Avere due lunghe ali
d’ombra
e piegarle su questo tuo male;
essere ombra, pace
serale
intorno al tuo spento
sorriso.
Antonia Pozzi
maggio 1934
da “La vita sognata”, in “Antonia Pozzi, Poesia che mi guardi”, Luca Sossella Editore, 2010

Foto di Cristina Robles
Se l’amore ti ha dimenticato
tu rammentalo di nuovo
quando il tuo sguardo sfiora la natura
i pendii, le onde
gli alberi caducifogli
che non dubitano mai delle stagioni
gli animali che escono
dal ventre della madre
sanno già come vivere
come difendersi dai nemici
designati dalla natura.
Bada solo che il ricordo che rivive
non cada sul mucchio
delle aspettative tradite
dei sogni non realizzati.
Katerina Anghelaki-Rooke
(Traduzione di Nicola Crocetti)
dalla rivista “Poesia”, Anno XXXIII, Marzo 2020, N.357
∗∗∗
Υπενθυμίσεις του έρωτα
Αν σ’ έχει ξεχάσει ο έρωτας
εσύ θα τον ξαναθυμηθείς
μόλις η ματιά σου αγγίξει τη φύση
τις πλαγιές, τα κύματα
τα φυλλοβόλα δέντρα
που δεν αμφισβητούν ποτέ τις εποχές
τα ζώα που βγαίνοντας
απ’ την κοιλιά της μάνας τους
ξέρουν κιόλας πώς να ζήσουν
πώς ν’ αντισταθούν στους εχθρούς
που τους έχει ορίσει η φύση.
Πρόσεξε μόνο μην η ζωντανεμένη ανάμνηση
πέσει πάνω στο σωρό
απ’ τις προδομένες προσδοκίες σου
τ’ αναπάντητα όνειρά σου.
Κατερίνα Αγγελάκη -Pouk
da “Η ανορεξία της ύπαρξης”, Ιανουάριος, 2011

Foto di Jerry N. Uelsmann
L’uomo solo si leva che il mare è ancor buio
e le stelle vacillano. Un tepore di fiato
sale su dalla riva, dov’è il letto del mare,
e addolcisce il respiro. Quest’è l’ora in cui nulla
può accadere. Perfino la pipa tra i denti
pende spenta. Notturno è il sommesso sciacquío.
L’uomo solo ha già acceso un gran fuoco di rami
e lo guarda arrossare il terreno. Anche il mare
tra non molto sarà come il fuoco, avvampante.
Non c’è cosa piú amara che l’alba di un giorno
in cui nulla accadrà. Non c’è cosa piú amara
che l’inutilità. Pende stanca nel cielo
una stella verdognola, sorpresa dall’alba.
Vede il mare ancor buio e la macchia di fuoco
a cui l’uomo, per fare qualcosa, si scalda;
vede, e cade dal sonno tra le fosche montagne
dov’è un letto di neve. La lentezza dell’ora
è spietata, per chi non aspetta piú nulla.
Val la pena che il sole si levi dal mare
e la lunga giornata cominci? Domani
tornerà l’alba tiepida con la diafana luce
e sarà come ieri e mai nulla accadrà.
L’uomo solo vorrebbe soltanto dormire.
Quando l’ultima stella si spegne nel cielo,
l’uomo adagio prepara la pipa e l’accende.
Cesare Pavese
da “Lavorare stanca”, Einaudi, Torino, 1998

Romy Schneider
Le ragazze al crepuscolo scendono in acqua,
quando il mare svanisce, disteso. Nel bosco
ogni foglia trasale, mentre emergono caute
sulla sabbia e si siedono a riva. La schiuma
fa i suoi giochi inquieti, lungo l’acqua remota.
Le ragazze han paura delle alghe sepolte
sotto le onde, che afferrano le gambe e le spalle:
quant’è nudo, del corpo. Rimontano rapide a riva
e si chiamano a nome, guardandosi intorno.
Anche le ombre sul fondo del mare, nel buio,
sono enormi e si vedono muovere incerte,
come attratte dai corpi che passano. Il bosco
è un rifugio tranquillo, nel sole calante,
piú che il greto, ma piace alle scure ragazze
star sedute all’aperto, nel lenzuolo raccolto.
Stanno tutte accosciate, serrando il lenzuolo
alle gambe, e contemplano il mare disteso
come un prato al crepuscolo. Oserebbe qualcuna
ora stendersi nuda in un prato? Dal mare
balzerebbero le alghe, che sfiorano i piedi,
a ghermire e ravvolgere il corpo tremante.
Ci son occhi nel mare, che traspaiono a volte.
Quell’ignota straniera, che nuotava di notte
sola e nuda, nel buio quando muta la luna,
è scomparsa una notte e non torna mai piú.
Era grande e doveva esser bianca abbagliante
perché gli occhi, dal fondo del mare, giungessero a lei.
Cesare Pavese
[15 agosto 1935]
da “Lavorare stanca”, Einaudi, Torino, 1998

Imogen Cunningham, The Unmade Bed, 1958, MoMa
Qualcuno cancella le impronte
dei tuoi passi leggeri nella notte,
ma al mio risveglio mi accorgo
che sei tornata nel vuoto che hai lasciato
– come un cane torna al suo riparo,
come l’assassino sul luogo del delitto –
perché il letto è disfatto
sulla sponda sinistra dei miei sogni.
Alfonso Brezmes
(Traduzione di Mirta Amanda Barbonetti)
da “La notte tatuata”, in “Quando non ci sono”, Einaudi, Torino, 2021
***
La pista
Alguien va borrando las huellas
de tus pasos suaves en la noche,
pero al despertarme descubro
que has vuelto al hueco que dejaste
– come un perro a su morada,
como el criminal al lugar del crimen –
porque están las sábanas deshechas
a la orilla izquierda de mis sueños.
Alfonso Brezmes
da “La noche tatuada”, Editorial Renacimiento, 2013