, gathered here together,
in this closed drawer,
fading now, I miss you.
I miss the missing, those who left earlier.
I miss even those who are still here.
I miss you all dearly.
Dearly do I sorrow for you.

Sorrow: that’s another word
you don’t hear much any more.
I sorrow dearly.

Margaret Atwood

da “Dearly: New Poems”, Ecco Pr, 2010