D’estate – Pierluigi Cappello

 

Ancora qui, ancora come
ancora sempre
come dove si sta;
quando comincia
il verde comincia
dove finiscono i cordoli
un breve vento trascorre
le fresche siepi in ombra
la forma del loro sostare
lo sguardo che le allontana;
fumo la sigaretta del mattino
per ricordarti aurora:
c’è un biondo di capelli che splende
come una nascita, e vola;
un seno che fa nuvola
nella camicetta bianca
tu che salutando vieni incontro
alla domenica dei miei occhi
la piana felicità di chi le cose
le vede nel persistere di cose.
È ricordarti
che pian piano ti allontana.

Pierluigi Cappello

da “Assetto di volo. Poesie 1992-2005”, Crocetti Editore, 2006

Un’altra estate – Ghiannis Ritsos

Painting by Dimitrious Pantelis

 

Questi bei giorni di sole sottraggono ogni argomento alla tristezza.
Baluginano le case calcinate sparse sulla collina verde.
Ecco, anche un cavallo rosso nella piana. Torna qualcosa
di scordato dalle vecchie estati. Ma erano veri
quella ragazza nel campo di granturco e quel ragazzo
nell’oro del meriggio che faceva segno al battello di passaggio
con l’asciugamani da bagno. Eri vero
anche tu che credevi alla musica e che non avevi niente di tuo
se non quello che donavi, e forse quello che donerai ancora.

Ghiannis Ritsos

Karlòvasi, 25.VII.87

(Traduzione di Nicola Crocetti)

da “I negativi del silenzio”, 1987, in “Molto tardi nella notte”, Crocetti Editore, 2020

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Ἄλλο ἕνα ϰαλοϰαίρι

Αὐτές οἱ μεγάλες λιαϰάδες ἀφαιροῦν ϰάθε ἐπιχείρημα ἀπ’ τή θλίῴη.
Φεγγοβολοῦν τ’ ἀσβεστωμένα σπίτια σϰόρπια στόν πράσινο λόφο.
Νά, ϰι ἕνα ϰόϰϰινο ἄλογο στόν ϰάμπο. Κάτι λησμονημένο
ξαναγυρνάει ἀπό παλιά ϰαλοϰαίρια. Κι ἧταν ἀλήθεια
ἐϰεῖνο τό ϰορίτσι μές στίς ϰαλαμποϰιές ϰι ἐϰεῖνο τό ἀγόρι
μές στό χρυσάφι τοῦ μεσημεριοῦ γνέφοντας στό πλοιάριο πού περνοῦσε
μέ μιά ϰόϰϰινη πετσέτα τοῦ μπάνιου. Ἦταν ἀλήθεια
ϰι ἐσύ πού πίστευες στή μουσιϰή ϰαί πού δέν εἶχες τίποτα διϰό σου
παρά μονάχα ἐϰεῖνο πού ἔδινες ϰι ἴσως αὐτό πού θά δώσεις ἀϰόμη.

Γιάννης Ρίτσος

Καρλόβασι, 25.VII.87

da “Τά άρνητιϰα τñς σιωπñς”, 1987, in “Ἀργά, πολύ ἀργά μέσα στή νύχτα”, Κέδρος, 1991

Estate – Kikí Dimulà

Kikí Dimulà

 

Quest’estate
è entrata come il disegno di bambinetto,
che per la prima volta mette in scena
paesaggi e stagioni
e non sa
che posizione, che distanza,
soprattutto che risalto dare
ai colori e alle cose.
E per imaginifica ignoranza
ha messo tutto quanto in primo piano,
in una confusione epica,
in un’improvvisa abbondanza, come se
un paesaggio vagabondo
fosse venuto ridendo a vuotarsi senz’ordine alcuno
dentro un altro paesaggio.

Lune sonnambule sul margine dei sogni,
lentischi malati del loro stesso odore,
piante di granoturco impettite e turgide
quasi ignare o quasi eroiche,
uliveti in preghiera
per tutta la lunghezza e la paura dello sguardo

– Dio mio, libera nos da lui –,
candide chiesette volanti,
con dietro crepuscoli lenti
come sacerdoti stanchi di suonare vespri,
mare adulatore
attorno all’ostinata asimmetria delle montagne
e mezzogiorni ritti
che si mettono sull’attenti davanti al sole.
E in alto
nuvole di calore innamorato.

Quest’estate
non se l’aspettava nessuno;
è arrivata come qualcuno che credevamo morto.
E ha portato anche un imbarazzo,
una tensione dimenticata
e un’insonnia
per cose che pensavamo anch’esse
morte.
(Faceva cosí caldo negli occhi,
c’erano certi bar svaporati,
certi canti infiammabili notturni,
certe mani ubriache che ballavano
e dicevano una cosa per un’altra ad altre mani.
In alto
scrivevano notti poetesse).

Quest’estate,
come un disegno di bambinetto,
completato da qualcuno
con cose che credeva morte
come poesia poggiata su poesia.

Adesso
quest’estate
sangue rappreso sopra i giorni.
L’abbiamo trovata morta
in qualche monologo carico di munizioni.

