Notturno – Cesare Pavese

Albert Edelfelt, Under the Birches, 1881 (dettaglio)

 

La collina è notturna, nel cielo chiaro.
Vi s’inquadra il tuo capo, che muove appena
e accompagna quel cielo. Sei come una nube
intravista fra i rami. Ti ride negli occhi
la stranezza di un cielo che non è il tuo.

La collina di terra e di foglie chiude
con la massa nera il tuo vivo guardare,
la tua bocca ha la piega di un dolce incavo
tra le coste lontane. Sembri giocare
alla grande collina e al chiarore del cielo:
per piacermi ripeti lo sfondo antico
e lo rendi piú puro.

                                     Ma vivi altrove.
Il tuo tenero sangue si è fatto altrove.
Le parole che dici non hanno riscontro
con la scabra tristezza di questo cielo.
Tu non sei che una nube dolcissima, bianca
impigliata una notte fra i rami antichi.

Cesare Pavese

[19 ottobre 1940]

da “Le poesie aggiunte”, in “Lavorare stanca”, Einaudi, Torino, 1998

«Salgono, le farfalle del pianeta» – Inger Christensen

Foto di Rimel Neffati

I

Salgono, le farfalle del pianeta,
come pigmento dal calor del suolo,
cinabro, ocra, oro e giallo creta,
di chimici elementi emerso stuolo.

È questo batter d’ali un’adunata
di particelle di luce in un miraggio?
È dell’infanzia l’estate già sognata
rifratta come in differito raggio?

No, è l’angelo di luce che dipinge
se stesso come apollo e limenite,
come papilio, macaone e sfinge.

Le vedo con la mente mia malsana,
tal piume da piumino d’afa uscite
a Brajčino nell’aria meridiana.

Inger Christensen

(Traduzione di Bruno Berni)

da “La valle delle farfalle”, Donzelli Editore, 2015

∗∗∗

I

De stiger op, planetens sommerfugle
som farvestov fra jordens varme krop,
zinnober, okker, guld og fosforgule,
en svxrm af kemisk grundstof loftet op.

Er dette vingeflimmer kun en stime
af lyspartikler i et indbildt syn?
Er det min barndoms drömte sommertime
splintret som i tidsforskudte lyn?

Nej, det er lysets engel, som kan male
sig selv som sort Apollo mnemosyne,
som ildfugl, poppelfugl og svalehale.

Jeg ser dem med min slorede förnuft
som lette fjer i varmedisens dyne
i Brajčinodalens middagshede luft.

Inger Christensen

daSommerfugledalen. Et requiem”, Brøndum, Copenaghen, 1991

Il brillío – Daniele Piccini

Foto di Jonas Hafner

 

Amore, vorrei averti amato
non ora, ma in quel tempo
quando solo, per l’unica volta,
si ama. La bellezza
allora è impervia, e insieme liscia
indifesa, terribile, soltanto
chi ne è parte non vede
la dura divinità di quel dono.
Senza riparo o rete
avrei voluto amarti
perdendo la nozione che separa
la tua impazienza dal campo di grano,
il mattino dall’anno, dalla vita.
Inseguo la tua immagine
una delle lune di allora, un fuoco
un principio imperioso,
cosa solo del buio, del mistero
di anni senza conto scorsi via.

Daniele Piccini

da “Terra dei voti”, Crocetti Editore, 2003

Invece di parole – Yehuda Amichai

Zinaida Serebriakova, At the Dressing-Table, 1909

 

Il mio amore ha una veste bianca e lunghissima
di sonno, d’insonnia e di nozze,
va a sedersi la sera a un tavolino
sopra cui posa un pettine, due fiale,
una spazzola, invece di parole.
Dagli abissi della chioma pesca
molte forcine e poi le mette in bocca, invece di parole.

La scompiglio, lei si pettina,
nuovamente scompiglio. Poi che resta?
Lei si addormenta invece di parole,
e il suo sonno ormai mi conosce,
scodinzola con la sua coda di sogni lanosi,
il suo ventre s’è impregnato facilmente
di tutte le funeste profezie
della fine dei tempi.

Io la sveglio: siamo gli umili
strumenti di un difficile amore.

Yehuda Amichai

(Traduzione di Ariel Rathaus)

da “E non per ricordare” (1971), in “Yehuda Amichai, Poesie”, Crocetti Editore, 1993

«Splendido tronco» – Clara Janés

 

                                                      Jiří Orten

Splendido tronco,
tagliato all’alba,
tra ascia e vento,
la tua voce prosegue
nel fischio del tordo
e viaggiano ancora le nubi
sulle fortezze
come garze d’oro,
drappi a tutela
della dura neve
del cuore umano.
Abbracciamoci
nell’invisibile,
stringiamo i lacci
immarcescibili del poema,
che dal nulla distinti siamo
anche se il nulla
somiglia alla nostra calma:
amore che permane
sono il tuo canto e il mio,
e so che non sei vivo
né sono viva.

Clara Janés

(Traduzione di Annelisa Addolorato)

da “Arcangelo d’ombra”, Crocetti Editore, 2005

∗∗∗

«Hermoso tronco»

Jiří Orten

Hermoso tronco,
talado en el albor,
entre astil y viento
tu voz prosigue
en el silbido del zorzal
y viajan las nubes todavía
sobre las alambradas
como gasas de oro,
cuidosos paños
para la nieve dura
del corazón humano.
Abracémonos
en lo invisible,
estrechemos los lazos
inmarcesibles del poema,
que a nada ajenos somos
aunque la nada
semeje nuestra calma:
amor que permanece
son tu canto y el mío,
y sé que no estás vivo
ni estoy viva.

Clara Janés

da “Arcángel de sombra”, Visor, Madrid, 1999