Grigio – Costantino Kavafis

Bjorn Andresen

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Rimirando un opale a metà grigio,
mi risovvengo d’occhi belli e grigi
ch’io vidi (forse vent’anni fa)…

. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

Per un mese ci amammo.
Poi sparí, credo a Smirne,
a lavorare. E poi non ci vedemmo piú.

Si saranno guastati gli occhi grigi
− se vive − e il suo bel viso.

Serbali tu com’erano, memoria.
E piú che puoi, memoria, di quell’amore mio
recami ancora, piú che puoi, stasera.

Costantino Kavafis

(Traduzione di Filippo Maria Pontani)

1917

da “Costantino Kavafis, Poesie”, “Lo Specchio” Mondadori, 1961

∗∗∗

Γϰρίζα

Κυττάζοντας ἕνα ὀπάλλιο μισό γϰρίζο
θυμήθηϰα δυό ὡραῖα γϰρίζα μάτια
πού εἶδα· θά ναι εἴϰοσι χρόνια πρίν…
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

Γιά ἕναν μῆνα ἀγαπηθήϰαμε.
Ἔπειτα ἔφυγε, θαρρῶ στήν Σμύρνη,
γιά νά ἐργασθεῖ ἐϰεῖ, ϰαί πιά δέν ἰδωθήϰαμε.
Θ’ ἀσχήμισαν — ἂν ζεῖ — τά γϰρίζα μάτια·
θά χάλασε τ’ ὡραῖο πρόσωπο.
Μνήμη μου, φύλαξέ τα σύ ὡς ἦσαν.
Καί, μνήμη, ὅ,τι μπορεῖς ἀπό τόν ἔρωτά μου αὐτόν,
ὅ,τι μπορεῖς φέρε με πίσω ἀπόψι.

Κωνσταντίνος Καβάφης

[1917]

da “Τα ποιήματα [Le poesie]”, 2 voll., Ikaros, Atene 1963, edizione critica a cura di I. P. Savvidis.

Gitani – Roberto Bolaño

Roberto Bolaño

 

Insopportabilmente liberi, dice la voce.
Dietro il paesaggio recintato, sulla curva,
Accanto ai cespugli, proprio in quel buco
Ho fatto il sogno dei cadaveri. Una cosa
Molto semplice. Un mucchio di carcasse
Al tramonto. Ma poi uno di loro
Ha detto: non aver paura, sono il libro dei
Gitani, ti rivelerò due cose
Prima di tirare dritto.
Te le riassumo: la libertà e la povertà
Erano una bandiera. La bandiera di coloro
Che sono caduti sulla curva.

Roberto Bolaño

(Traduzione di Ilide Carmignani)

da “L’Università Sconosciuta”, SUR, 2020

∗∗∗

Gitanos 

Insoportablemente libres, dice la voz.
Detrás del paisaje cercado, en la curva,
Junto a los matorrales, justo en ese hueco
Tuve el sueño de los cadáveres. Algo
Muy sencillo. Un montón de fiambres
En el atardecer. Pero entonces uno de ellos
Dijo: no te asustes, soy el libro de
Los gitanos, voy a revelarte dos cosas
Antes de seguir por la línea.
Te lo resumo: la libertad y la pobreza
Eran una bandera. La bandera de quienes
Cayeron en la curva.

Roberto Bolaño

da “La Universidad Desconocida”, Editorial Anagrama, 2007

Sonno estivo – Pierluigi Cappello

Foto di Maria Cecilia Camozzi

 

Seduti, le gambe allungate nel silenzio,
uno a uno ci siamo portati i nostri giorni
solitudine con solitudine, impazienza e attesa;
e adesso che le tue spalle sono vicine alle mie
che il mio calore è il tuo,
quanto so dimenticare è nell’indugio
delle dita avventurate sulla tua pelle bionda,
sui tuoi capelli scuri,
nella paura che avvicina il nostro corso di scampati
senza rumore e senza appello, come quando
il verde di marzo spinge dai rami
e si fa abbracciare dal mondo,
come quando l’aria vive nello screzio
degli alberi carichi di luce
e c’è penombra nella stanza,
e la pace del prato è nei tuoi occhi,
ci perdona, si stringe intorno a noi.

Pierluigi Cappello

da “Mandate a dire all’imperatore”, Crocetti Editore, 2010

Cose nascoste – Costantino Kavafis

Konstantinos Kavafis, 1900

 

Dalle cose che feci o dissi
non cerchino d’indovinare chi fui.
C’era un impedimento a trasformare
il mio modo di vivere e di agire.
C’era un impedimento, e mi fermava
molte volte che stavo per parlare.
Dalle mie azioni meno appariscenti
e dai miei scritti più velati –
da questo solo mi conosceranno.
Anche se forse non varrà la pena
che faccian tanti sforzi per capirmi.
Più avanti – in una società perfetta –
apparirà di certo qualcun altro
che mi somigli e agisca da uomo libero.