Kikí Dimulà

(Traduzione di Filippomaria Pontani)

(da Il poco del mondo, 1971)

da “Antologia della poesia greca contemporanea”, Crocetti Editore, 2004

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Καλοϰαίρι

Τό ϰαλοϰαίρι αυτό
μπῆϰε σάν ζωγραφιά μιϰροῦ παξδιθῦ,
πού πρώτη του φορά σϰηνοθετεῖ
τοπία ϰι ἐποχές
ϰαί δέν γνωρίζει
ποιά θέση, ποιάν ἀπόσταση,
ποιάν ἔμφαση ϰυρίως νά δώσει
στά χρώματα ϰαί τά στοιχεῖα.
Καί ἀπό ἄγνοια εὐφάνταστη
τά’ χει ὅλα παρατάξει πρώτο πλάνο,
μέ ἐπιϰή ἀταξία,
μέ μιάν ἀφθονία ξαφνιϰή, σάν
ϰάποιο περιπλανώμενο τοπίο
νά’ ρθε γελῶντας ϰαί ν’ ἀδειάστηϰε ἀϰατάστατα
μέσα σ’ ἄλλο τοπίο.

Φεγγάρια ὑπνοβατιϰά στό χεῖλος τῶν ὀνείρων,
ἀπ’ τή διϰή τους μυρωδιά ἄρρωστοι σϰίνα,
ϰαλαμποϰιές στητές ϰαί τεταμένες
ὡσάν ἀνίδεες ἢ σάν ἡρωιϰές,
ἐλαιῶνες προσευχόμενοι
σ’ ὅλο τό μάϰρος ϰαί τό φόβο τῆς ματιᾶς
– Θεέ μου, παρελθέτω ϰι ἀπό μᾶς –,
ἄσπρα πετούμενα ξωϰλήσια,
σούρουπα βραδυϰίνητα ξοπίσω τους
σάν ἱερεῖς πού απαύδησαν νά ϰρούουν ἑσπερινούς,
θάλασσα ϰαλοπιαστιϰή
γύρω στό πεῖσμα τῶν βουνῶν τό ἀσύμμετρο
ϰι ὄρθια μεσημέρια
πού στέϰουν προσοχή στόν ἥλιο.
Κι ἀπάνω
σύννεφα ἀπό ἐρωτωμένη ζέστη.

Τό ϰαλοϰαίρι αὐτό
δέν τό περίμενε ϰανείς·
ἧρθε σάν ϰάποιος που τόν εἷχαμε νεϰό.
Κι ἔφερε μιάν ἀμηχανία πάλι,
μιά ξεχασμένη ἔνταση
ϰαί μιάν ἀυπνία
γιά τεράγματα πού τά’ χαμε ϰι αὐτά
νεϰρά.
(Ἔϰανε τόση ζέστη μές στά μάτια,
ἤτανε ϰάτιε ἐξατμισμένα ϰαφενεῖα,
ϰάτι ξενύχτιϰα εὔφλεϰτα τραγούδια,
ϰάτι πιωμένα χέρια πού χορεύανε
ϰι ἔλεγαν ἄλλ’ ἀντ’ ἄλλων σ’ ἄλλα χέρια.
Ψηλά
παήτριες νύϰτες ἔγραψαν).

Τό ϰαλοϰαίρι αὐτό,
σάν ζωγραφιά μιϰροῦ παιδιοῦ,
συμπληρωμένη ἀπό ϰάποιον
μέ πράγματα πού τός’ χε γιά νεϰρά,
ποίημα πάνω σέ ποίημα σάν ν’ ἀϰούμπησε.

Τώρα
τό ϰαλοϰαίρι αὐτό
αἷμα ξερό πάνω στίς μέρες.
Τό βρήϰαμε νεϰρό
μέσα σέ ϰάποιον ἔνσφαιρο μονόλογο.

Κική Δημουλά

da “Το λίγο τοῦ ϰόσμου”, 1971

«Fingo di aspettarti» – Patrizia Cavalli

Luigi H. Perfetti, Perimene, 2023

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Fingo di aspettarti per ingrandire i minuti.
E fai bene a non venire.

Patrizia Cavalli

da “Il cielo”, in “Patrizia Cavalli, Poesie (1974-1992)”, Einaudi, Torino, 1992

Lettera da un lettore – Adam Zagajewski

Foto di Josef Sudek

 

Troppo sulla morte
sulle ombre.
Scrivi su un giorno qualsiasi
sul desiderio di ordine.

La campanella della scuola
può essere un modello
di moderazione,
anche l’erudizione.

Troppa morte
troppa
cupa illuminazione.

Guarda, popoli accalcati
in stadi stretti
cantano inni di odio.

Troppa musica
troppa poca armonia, pace,
saggezza.

Scrivi sui momenti in cui i ponti dell’amicizia
sembrano più resistenti
della disperazione.

Scrivi sull’amore,
sulle serate lunghe,
sul mattino,
sugli alberi,
sull’infinita pazienza
della luce.

Adam Zagajewski

(Traduzione di Paola Malavasi)

dalla rivista “Poesia”, Anno XVII, Maggio 2004, N. 183, Crocetti Editore

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List od czytelnika

Za dużo o śmierci,
o cieniach.
Napisz o życiu,
o zwykłym dniu,
o pragnieniu ładu.

Dzwonek szkolny
może być wzorem
umiarkowania,
nawet erudycji.

Za dużo śmierci,
zbyt wiele
czarnego olśnienia.

Zobacz, narody stłoczone
na ciasnych stadionach
śpiewają hymny nienawiści.

Za dużo muzyki
za mało zgody, spokoju,
rozumu.

Napisz o chwilach, kiedy kładki przyjaźni
zdają się trwalsze
niż rozpacz.

Napisz o miłości,
o długich wieczorach,
o poranku,
o drzewach,
o nieskończonej cierpliwości
światła.

Adam Zagajewski

da “Późne święta Państwowy”, Instytut Wydawniczy, 1998