Autotomia – Wisława Szymborska

Alla memoria di Halina Poświatowska

In caso di pericolo, l’oloturia si divide in due:
dà un sé in pasto al mondo,
e con l’altro fugge.
 
Si scinde d’un colpo in rovina e salvezza,
in ammenda e premio, in ciò che è stato e ciò che sarà.
 
Nel mezzo del suo corpo si apre un abisso
con due sponde subito estranee.
 
Su una la morte, sull’altra la vita.
Qui la disperazione, là la fiducia.
 
Se esiste una bilancia, ha piatti immobili.
Se c’è una giustizia, eccola.
 
Morire quanto necessario, senza eccedere.
Ricrescere quanto occorre da ciò che si è salvato.
 
Già, anche noi sappiamo dividerci in due.
Ma solo in corpo e sussurro interrotto.
In corpo e poesia.
 
Da un lato la gola, il riso dall’altro,
un riso leggero, di già soffocato.
 
Qui il cuore pesante, là non omnis moriar,
tre piccole parole, soltanto, tre piume d’un volo.
 
L’abisso non ci divide.
L’abisso circonda.

Wisława Szymborska

(Traduzione di Pietro Marchesani)

da “Ogni caso”, Libri Scheiwiller, 2009

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Autotomia

 

Pamięci Haliny Poświałowskiej

W niebezpieczeństwie strzykwa dzieli się na dwoje:
jedną siebie oddaje na pożarcie światu,
drugą sobą ucieka.

Rozpada się gwałtownie na zgubę i ratunek,
na grzywnę i nagrodę, na co było i będzie.

W połowie ciała strzykwy roztwiera się przepaść
o dwóch natychmiast obcych sobie brzegach.

Na jednym brzegu śmierć, na drugim życie.
Tu rozpacz, tam otucha.

Jeśli istnieje waga, szale się nie chwieją.
Jeśli jest sprawiedliwość, oto ona.

Umrzeć ile konieczne, nie przebrawszy miary.
Odrosnąć ile trzeba z ocalonej reszty.

Potrafimy się dzielić, och prawda, my także.
Ale tylko na ciało i urwany szept.
Na ciało i poezję.

Po jednej stronie gardło, śmiech po drugiej,
lekki, szybko milknący.

Tu ciężkie serce, tam non omnis moriar,
trzy tylko słówka jak trzy piórka wzlotu.

Przepaść nas nie przecina.
Przepaść nas otacza.

Wisława Szymborska

da “Wszelki wypadek”, Czytelnik, 1972

Diario – Vincenzo Cardarelli

Johan Van Der Keuken, Georgette, from series Achter Glas, 1956

 

È la vita che duole, il passato,
non te che amai bambina
e che ritrovo donna,
pure se quel che adesso
torno a provare è amore
e forse gelosia.
Ma non so s’io desideri
di rivederti o no. Tu non sei nulla
ormai per me, neppure un bel ricordo.
Nulla in te mi lusinga,
fuor che l’averti amata
e cenere sentirti
del mio passato.

Furente l’estate
aspetta il refrigerio
del temporale
ed io il pianto che sciolga
la mia angoscia in dolcezza.
Ma l’afa incombe ed il dolore preme:
di niun sollievo ho speranza.
E penso che sovente
agli affanni dell’uomo
la nemica stagione si congiunge.
E ch’io morirò
in uno di questi tempi.
D’un tratto sarò giunto
a un giorno, a un breve giorno,
che non potrò sorpassare.

Vincenzo Cardarelli

da “Vincenzo Cardarelli, Opere”, “I Meridiani” Mondadori, 1981

Sed non satiata – Charles Baudelaire

Dipinto di Charles Dwyer

 

XXVI.

Bizzarra divinità, bruna come le notti,
profumata di muschio misto all’avana,
opera di un qualche obi, Faust della savana,
strega dai fianchi d’ebano, figlia della notte buia,

preferisco all’oppio, alle notti, alla costanza
il liquore della tua bocca, in cui trionfa l’amore.
A te i miei desideri si volgono in carovana
e i tuoi occhi sono cisterne che dissetano i miei tormenti.