Costantino Kavafis

(Traduzione di Nicola Crocetti)

da “Costantino Kavafis, Poesie scelte”, Crocetti Editore, 2020

∗∗∗

Segreti

Da quanto ho fatto e da quanto ho detto
non cerchino di capire chi ero.
Erano un ostacolo e modificavano
il mio modo di agire e di vivere.
Erano un ostacolo che spesso mi bloccava
quando stavo per parlare.
Dalle mie azioni meno evidenti
e dai miei scritti più segreti –
da questi soltanto riusciranno a capirmi.
Ma forse tanti sforzi e tante cure
per conoscermi non valgono la pena.
In futuro – in una società migliore –
qualcun altro fatto come me
certo ci sarà e agirà liberamente.

Konstandinos P. Kavafis

(Traduzione di Paola Maria Minucci)

da “Konstandinos P. Kavafis, Tutte le poesie” a cura di Paola Maria Minucci, Donzelli Editore, 2019

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Κρυμμένα

Ἀπ’ ὅσα ἔϰαμα ϰι ἀπ’ ὅσα εἶπα
νά μή ζητήσουνε νά βροῦν ποιός ἤμουν.
Ἐμπόδιο στέϰονταν ϰαί μεταμόρφωνε
τές πράξεις ϰαί τόν τρόπο τῆς ζωῆς μου.
Ἐμπόδιο στέϰονταν ϰαί σταματοῦσε με
πολλές φορές πού πήγαινα νά πῶ.
Οἱ πιό ἀπαρατήρητές μου πράξεις
ϰαί τά γραψίματά μου τά πιό σϰεπασμένα —
ἀπό ἐϰεῖ μονάχα θά μέ νιώσουν.
Ἀλλά ἴσως δέν ἀξίζει νά ϰαταβληθεῖ
τόση φροντίς ϰαί τόσος ϰόπος νά μέ μάθουν.
Κατόπι — στήν τελειοτέρα ϰοινωνία —
ϰανένας ἄλλος ϰαμωμένος σάν ἐμένα
βέβαια θά φανεῖ ϰ’ ἐλεύθερα θά ϰάμει.

Κωνσταντίνος Καβάφης

[1908]

da “Κρυμμένα ποιήματα 1877?-1923”, [Poesie segrete 1877?-1923], a cura di I. P. Savvidis, Ikaros, Atene, 1993

Fauna e flora del fiume – Julio Cortázar

 

Questo fiume nasce dal cielo e si dispone a durare,
tira le lenzuola fino al collo, e dorme
davanti a noi che andiamo e veniamo.
Il Río de la Plata è questo che di giorno
ci inzuppa di vento e gelatina, ed è
la rinuncia del levante, perché il mondo
finisce con i lampioni del lungomare.

Non discutere oltre, leggi queste cose
possibilmente al bar, cielo di monete,
rifugiato dal fuori, dall’altro giorno feriale,
circondato dai sogni, dalla bava del fiume.
Non rimane quasi nulla; sì, l’amore che si vergogna
ed entra nelle buche delle lettere per piangere, o che va

solo da un angolo all’altro (ma lo vedono lo stesso),
conservando i suoi oggetti dolci, le sue foto e catenelle
e fazzolettini,
conservandoli nella regione della vergogna,
la zona della tasca in cui una piccola notte mormora
fra peluzzi e monete.

Per alcuni è tutto uguale, ma io
non amo il Racing, non mi piace
l’aspirina, risento
del giro dei giorni, mi disfo in attese,
a volte impreco, e mi dicono
che ti succede amico mio,
è il vento del nord, cazzo.

Julio Cortázar

(Traduzione di Eleonora Mogavero)

da “Il giro del giorno in ottanta mondi”, Alet, 2006

∗∗∗

Fauna y flora del río

Este río sale del cielo y se acomoda para durar,
estira las sábanas hasta el pescuezo y duerme
delante de nosotros que vamos y venimos.
El río de la plata es esto que de día
nos empapa de viento gelatina, y es
la renuncia al levante, porque el mundo
acaba con los farolitos de la costanera.
 
Más acá no discutas, lee estas cosas
preferentemente en el café, cielito de barajas,
refugiado del fuera, del otro día hábil,
rondado por los sueños, por la baba del río.
Casi no queda nada; sí, el amor vergonzoso
entrando en los buzones para llorar, o andando
solo por las esquinas (pero lo ven igual),
guardando sus objetos dulces, sus fotos y leontinas
y pañuelitos
guardándolos en la región de la vergüenza,
la zona de bolsillo donde una pequeña noche murmura
entre pelusas y monedas. 
 
Para algunos todo es igual, mas yo
no quiero a Racing, no me gusta
la aspirina, resiento
la vuelta de los días, me deshago en esperas,
puteo algunas veces, y me dicen
qué le pasa, amigo,
viento norte, carajo.

Julio Cortázar

da “La vuelta al día en ochenta mundos”, Siglo Veintiuno, 2005