Da questi grandi occhi neri, spiragli della tua anima,
o demone impietoso, versami meno fiamme:
io non sono lo Stige che può stringerti nove volte,

e non posso, suvvia, megera libertina
per smorzare il tuo ardore e metterti alle strette
nell’inferno del tuo letto divenire Proserpina!

Charles Baudelaire

(Traduzione di Marcello Comitini)

da “Spleen e Ideale”, in “I fiori del male 1857-1861”, Edizioni Caffè Tergeste, Roma, 2017

I fiori del male 1857-1861, Edizioni Caffè Tergeste, Roma, 2017

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XXVI. Sed non satiata

Bizarre déité, brune comme les nuits,
Au parfum mélangé de musc et de havane,
Œuvre de quelque obi, le Faust de la savane,
Sorcière au flanc d’ébène, enfant des noirs minuits,

Je préfère au constance, à l’opium, au nuits,
L’élixir de ta bouche où l’amour se pavane;
Quand vers toi mes désirs partent en caravane,
Tes yeux sont la citerne où boivent mes ennuis.

Par ces deux grands yeux noirs, soupiraux de ton âme,
Ô démon sans pitié! verse-moi moins de flamme;
Je ne suis pas le Styx pour t’embrasser neuf fois,

Hélas! et je ne puis, Mégère libertine,
Pour briser ton courage et te mettre aux abois,
Dans l’enfer de ton lit devenir Proserpine!

Charles Baudelaire

da “Spleen et Idéal”, in “Les Fleurs du mal”, ‎Paris, Poulet-Malassis et de Broise, 1861

«Se volessi potrei essere un inizio di frase» – Giovanna Rosadini

Giovanna Rosadini, foto di Dino Ignani

qualcosa in noi respira
soltanto nel trasloco:
gioia per ogni terra cancellata.
Franca Mancinelli

 

Se volessi potrei essere un inizio di frase,
indizio che fa posare il tralcio ormai reciso
per cercare nel solco il germoglio nuovo
affacciato sulla zolla, sapienza implicita che trova
da sola orientamento, farsi strada dall’oscuro
fino all’alito di luce e all’aria che ravviva
l’impura dolcezza che si espone…
La forma che abitiamo ora non ha nome.

Giovanna Rosadini

da “Fioriture capovolte”, “Collezione di poesia” Einaudi, 2018

Se in una notte la tua ombra… – Marcello Comitini

Foto di René Groebli

 

Se in una notte la tua ombra mi tornasse accanto
come l’ala bianca di un gabbiano
che porta in sé il mistero di spiagge sconosciute
tu saresti vivo
con gli occhi accesi dalla voglia di scrutare
oltre i segni visibili dell’anima.
Mi guarderesti con la stessa aria torbida di sfida
scenderesti sul mio cuore con gli artigli di un rapace,
sino a ferirmi con la lama gelida
delle tue parole che anno dopo anno
hanno devastato la mia storia.
Ti chiederei se per te la vita è ancora
quel cunicolo cieco
dove chiudere gli occhi ed ascoltare i gridi
che giungono dall’abisso insondabile dei ricordi;
se nascondi ancora dietro le tue risate
chiuse nel gorgogliare della gola
una vita di fatica e di dolore
come un’immensa piaga
da cui sgorgavano la rabbia e la paura
d’essere preclusa a ogni via di fuga.
Si è spezzato quel filo
che guidava la tua vita
negli oscuri labirinti della nostra storia.
Ora torneresti a torturare le mie notti
con le immagini illusorie del tuo amore inesistente.

Anche solo a ricordarti…

Riaverti accanto sarebbe peggio del morire.

Marcello Comitini

da “Donne sole”, Edizioni Caffè Tergeste, 2020

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IL MIO LIBRO – Donne sole, Edizioni Caffè Tergeste, 2020